medio oriente

Israele, Gantz annuncia sfiducia a Netanyahu: possibile ritorno al voto a marzo

Se la sfiducia passerà i tre gradi di lettura in Parlamento, Israele tornerà alle urne a marzo

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Il primo ministro di Israele Benjamin Netanyahu e il ministro della Difesa Benny Gantz - Afp / Ariel Schalit

Se la sfiducia passerà i tre gradi di lettura in Parlamento, Israele tornerà alle urne a marzo


3' di lettura

Blu Bianco si sgancia dal governo di coalizione con Benyamin Netanyahu. A sette mesi dalla nascita del contrastato esecutivo di coalizione con l'ex avversario di ben 3 elezioni, il leader centrista Benny Gantz ha sciolto i dubbi annunciando che domani il partito voterà la sfiducia presentata dall'opposizione di Yair Lapid alla Knesset.

Possibile ritorno alle urne a marzo

Se questa passerà i tre gradi di lettura in Parlamento, Israele tornerà a marzo alle urne: le quarte in poco più di due anni. Gantz - motivando la sua scelta - ha accusato Netanyahu di «non rispettare gli impegni» denunciando che il premier è immerso «in un tentativo di sopravvivenza per sfuggire al suo processo» per corruzione, frode e abuso di potere in tre distinte inchieste giudiziarie.

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«Ho deciso - ha aggiunto - che Netanyahu non guidi questo governo». L'ex capo di stato maggiore prestato alla politica non ha tuttavia chiuso tutte le porte: l'unica possibilità per evitare che il governo cada e che si torni al voto è quella di «far passare la finanziaria entro i tempi stabiliti». Una mossa che però Netanyahu ha finora accuratamente evitato pur nella consapevolezza che se il bilancio statale non sarà approvato entro il 23 dicembre, la Knesset sarà automaticamente sciolta e il paese andrà alle urne.

L’appello di Netanyahu a Gantz

Il tempo per una mediazione in un governo che finora si è diviso quasi su tutto, in teoria ci sarebbe, visto che la mozione (appoggiata anche da parte della destra di Naftali Bennett) deve ottenere la maggioranza alla Knesset passando ben tre letture. Il passo di Gantz - secondo analisti - complica però di molto la situazione. Il premier ha rivolto un appello estremo a Gantz perchè recedesse dall'intenzione. «Noi - ha detto - voteremo domani contro la mozione. In nome dell'unità chiedo a Gantz di fare lo stesso. Non abbiamo bisogno di elezioni adesso. Abbiamo compiti da portare a termine. Bisogna farlo tutti insieme ed è difficile farlo durante le elezioni».

Divisi su tutto

Appello però caduto nel vuoto. In realtà in dissidio tra il Likud del premier e Blu Bianco è nato il giorno stesso del varo del governo di unità nazionale: quell'unione è sembrata subito contro natura per due leader che avevano predicato in 3 campagne elettorali di essere alternativi l'uno all'altro. Gantz in conferenza stampa ha difeso la sua scelta di sette mesi fa di aderire all'esecutivo di coalizione con Netanyahu nonostante avesse ottenuto dal voto più seggi alla Knesset. Una decisione che all'epoca provocò la scissione con il suo maggior alleato Yair Lapid, da allora capo dell'opposizione.

«Ho fatto quella scelta - ha ammesso Gantz - con cuore pesante. Lo imponeva l'emergenza covid, ma non ho mai avuto illusioni su Netanyahu». Così come è sembrato a molti, a cominciare da Blu Bianco, che Netanyahu non avrebbe mai rispettato l'impegno di cedere - come prevedeva l'accordo di governo - la premiership dopo un anno e mezzo di governo. Gantz nei mesi scorsi ha lamentato più volte il blocco voluto da Netanyahu nelle nomine ai vertici dell'amministrazione pubblica di Israele, compreso il capo della polizia. Così come il fatto di essere stato tenuto all'oscuro di alcuni passi fondamentali del premier, tra cui l'incontro segreto con il principe bin Salman. Ora ha deciso e da domani incomincia il primo passo di quello che potrebbe essere il girone finale.

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