il report dopo l’emergenza coronavirus

Istat, 50% di fatturato in meno per 4 imprese su 10, oltre la metà prevede mancanza di liquidità

Più diffuso del ricorso alla Cig è lo smart working nelle imprese medie e grandi, usato anche dal 18,3% delle microimprese e dal 37,2% delle piccole

di N.Co.

Bar e ristoranti aperti ma il fatturato va giu' del 50%

Più diffuso del ricorso alla Cig è lo smart working nelle imprese medie e grandi, usato anche dal 18,3% delle microimprese e dal 37,2% delle piccole


4' di lettura

«Oltre la metà delle imprese (51,5%, con un'occupazione pari al 37,8% del totale) prevede una mancanza di liquidità per far fronte alle spese che si presenteranno fino alla fine del 2020». Lo attesta l’Istat nel report che fa il punto sulla «crisi economica che ha colpito il sistema produttivo», a seguito dell’emergenza Covid-19, analizzando la situazione e le prospettive delle aziende. La rilevazione è stata condotta dall’Istat tra l’8 e il 29 maggio 2020, con «l’obiettivo di raccogliere valutazioni direttamente dalle imprese in merito agli effetti dell'emergenza sanitaria e della crisi economica sulla loro attività».

Il 45% delle imprese oltre i 3 addetti ha sospeso le attività

Nella fase 1 dell’emergenza sanitaria (tra il 9 marzo e il 4 maggio) il 45% delle imprese con 3 e più addetti (458 mila, che assorbono il 27,5% degli addetti e realizzano il 18,0% del fatturato) ha sospeso l’attività. Per il 38,3% (390 mila imprese) la decisione è stata presa a seguito del decreto del Governo, mentre il 6,7% (68 mila) lo ha fatto di propria iniziativa.

GLI EFFETTI DEL CORONAVIRUS SULLE IMPRESE

Entro fine 2020, per classe di addetti, valori percentuali (Fonte: Istat)

GLI EFFETTI DEL CORONAVIRUS SULLE IMPRESE

Oltre la metà delle imprese prevede una mancanza di liquidità

Oltre la metà delle imprese (37,8% di occupati) prevede una mancanza di liquidità per far fronte alle spese che si presenteranno fino alla fine del 2020.Il 38,0% (con il 27,1% di occupati) segnala rischi operativi e di sostenibilità della propria attività e il 42,8% ha richiesto il sostegno per liquidità e credito (Dl 18/2020 e Dl 23/2020).Riorganizzazione di spazi e processi (23,2% delle imprese) e modifica o ampliamento dei metodi di fornitura dei prodotti/servizi (13,6%) le principali opzioni adottate per far fronte alla crisi.

Forte perdita di fatturato per un'impresa su due

Oltre il 70% delle imprese (che rappresentano il 73,7% dell'occupazione) dichiara una riduzione del fatturato nel bimestre marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019: nel 41,4% dei casi il fatturato si è più che dimezzato, nel 27,1% si è ridotto tra il 10% e il 50% e nel 3% dei casi meno del 10%; nell'8,9% delle imprese il valore del fatturato è invece rimasto stabile. Il 14,6% delle imprese dichiara di non avere registrato alcun fatturato, ma la quota è molto più elevata tra quelle attive nell'ambito delle attività sportive, di intrattenimento e divertimento (58,2%), tra le agenzie di viaggio e i tour operator (57,1%) e i servizi di alloggio (50,9%). Seguono le imprese che si dedicano ad attività creative e artistiche (42,5%), le case da gioco (36,6%) e ai servizi di ristorazione (35,4%). Inoltre, non hanno registrato fatturato un quarto delle imprese degli altri servizi alla persona (28,9%), delle attività culturali (28,7%), dell'istruzione (26,3%) e dell'assistenza sociale non residenziale (24,8%).

