Medio Oriente

Israele: tv, 2 morti per razzo da Gaza. Oggi consiglio sicurezza dell’Onu

Dopo quelli del Papa, dell’Ue e dell’Onu, domenica notte è giunto l’appello del segretario di Stato Usa Blinken a entrambe le parti a cessare le violenze

Articolo aggiornato martedì 18 maggio alle 10,17

(AFPAFP)

6' di lettura

Due morti e due feriti gravi: questo il primo bilancio secondo la televisione commerciale Canale 13 di un attacco di razzi e di mortai lanciati da Gaza ed esplosi in un capannone di un villaggio agricolo vicino alla linea di demarcazione. Sul posto ci sono altri feriti, meno gravi. Secondo l'emittente un razzo ha centrato il capannone. Quando le prime squadre di soccorso sono sopraggiunte sono state colpite da un ulteriore colpo di mortaio.

La crisi del Medio Oriente torna anche nell’agenda del Consiglio di Sicurezza Onu. Dopo che gli Stati Uniti hanno bloccato una dichiarazione congiunta del Consiglio che chiedeva un cessate il fuoco, il massimo organo delle Nazioni Unite si riunirà ancora una volta oggi, martedì 18 maggio, per il suo quarto incontro in otto giorni.

Loading...

Gantz, ancora migliaia di obiettivi da colpire a Gaza, nessuno immune

«Nessuna persona, area o quartiere di Gaza è immune». Parola del ministro della Difesa israeliano Benny Gantz, che ha annunciato che l'eserctito di Israele ha ancora ''migliaia di obiettivi da colpire'' nell'enclave palestinese. «Abbiamo altre migliaia di obiettivi da colpire. L'Idf ha molti piani per continuare a colpire Hamas e i combattimenti non si fermeranno fino a quando non arriveremo a portare una calma completa e a lungo termine», ha dichiarato Gantz durante la visita a una base della marina israeliana nella città di Ashdod.

Mentre crescono le pressioni per metter fine al conflitto, il ministro ha affermato che «la comunità internazionale deve capire che è stato il gruppo terroristico di Hamas ad aprire il fuoco e che continua a sparare indiscriminatamente contro le popolazioni civili». E' Hamas, ha proseguito, che «ne ha la responsabilità e ne sta pagando il prezzo». In merito al lancio di razzi dal Libano e all'abbattimento di un drone al confine settentrionale, Gantz ha detto che «l'Idf è schierato e pronto su tutti i confini e ostacolerà qualsiasi tentativo di danneggiare i cittadini di Israele o la sua sovranità».

Dujarric (Onu): «Serve voce forte e unita dal Consiglio»

Lo annuncia la Missione norvegese presso le Nazioni Unite. «Norvegia, Tunisia e Cina» si legge in un tweet della missione, «porranno nuovamente la crisi mediorientale nell'agenda del Consiglio di Sicurezza. La situazione sul campo continua a peggiorare. Civili innocenti continuano a essere uccisi e feriti. Ripetiamo: cessate il fuoco. Ponete fine alle ostilità subito».

Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu si riunirà a porte chiuse. Il portavoce dell'Onu, Stephane Dujarric, ha ribadito la «necessità di una voce molto forte e unita dal Consiglio, che secondo noi avrebbe peso».

Fonte Egitto: «Tregua vicina, massimo 2 giorni»

Sebbene le azioni militari continuino senza sosta, dalle diplomazie arrivano anche segnali incoraggianti. «Siamo vicini» al cessate in fuoco tra Israele e i palestinesi a Gaza. È quanto ha detto a The Times of Israel una fonte diplomatica egiziana vicina alla situazione. Un cessate il fuoco «potrebbe essere raggiunto in due giorni al massimo», ha aggiunto la fonte.

Seconda settimana di conflitto

Intanto, il conflitto tra israeliani e palestinesi entra nella seconda settimana, con un bilancio di morti ormai superiore a 212 persone (61 bambini, 36 donne e 16 anziani. I feriti sono stati finora 1400, affermano fonti mediche di Gaza) e la diplomazia internazionale che non riesce a fermare la violenza. Nella notte di lunedì sei razzi sono stati lanciati nella notte dal Libano contro il nord di Israele. Lo ha reso noto l'Esercito dello Stato ebraico in un comunicato, secondo cui le forze di difesa hanno risposto all'attacco con colpi di artiglieria.

Fino a lunedì sera sarebbero stati uccisi negli attacchi alla Striscia «oltre 150 operativi terroristi», soprattutto di Hamas, secondo quanto ha riferito il portavoce militare israeliano Hidai Zilberman spiegando che «più di 120 sono di Hamas e oltre 25 della Jihad islamica palestinese».

Netanyahu: «Continuare a colpire con durezza»

«Le istruzioni sono di continuare a colpire con durezza gli obiettivi del terrorismo»: ha detto il premier Benyamin Netanyahu al termine di consultazioni con i vertici militari, con lo Shin Bet e il Mossad. «Continueremo ad agire per quanto necessario per riportare calma e sicurezza - ha concluso - a tutti i cittadini di Israele».

