guai per il premier uscente

Israele, Netanyahu incriminato per corruzione

Dopo mesi di rinvii, l’intricata vicenda dell’incriminazione arriva forse nel peggior momento della storia politica di Israele degli ultimi 10 anni

dal nostro inviato Roberto Bongiorni


default onloading pic
Benjamin Netanyahu (Epa)

3' di lettura

GERUSALEMME - Il procuratore generale Avichai Mandelblit ha rotto gli indugi: Benjamin Netanyahu, il premier uscente israeliano, sarà incriminato per tre reati, il più grave dei quali è il fascicolo 4000, un caso di corruzione.

Dopo mesi di rinvii, l’intricata vicenda dell’incriminazione arriva forse nel peggior momento della storia politica di Israele degli ultimi 10 anni. Dopo la rinuncia, martedì sera, da parte del generale Benny Gantz, il leader del partito di centro sinistra Blu e Bianco, di formare un Governo (poiché non è riuscito a formare una coalizione), il cammino verso la terza elezione in meno di un anno sembra ormai segnato.

Gantz rinuncia a formare governo, Israele verso il voto

Un record politico negativo per la storia di Israele.
Ma proprio in virtù di questo caotico scenario politico la strada per la formale ed effettiva incriminazione di Netanyahu è ancora lunga e tortuosa.

Mandelblit non può presentare formalmente le accuse per il rinvio a giudizio del premier. «Deve prima presentarle al presidente del Parlamento, e poi attendere la decisione di Netanyahu se avvalersi o meno della procedura di immunità», ha spiegato l'esperta professoressa di diritto costituzionale Suzie Navotai ai media israeliani.

La procedura per l’immunità riguarda reati commessi da un parlamentare che non sono legati alla sua attività politica. Ma ecco che arriva il primo grande ostacolo.

In presenza di un governo deputato solo agli affari ordinari, la commissione chiamata in causa non può potenzialmente operare. Bisognerà dunque attendere mesi, probabilmente a tarda primavera, almeno fino a che un nuovo governo non si insedi, venga nominata la commissione e questa inizi ad operare.

E nel frattempo? Secondo molti esperti costituzionalisti, Bibi, il politico più longevo di Israele, in teoria potrebbe anche andare avanti e organizzare una campagna elettorale che, qualora decidesse di non rinunciare alla sua ennesima candidatura, si preannuncia caldissima.
D'altronde Netanyahu, al Governo ininterrottamente dal 2009, è un personaggio ancora molto amato da una buona parte della società israeliana.

Secondo la legge israeliana, peraltro, un primo ministro è tenuto a dimettersi solo se viene condannato in via definitiva. Quindi può rimanere in carica durante tutto il procedimento legale, inclusi i ricorsi.

Molti suoi sostenitori non credono alle accuse. E chi ci crede, preferisce citare le conquiste di Bibi, come la sicurezza e i 10 anni consecutivi di crescita economica con il Pil a una media annua superiore al 3 per cento.

Ma quali sono i reati che potrebbero sancire la fine dell’era Netanyahu?
Si tratta di tre inchieste: Caso 1.000, Caso 2.000 e Caso 4.000. Nel Caso 1000 Netanyahu è sospettato di aver accettato regali da businessman in cambio di favori. Nel Caso 2000 il premier uscente è invece accusato di aver avuto contatti con l’editore del quotidiano israeliano “Yediot Ahronot” al fine di avere una copertura a lui favorevole (in cambio Netanyahu si sarebbe impegnato a far ridurre la tiratura di un quotidiano concorrente). Questi primi due casi contemplano le accuse di frode e abuso di ufficio.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...