Indice nazionale Rt a 1,5

Iss: indice nazionale Rt a 1,5. Situazione molto grave, serve stretta su mobilità e attività non essenziali

Nel rapporto settimanale auspicati interventi che favoriscano «una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui servizi sanitari, comprese restrizioni nelle attività non essenziali e restrizioni della mobilità». Non solo. «È fondamentale rimanere a casa quanto più possibile»

Coronavirus, Rt sotto 1 solo in Basilicata, Valle d’Aosta

Nel rapporto settimanale auspicati interventi che favoriscano «una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui servizi sanitari, comprese restrizioni nelle attività non essenziali e restrizioni della mobilità». Non solo. «È fondamentale rimanere a casa quanto più possibile»


3' di lettura

La situazione in Italia evidenzia segnali di criticità dei servizi territoriali e del «raggiungimento imminente di soglie critiche dei servizi assistenziali». L'evidenza di casi rapidamente in aumento con Rt nazionale di 1.5 nel suo valore medio e significativamente sopra 1 indicano una situazione «complessivamente e diffusamente molto grave sul territorio nazionale con rischio di criticità importanti a breve termine in numerose Regioni/PA italiane». Sono dunque «necessarie misure, con precedenza per le aree maggiormente colpite, che favoriscano una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui servizi sanitari, comprese restrizioni nelle attività non essenziali e restrizioni della mobilità». Non solo. «È fondamentale che la popolazione riduca tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo quando non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa quanto più possibile». Lo rileva il monitoraggio settimanale ministero Salute-Iss relativo alla settimana tra il 12 e il 18 ottobre. Prima ancora dunque dell’ulteriore recente impennata dei contagi.

Rt sopra 1,25 in maggior parte Regioni

L'epidemia è in «rapido peggioramento e compatibile complessivamente con un scenario di tipo 3» («Situazione di trasmissibilità sostenuta e diffusa con rischi di tenuta del sistema sanitario nel medio periodo»), caratterizzato da chiusure tra regioni, «con rapidità di progressione maggiore in alcune Regioni italiane». Si riscontrano infatti valori di Rt superiori a 1,25 nella maggior parte delle Regioni italiane. In particolare l’indice Rt ha un picco in Valle d'Aosta con Rt di 2,37. Segue il Piemonte con 1,83; l’Umbria con 1,69; Lombardia con 1,64; Veneto 1,54; Emilia Romagna e Puglia 1,52; Toscana 1,51; Campania 1,45, Lazio 1,38.

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I numeri regione per regione

Entrando nel dettaglio ecco l’Rt regione per regione della settimana 12-18 ottobre in base al rapporto Iss-ministero della Salute, confrontato con i numeri della precedente rilevazione (5-11 ottobre): Abruzzo 1,5 (era1,18), Basilicata 0,95 (era 1), Calabria 1,29 (era 0,94), Campania 1,45 (era1,29), Emilia Romagna 1,52 (era 1,12), Friuli Venezia Giulia 1,38 (era 1,24), Lazio 1,38 (era 1,14), Liguria 1,46 (era 1,02), Lombardia 1,64 (era 1,15), Marche 1,47 (era 1,14), Molise 1,45 (era 0,83), Piemonte 1,83 (era 1,39), provincia autonoma di Bolzano 1,8 (era1,32), provincia autonoma di Trento 1,26 (era 1,15), Puglia 1,52 (era 1,14), Sardegna 1,16 (era 1,10), Sicilia 1,28 (era 1,23),Toscana 1,51 (era 1,28) Umbria 1,69 (era 1,4), Valle D'Aosta 2,37 (era 1,53), Veneto 1,54 (era 1,15).

Carico non sostenibile nei servizi territoriali
In particolare, «il carico di lavoro non è più sostenibile sui servizi sanitari territoriali con evidenza di impossibilità di tracciare in modo completo le catene di trasmissione ed aumento in proporzione dei casi evidenziati per sintomi (che superano per la prima volta questa settimana quello dei casi identificati tramite contact tracing). Nel periodo 1-14 ottobre 2020, l'indice di trasmissibilità Rt calcolato sui casi sintomatici è pari a 1,50 e sono riportati «segnali di allerta della resilienza dei servizi territoriali in tutte le Regioni/PA».

Alcune regioni sopra 10% occupazione rianimazioni

Preoccupa la situazione delle terapie intensive. A livello nazionale, si è osservato un importante aumento nel numero di persone ricoverate (7.131 vs 4.519 in area medica, 750 vs 420 in terapia intensiva nei giorni 18/10 e 11/10, rispettivamente) e, conseguentemente, aumentano i tassi di occupazione delle degenze in area medica e in terapia intensiva, con alcune Regioni/PPAA sopra 10%. Se l'andamento mantiene il ritmo attuale, «esiste una probabilità elevata che numerose Regioni/PPAA raggiungano soglie critiche di occupazione in brevissimo tempo»

7.625 focolai attivi, contesto domiciliare amplifica

Sono complessivamente 7.625 i focolai attivi, di cui 1.286 nuovi, e per la prima volta in undici settimane è in diminuzione il numero di nuovi focolai (nella precedente settimana di monitoraggio erano stati segnalati 4.913 focolai attivi di cui 1.749 nuovi). «Questa diminuzione è probabilmente dovuta al forte aumento di casi per cui i servizi territoriali non hanno potuto individuare un link epidemiologico. Sono stati riportati focolai nella quasi totalità delle province (106/107). La maggior parte di questi focolai continua a verificarsi in ambito domiciliare (81,7%) che al momento rappresenta un contesto di amplificazione della circolazione virale e non il reale motore dell'epidemia».

Aumentano focolai nelle scuole ma ancora limitati

Questa settimana sono in aumento i focolai in cui la trasmissione «potrebbe essere avvenuta in ambito scolastico, anche se la trasmissione intra-scolastica appare ancora limitata (3,5% di tutti i nuovi i focolai in cui è stato segnalato il contesto di trasmissione). È tuttavia chiaro che le attività extra e peri-scolastiche possono costituire un innesco di catene di trasmissione laddove non vengano rispettate le misure di prevenzione previste».


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