Casa Bianca, obiettivo stop violenze e conflitto

Dopo quelli del Papa, dell’Unione Europea e dell’Onu, domenica 16 maggio notte è giunto l’appello del segretario di Stato Usa Blinken a entrambe le parti a cessare le violenze.

«Tutte le parti devono favorire una de-escalation delle tensioni. La violenza deve cessare immediatamente», ha dichiarato, con un tweet, il segretario di stato americano Antony Blinken, annunciando di aver parlato nella giornata di domenica con il ministro degli Esteri egiziano Sameh Hassan Shoukry delle violenze in Israele, Cisgiordania, Gaza. Stessi appelli sono giunti da Cina, Tunisia, Canada e Norvegia. Martedì 18 maggio si è aggiunto anche l’appello alla cessazione delle violenze da parte de presidente russo Vladimir Putin.

L'obiettivo dell'amministrazione Biden resta ridurre la violenza e mettere fine al conflitto israelo-palestinese, traguardo che richiede il coinvolgimento di entrambe le parti. Lo ha detto la portavoce della Casa Bianca Jen Psaki, ribadendo che gli Usa continuano a sostenere la soluzione dei due Stati.

Il presidente palestinese Abu Mazen ha ricevuto il 17 maggio a Ramallah (Cisgiordania) l'inviato del dipartimento di Stato Usa, Hadi Amr. Nell'incontro, riferisce la agenzia di stampa ufficiale Wafa, ha chiesto all'amministrazione Biden «di intervenire per mettere fine alle aggressioni di Israele contro il popolo palestinese, di fermare quella escalation e di avviare sforzi per raggiungere una soluzione politica basata sulla legittimità internazionale». Amr, secondo la Wafa, ha convenuto che occorre fermare l'escalation e riportare la calma. «Gli Stati Uniti si stanno muovendo in quella direzione», ha assicurato.

Erdogan, Biden ha le mani sporche di sangue

Il presidente americano Joe Biden ha le «mani sporche di sangue» per il suo sostegno a Israele contro i palestinesi. Così il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, in un discorso in diretta tv. «Noi non faremo passi indietro» nel sostegno ai palestinesi, ha promesso ancora il leader di Ankara.

«Tu ci hai costretto a dirlo. Non potevamo restare in silenzio. Abbiamo visto la firma di Biden sulle armi vendute a Israele», ha aggiunto il leader di Ankara. «I territori palestinesi sono colpiti da persecuzioni, sofferenza e sangue, come molti altri territori che hanno perso la pace con la fine dell'impero ottomano. E tu stai sostenendo tutto questo», ha detto ancora Erdogan, accusando gli israeliani di essere «assassini al punto da uccidere bambini di 5 o 6 anni».

Telefonata Merkel-Netanyahu su conflitto Medio Oriente

La cancelliera Angela Merkel ha sentito al telefono il premer israeliano Benjamin Netanyahu e ha assicurato la «solidarietà del governo federale» a Israele riguardo all'attuale conflitto nella regione. Lo riferisce il portavoce del governo Steffen Seibert in una nota. «La cancelliera torna a condannare severamente la prosecuzione degli attacchi missilistici da Gaza verso Israele e assicura al primo ministro la solidarietà del governo federale», si legge nel comunicato. La cancelliera «ha riaffermato il diritto di Israele di difendersi dagli attacchi», ma ha espresso la sua speranza «per una fine dei conflitti il prima possibile, a fronte della perdita di molti civili da entrambe le parti». Infine Merkel ha ricordato che il governo «prenderà ulteriori decisioni contro le proteste in Germania che diffondono odio e antisemitismo».
«Hamas sta conducendo un doppio crimine di guerra: lancia razzi sulla popolazione civile e usa i suoi cittadini come scudi numani», ha detto il premier Benyamin Netanyahu alla cancelliera tedesca, ringraziandola per quel che sta facendo il governo di Berlino contro elementi antisemiti in Germania.

Al-Sisi: «Egitto fa di tutto per cessate il fuoco, c'è speranza»

«L'Egitto sta facendo di tutto per raggiungere un cessate il fuoco tra israeliani e palestinesi, e la speranza esiste ancora». Lo ha detto lunedì mattina 17 maggio il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, citato dall'emittente N12. I mediatori egiziani nei giorni scorsi si sono recati nella Striscia di Gaza per incontrare i leader di Hamas e in Israele per cercare di mediare una tregua di un anno tra le parti. Il tentativo si era nell'immediato risolto con un nulla di fatto, ma ora la trattativa sembra riaprirsi.

Gaza, centrale elettrica vicina alla chiusura

La centrale che fornisce energia elettrica a Gaza ha annunciato che le sue scorte di combustibile sono quasi finite e che stasera potrebbe essere obbligata a sospendere le attività. In un comunicato precisa di aver già dimezzato nei giorni scorsi la produzione di corrente elettrica. Ma la prolungata chiusura del valico commerciale di Kerem Shalom con Israele ha causato la completa interruzione delle forniture di combustibile. Gli abitanti di Gaza ricevono in questi giorni solo 4 ore di corrente al giorno. Fonti locali aggiungono che se la centrale fosse chiusa la parte Nord di Gaza rischierebbe un completo black out.


Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti