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Iss, l’Italia è protagonista per l’industria e la ricerca

In orbita dal 1998 offre un contributo fondamentale per spinoff tecnologici, dalle colture cellulari ai microrobot

di Leopoldo Benacchio

 L’Iss, il più grande manufatto modulare mai costruito in orbita: 100 metri per 80, la dimensione di un campo da calcio, 150 miliardi di dollari il suo costo stimato

4' di lettura

La Stazione spaziale Internazionale, Iss, se l’è vista brutta un mese fa, fra minacce vere o finte dei russi di abbandonare l’impresa che, ricordiamolo, può essere gestita solo in perfetta sintonia fra tutti i partner: Usa, Ue, Canada e Giappone. Per fortuna, rientrata la situazione, almeno fino al 2024, si è anche potuto lavorare al futuro delle stazioni spaziali, ambienti fondamentali per la presenza umana duratura nello spazio vicino. Sono infatti previste per il decennio varie Stazioni spaziali private commerciali multiuso, ricerca e turismo, e della stazione spaziale Lunare del progetto Artemis di Nasa, cui parteciperà anche l'Europa, ma non più la Russia. Purtroppo la collaborazione, anche nello spazio, è finita.

La Iss, i cui primi elementi sono stati lanciati in orbita nel novembre 1998, viaggia a 27mila chilometri all’ora a poco più di 400 chilometri dal suolo ed è enorme, il più grande manufatto modulare mai costruito in orbita: 100 metri per 80, praticamente la dimensione di un campo da calcio, 150 miliardi di dollari il suo costo stimato. È stata visitata da oltre 250 astronauti, in maggior parte di Usa e Russia, seguiti da Giappone e Canada. In questo momento sulla Stazione c’è Samantha Cristoforetti, alla sua seconda missione, mentre Luca Parmitano è stato l’unico italiano ad avere il comando della Iss nel suo secondo volo. Purtroppo i recenti avvenimenti hanno accorciato la missione della Cristoforetti, che quindi non riuscirà a prendere il comando, in genere affidato alla fine del periodo di soggiorno nella Iss. Comunque molti astronauti sono stati ospitati nella Iss anche se provenienti da Paesi non partecipanti alla missione iniziale, come Malesia e Emirati Arabi, oltre ad alcuni pionieri del turismo spaziale trasportati dai russi, il primo addirittura nel 2001, comunque ricchi, dato che il biglietto, staccato dai russi, è stato sempre sui 30 milioni.

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Invisibili ai più, ma innumerevoli, gli spin off tecnologici ottenuti dalla ricerca per la Iss, da strumenti per sviluppare colture cellulari sane ai più prosaici attrezzi da stretching basati su elastomeri, di ultima generazione, che usiamo nelle palestre, dalla tecnologia essenziale dei purificatori di aria, alla microrobotica usata oggi nella chirurgia ai sistemi più evoluti oggi esistenti di riciclo dell’acqua, ma anche qui la lista sarebbe chilometrica. Di fatto la Iss è un ambiente perfetto per esperimenti o sviluppo di prodotti in microgravità. Il più importante risultato è comunque rappresentato dal know how acquisito dalle industrie del settore che l’hanno costruita e gestita e ancor di più dalla incredibile quantità di dati accumulati sul comportamento del corpo umano in un soggiorno prolungato nello spazio, siamo infatti a turni di sei mesi.

L’Italia ha avuto un ruolo di primo piano nella costruzione della Iss dato che ha contribuito molto alla costruzione di vari moduli pressurizzati che compongono la Stazione stessa e che permettono la vita a bordo. Thales Alenia Space, ad esempio, ha contribuito al 40% del volume abitabile e ha progettato e costruito la famosa Cupola, una sala comandi robotizzata da cui si vede Terra e cosmo, che gli astronauti amano in particolare anche per rilassarsi quando possibile.

Telespazio è stata invece responsabile del Laboratorio di Scienza dei Fluidi nel modulo europeo Columbus della dal 2008 al 2014 e gestito, assieme ad Argotec, vari esperimenti di biologia e fisica, durante la missione di Luca Parmitano nel 2020. Molte poi le Università e Centri di ricerca del nostro Paese che hanno gestito esperimenti di vario tipo, dalla fisica all’agricoltura all’alimentazione degli astronauti, sempre con buoni risultati.

Ma ora si tratta di lasciare il posto alle stazioni commerciali e la prima sarà certamente l’americana Axiom, che già a fine aprile ha testato per la prima volta l’aggancio del suo primo modulo alla Iss, portandoci anche i propri astronauti. In questo modo il volume della Iss è aumentato e si è sperimentata con successo la possibilità di aggiungere anche altri moduli Axiom che, a un certo punto, si staccheranno dalla Iss per formare la prima stazione spaziale commerciale autonoma a disposizione di scienza, ricerca e turismo spaziale.

Anche qui l’esperienza sviluppata dagli italiani, permette di avere una parte di primo piano in termine di contratti e commesse, anche per la Stazione cislunare del progetto Artemis di Nasa. Quest’ultima comunque gioca su più fronti e ha commissionato studi e progetti anche ad altri e quindi vedremo nel 2027 , Starlab di Nanoracks, Voyager Space e Lockheed Martin per la ricerca avanzata e Orbital Reef, di Blue Origin (di Jeff Bezos, patron di Amazon) e Sierra Space, che sarà invece puramente commerciale e che verrà lanciata probabilmente verso la fine del decennio.

Un mondo a parte è quello della Stazione cinese, Tiangong 3, il Palazzo Celeste. Sarà la prima vera e propria perché verrà montata in orbita; entro il 2022 partiranno i due moduli che, assieme a quello già in orbita, formeranno una perfetta T nello spazio. Più piccola della Iss, il volume è circa un quarto, è però anch’essa aperta alla ricerca e all’uso commerciale. In pochi anni la Cina ha, sostanzialmente in solitaria, ripercorso brillantemente la storia spaziale precedente e ora, data la situazione geopolitica, si pone seriamente come partner leader di una futura stretta collaborazione con la Russia.

Insomma l’orbita bassa, già molto affollata, ospiterà anche le nuove stazioni spaziali, indispensabili per assicurare sia i servizi verso la Terra che il soggiorno nello spazio, ma nel loro futuro c’è il salto alla Luna e poi Marte.

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