recovery fund

Istat: crollo degli investimenti pubblici. «Dal 2010 giù del 18,9%»

Il maggior contributo al calo è venuto dalle amministrazioni locali. Per organismi centrali ed enti di previdenza contrazione più contenuta

di Nicola Barone

Recovery Fund, Gentiloni: sfida cruciale, ora o mai più

3' di lettura

Tra il 2010 e il 2019 l’Italia ha registrato un processo di indebolimento della dinamica di accumulazione del capitale con un vero e proprio crollo degli investimenti pubblici. È quanto emerge dal documento presentato dall'Istat nell'audizione alla commissione Bilancio della Camera sull'utilizzo delle risorse del Ricovery Fund. Nel 2019 la spesa complessiva per investimenti, valutata a prezzi correnti, è stata pari a 322,7 miliardi di euro, lo stesso livello del 2010 (322,6 miliardi). «Tuttavia, al suo interno, gli investimenti delle amministrazioni pubbliche sono diminuiti nel periodo del 18,9%, mentre quelli del settore privato (che includono anche le unità a controllo pubblico non classificate nel settore delle Amministrazioni pubbliche) sono aumentati del 3,5%. Se rapportata al Pil, dal 2008 al 2019 la quota di investimenti pubblici italiani è scesa di circa un punto percentuale (da 3,2% a 2,3%) attestandosi su un livello inferiore di quello dell'area euro (pari al 2,8% nel 2019). Il maggior contributo al calo degli investimenti pubblici - si legge - è venuto dalle amministrazioni locali, con una riduzione tra il 2010 e il 2019 del 26,5%, mentre per le amministrazioni centrali e gli enti di previdenza la contrazione è stata più contenuta (-6,6%)».

Il dossier

Visualizza

Criticità su produttività e investimenti

Per l’Istat l'evoluzione del sistema produttivo italiano è caratterizzata «da una fase prolungata di bassa crescita della produttività, con conseguenze rilevanti sugli attuali livelli di sviluppo economico e sulle prospettive future». E «sebbene la fase di bassa produttività italiana si estenda a partire dagli anni novanta dalla crisi del 2009 ad oggi il divario di crescita della produttività italiana rispetto ai principali paesi europei, misurato dal valore del Pil per ora lavorata, si è ulteriormente ampliato. Nel 2019, la produttività del lavoro italiana ha registrato un incremento pari a 1,2 punti percentuali rispetto al valore del 2010, a fronte di un incremento medio di circa 8 punti percentuali di Germania, Francia e Spagna». Accanto alla strutturale debolezza della produttività totale dei fattori «dal 2014 si è aggiunta la decisa contrazione del processo di accumulazione del capitale. La spesa per investimenti ha presentato nel corso dell'ultimo decennio uno sviluppo poco favorevole con un andamento, grosso modo, analogo a quello generale dell'attività economica».

Loading...

Su Recovery Fund occorre un monitoraggio

Il Recovery Fund è stato pensato, in Europa, per dare supporto finanziario alle riforme e agli investimenti realizzati dai singoli Stati per mitigare gli effetti economici e sociali della crisi generata dal Covid-19. Ogni Paese è «chiamato a individuare le aree prioritarie sulle quali intervenire» e per l’Istat bisogna fare «un’attenta analisi delle criticità del nostro Paese al fine di individuare un piano dettagliato degli interventi necessari». Ma accanto all’individuazione delle priorità l’Istat ritiene «opportuno concepire uno o più meccanismi che ne consentano il costante monitoraggio e la loro valutazione ex-ante ed ex post. Si tratta di un’operazione che andrebbe definita già nelle fasi preliminari all'implementazione degli interventi».

A luglio e agosto prosegue la ripresa

Le informazioni disponibili per i mesi di luglio e agosto, seppure ancora parziali, suggeriscono il proseguimento della fase di ripresa. Secondo quanto affermato dall'Istat in audizione «il clima di fiducia delle imprese è aumentato in entrambi i mesi in tutti i settori economici anche se i livelli degli indicatori sono ancora inferiori a quelli precedenti la crisi, soprattutto nei servizi di mercato. Ulteriori segnali positivi si rilevano a luglio quando, rispetto al mese precedente, si osservano aumenti nei dati dei consumi elettrici e della fatturazione elettronica». Sono rilevanti anche i dati di luglio sull’occupazione con la crescita di 85.000 unità su giugno.

Riproduzione riservata ©

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti