Made in Italy

iStarter, a New York l’incontro tra 30 investitori Usa e 6 startup italiane

di Marco Valsania


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3' di lettura

NEW YORK - «È stata un'opportunità per ascoltare e vedere società nuove alla quali non siamo esposti o lo siamo ancora poco. Società che hanno un business e che potrebbero crescere negli Stati Uniti». A parlare è Andy Bennett, della finanziaria americana Oaklins DeSilva+Phillips specializzata in deal di tecnologia e media e con attività in 40 Paesi. L'occasione è la seconda edizione di Made in Italy 2.0.2.0 promosso da iStarter per presentare una selezione di sei startup con radici italiane e già un grado di maturità a potenziali investitori americani. Svoltosi nel cuore del colossale complesso di Hudson Yards - nuovo quanto architettonicamente controverso caso di sviluppo urbano a New York - ha portato alla ribalta, con presentazioni e incontri a tu per tu, una realtà che in un Paese noto piuttosto all'estero per essere afflitto da stagnazione economica vuole declinare invece termini alternativi, quali crescita e innovazione: sei aziende in settori d’avanguardia che vanno dal biotech a media e marketing.

Bennett, dice, ha prestato particolare attenzione, per il focus della sua società, all’esposizione dei dirigenti Brandsdistribution e dei vertici della MorphCast di Cinny. La prima nel B2B di moda e accessori, che vanta un raggio d'azione in 170 Paesi; la seconda nell'applicazione dell’intelligenza artificiale alla pubblicità digitale, per renderla interattiva e più efficace riconscendo caratteristiche emotive e fische dell'utente senza violarne la privacy. Il fondatore Stefano Bargagni e il Coo Corso Balboni puntano a rastrellare dieci milioni di dollari per la prossima fase di sviluppo.

Ma una trentina di investitori istituzionali e di venture capital sono saliti al 48esimo piano dell’infinito grattacielo che ospita il colosso tedesco del software Sap per prendere nota anche delle altre quattro start up arrivate - o meglio scale up visto che sono già reduci da finanziamenti e fatturati multimilionari, vantano brevetti e sono alla ricerca anzitutto di capitali per un'espansione internazionale. Una pattuglia che ha incluso la Genenta Science, nata nel San Raffaele di Milano e guidata dal Ceo Pierluigi Paracchi, che sperimenta nella terapia genica per il trattamento dei tumori. Ha già una sede a New York nell’hub biotech della città, l'Alexandria Center, e ha finora raccolto quasi 20 milioni, ma punta a rastrellarne forse altrettanti per le prossima fase. Accanto ai clinical trial in corso in Italia, sta puntando a farne partire uno negli Stati Uniti entro il 2020, spiega Paracchi, che viene dal mondo della finanza ma si è trasformato in imprenditore.

Hanno presentato poi la Eggtronic, con il fondatore Igor Spinella, società di ingegneria con una tecnologia per il trasferimento di energia e di dati. Punta a 30 milioni di raccolta in questo round e rivendica un business ancorato da 50 brevetti. Eezylife, nel lifestyle e con sede principale già a New York, offre raccomandazioni personalizzate per le attività quotidiane. E Buzzoole è una piattaforma di influencer marketing, che cioè consente ai marchi di meglio valutare sulla base di dati reali l’impatto dei cosiddetti “influencer” e di integrarli automaticamente nelle loro strategie di comunicazione e promozione sui social media.

IStarter, un network di oltre cento equity partner con carriere da manager e imprenditori nato nel 2012 con l’obiettivo di sostenere l’innovazione italiana, porta startup anche a Londra e Pechino - il prossimo appuntamento il 14 giugno. Guidato dal Ceo Simone Cimminelli, il network ha 20 società in portafoglio, segue da vicino 40 progetti e ha un totale di investimenti diretti e indiretti di 15 milioni. Nelle startup che seleziona per il tour Made in Italy non ha tuttavia esposizione diretta, solo attività di supporto. «Nuovi Equity Partners locali stanno investendo in iStarter rafforzando il pool di talenti, di capitale e di competenze sui quali possiamo contare nella citta», afferma nel descrivere le strategia di crescita del network negli Stati Uniti. Tra i fondi e gruppi finanziari che ha saputo convogliare sull'evento newyorchese si sono contati Azimuth Ventures, Boro Capital, Broadhaven, Cryptooracole, AVentures, Firtsmark, Landmark, Macquarie, White Star Capital, 37 Angels.

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