Cig per fronteggiare la crisi nel 70% delle aziende

Per fronteggiare gli effetti dell'epidemia Covid-19 la tipologia di misure cui le imprese hanno fatto maggior ricorso è quella della Cassa integrazione guadagni (Cig) o di strumenti analoghi come il Fondo integrazione salariale (Fis). Anche grazie all'allargamento della platea di possibili fruitori, è stata utilizzata da oltre il 70,2% delle aziende con almeno 3 addetti, con poche differenze tra classi dimensionali. Altre misure di gestione del personale hanno avuto una applicazione più circoscritta: l'obbligo delle ferie per i dipendenti (o iniziative temporanee per ridurre il costo del lavoro) e la riduzione delle ore o dei turni di lavoro sono state indicate rispettivamente dal 35,9 e dal 34,4% delle imprese; l'introduzione o diffusione del lavoro a distanza (smart working) ha coinvolto quasi un quarto delle unità mentre il rinvio delle assunzioni previste, la rimodulazione dei giorni di lavoro e la formazione aggiuntiva dei lavoratori hanno riguardato una percentuale di imprese compresa tra il 10 e il 13,5%.

Aumentato lo smart working

Alcune delle misure più frequentemente applicate presentano poi una evidente connotazione dimensionale: lo smart working, ad esempio, introdotto o esteso dal 18,3% delle microimprese (3-9 addetti) e dal 37,2% delle piccole (10-49 addetti) è la misura più diffusa ‒ anche più del ricorso alla Cig/Fis ‒ tra le unità di dimensione media (50-249 addetti) e grande (250 addetti e oltre) che l'hanno adottata nel 73,1 e nel 90% dei casi. Oltre al lavoro agile, altre misure presentano una relazione positiva con la dimensione aziendale. È il caso dell'obbligo di fruizione delle ferie, del congelamento delle assunzioni previste e in misura più contenuta ‒ della formazione del personale.

Sospensioni soprattutto nelle imprese di costruzione e di servizi

A livello settoriale, sono soprattutto le imprese delle costruzioni e dei servizi ad aver sospeso l'attività: rispettivamente il 58,9% e il 53,3% rispetto al 36,0% dell’industria in senso stretto e al 30,3% del commercio.
Oltre il 70% delle imprese (che rappresentano il 73,7% dell’occupazione) dichiara una riduzione del fatturato nel bimestre marzo-aprile 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019: nel 41,4% dei casi il fatturato si è più che dimezzato, nel 27,1% si è ridotto tra il 10% e il 50% e nel 3% dei casi meno del 10%; nell'8,9% delle imprese il valore del fatturato è invece rimasto stabile.

Attenzione alle precauzione anti-Covid

Le imprese italiane dichiarano una forte attenzione alle misure di precauzione e contrasto all'epidemia di Covid-19 nel contesto delle proprie attività produttive. Il 49,1% (68,5% dell'occupazione complessiva, circa 8,8 milioni di addetti) ha messo in atto strategie integrate di precauzione, prevedendo cioè l'utilizzo congiunto di almeno una delle misure per le diverse categorie di intervento,iii mentre solo il 2,9% (1,7% dell'occupazione, circa 214 mila addetti), non ha predisposto alcuna misura. La quasi totalità delle imprese (96,7%) ha provveduto a sanificare gli ambienti di lavoro e ha dotato i propri dipendenti di dispositivi di protezione individuale. Nel 69,8% dei casi si sono messe in atto strategie informative o procedure di triage, nel 69,7% sono state previste forme di adattamento dell'organizzazione del lavoro e dei processi produttivi. Poco meno di due imprese su tre (65,9%) hanno definito misure legate ai protocolli sindacali e alla formazione.

Difficile l’adeguamento degli spazi lavorativi per le piccole imprese

L’adeguamento degli spazi di lavoro si è reso necessario per assicurare il distanziamento fisico dei lavoratori e ridurre così le probabilità di un eventuale contagio. Il 56,3% delle imprese (63,2% in termini di occupazione) ha già adottato questa misura precauzionale, il 29,3% (26,7% degli addetti) non ha ancora provveduto ma afferma di poterlo fare, il 14,4% (10,1% di addetti) dichiara che gli spazi di lavoro risultano impossibili da adeguare. Dal punto di vista settoriale, l'adozione di questa misura risulta particolarmente difficoltosa nelle costruzioni, dove il 41,9% delle imprese ha provveduto all'adeguamento mentre il 29,4% afferma di non essere nella condizione di farlo. Le difficoltà sono decisamente minori nel comparto del commercio: ha provveduto ad adeguare gli spazi lavorativi il 68,1% delle imprese e solo il 10,2% ritiene che non sia possibile.

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