nota mensile

Istat: «Economia italiana in lieve miglioramento»

L’Istat segnala un recupero dell’indicatore anticipatore a luglio, «prospettando uno scenario di lieve miglioramento dei livelli produttivi». L’effetto dazi pesa sulle prospettive degli scambi internazionali. Segnali di stabilizzazione per l’occupazione.

di Luca Orlando


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3' di lettura

Benino fiducia dei consumatori e occupazione. Male la produzione industriale, con prospettive poco brillanti anche dal lato degli ordini. La sintesi del momento attuale dell’economia italiana è stata fotografata qualche giorno fa dall’Istat nella crescita zero del Pil del secondo trimestre e il dettaglio diffuso oggi nella nota mensile ribadisce il concetto, pur segnalando uno spiraglio di luce all’orizzonte.

Il segnale positivo è legato all’indicatore anticipatore dell’economia, che rialza la testa rispetto al mese precedente, così come in crescita è l’economic sentiment indicator (un mix di fiducia delle imprese di tutti i settori, dei servizi e dei consumatori) registrato da Bruxelles.

Risultato in particolare del recupero di fiducia dei consumatori, diffuso a luglio a tutte le componenti. Guadagno esteso anche alle imprese, ad eccezione di quelle manifatturiere. Un rialzo - scrive l’Istat nella nota mensile sull'economia italiana - che dal punto di vista dell’indicatore anticipatore interrompe una tendenza alla flessione in atto dalla fine dello scorso anno, prospettando uno scenario di lieve miglioramento dei livelli produttivi.

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Un dato analogo è registrato dall’indice Pmi composito (purchasing managers' index) che monitora l'attività economica italiana, salito a 51 punti a luglio da 50,1 di giugno. L'indice, calcolato da IHS/Markit in base al sondaggio fra i direttori degli acquisti, monitora l'andamento del settore manifatturiero e dei servizi, segnalando una fase di espansione per il secondo mese consecutivo e arriva ai massimi da quattro mesi.

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Molto altro a cui aggrapparsi per una chance di ripresa a brevein effetti non c’è. Tenendo conto della fase attuale di debolezza della produzione industriale, che a giugno arretra sia rispetto al mese precedente che allo stesso mese del 2018, riducendo la performance del primo semestre ad un poco rassicurante -0,8%.

Meglio finora è andata in termini percentuali all’export (+4% tra gennaio e maggio) ma anche qui il quadro prospettico non pare brillante. La nota Istat rimarca infatti come le prospettive per gli scambi internazionali, penalizzate dal protrarsi delle tensioni commerciali e dal rallentamento dell'attività economica in Cina, rimangono negative.

Le condizioni dell’eurozona indicano peraltro una debolezza progressiva da parte dei nostri maggiori partner commerciali e non a caso la stessa rilevazione dei direttori d’acquisto (pure favorevole per l’Italia) segnala un calo della media Ue a quota 51,5 e un titolo di report eloquente: “si aggrava la crisi del manifatturiero”.

Movimenti della domanda estera ed interna comunque limitati, che secondo la stima preliminare Istat generano nel secondo trimestre 2019 per il Pil italiano una variazione congiunturale nulla, a sintesi di una diminuzione del valore aggiunto dell'industria e di un contenuto incremento in quello dei servizi.

Note più liete arrivano invece dal lato del lavoro, che in ogni caso reagisce sempre con uno sfasamento temporale di qualche trimestre rispetto alle inversioni del ciclo.

A seguito dell'evoluzione positiva nella prima parte dell'anno - rimarca l’Istat - a giugno l'occupazione ha mostrato una stabilizzazione e il tasso di disoccupazione è diminuito ulteriormente, pur non riducendo il gap con la media dell'area euro.

Nessun problema inoltre dal lato dei prezzi (almeno per i consumatori), perché sotto la spinta dei ribassi dei beni energetici, a luglio l'inflazione ha continuato a rallentare e si è ampliato il differenziale negativo con la dinamica dei prezzi al consumo nell'area dell'euro e nei principali partner europei.

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