Turismo

Istat, mai così male il turismo come nel 2020 con perdite per quasi 64 miliardi

Agenti di viaggio e tour operator in ginocchio a causa delle conseguenze dell’emergenza sanitaria. «SIamo di fronte ad una ecatombe» dice Franco Gattinoni, presidente della Federazione turismo organizzato

di Enrico Netti

(Sergey Novikov - stock.adobe.com)

4' di lettura

Un tonfo così non si era mai visto. Nel 2020, la prima stagione dell’era Covid il consumo turistico interno ha perso oltre 63 miliardi rispetto al 2019 e 31 miliardi di valore aggiunto che arretra ai livelli antecendenti al 2010. Sono le dirette conseguenze del quasi azzeramento dei flussi turistici sia in entrata che in uscita a causa dell’emergenza sanitaria. I pernottamenti dei turisti stranieri in Italia sono diminuiti del 54,6%, sono mancati 207 milioni di presenze dall’estero, quelli dei residenti all’interno dei confini del 32,2%. È quanto rivela il report Istat con le stime provvisorie, soggette a revisioni, relative ai principali aggregati del Conto satellite del turismo.

Il calo dell’attività turistica ha inciso per oltre un quarto sulla perdita complessiva del valore aggiunto registrato in Italia. La spesa turistica in euro degli italiani in Italia e all’estero ha subito una contrazione di 50 miliardi, di cui 26 miliardi per i soli viaggi all’estero. Il crollo dei viaggi internazionali ha colpito soprattutto tour operator e agenzie di viaggio con i servizi collaterali (-55%) e ristorazione (-52,7%). Il comparto dell’ospitalità è riuscito a resistere (-18%) nonostante la caduta della parte alberghiera controbilanciata dalla tenuta della componente derivante dall’uso in proprio delle seconde case.

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Maria Carmela Colaiacovo (Imagoeconomica)

«Le anticipazioni diffuse oggi da Istat sul Conto Satellite del Turismo 2020 riportano alla luce la drammaticità della crisi che il settore ha vissuto in questi mesi, confermando le analisi che avevamo condotto e la debolezza degli interventi di sostegno rispetto ad un quadro così difficile» rimarca Maria Carmela Colaiacovo, presidente di Confindustria Alberghi. Secondo l’associazione i primi 6 mesi del 2021 sono partiti con grande difficoltà ma grazie alla campagna vaccinale sono arrivati i primi segnali positivi a luglio ed agosto.

Positivo il bilancio delle destinazioni mare che mediamente segnano un'occupazione delle camere del 70%, con un boom di presenze in Liguria e in Toscana (oltre l'80% l'occupazione delle camere). Bene il dato sulla montagna che, dopo aver sofferto le cancellazioni durante l’inverno 2020 a causa della chiusura degli impianti sciistici, fa ben sperare sulla prossima stagione fredda. Molto bene le strutture del Trentino che registrano un 70% di occupazione camere. Positivi i segnali anche per le aree interne a cui si è rivolta molta della domanda post-covid con un’occupazione superiore al 60%. Primi timidissimi segnali di recupero per le città d’arte che vedono chiudere Roma con un’occupazione del 40%, Firenze del 50% e Venezia del 55%. Valori migliori rispetto al passato ma decisamente ancora troppo lontani dal periodo pre-crisi (Roma, nell'estate 2019 registrava un’occupazione del 75%, Firenze dell’80% e Venezia dell’85%) come testimoniano le strutture ancora chiuse da marzo dello scorso anno. Segnali positivi a settembre con un incremento di prenotazioni ma soprattutto un ritorno atteso della clientela USA.

Milano e Venezia segnano un +15% nelle prenotazioni rispetto allo stesso mese del 2020 grazie agli importanti eventi in calendario. La città meneghina giova del Supersalone chiusosi lo scorso week end con numeri nettamente superiori alle attese e a seguire la fashion week; mostra del Cinema e Biennale di architettura per il capoluogo veneto. Più contenuti, ma comunque con segno positivo, gli incrementi delle prenotazioni (+tra il 10 e il 15%) previste per Roma e Firenze. Il mare vede la coda lunga dell’estate con un incremento delle prenotazioni di settembre tra il 5 e il 7%. «Quanto registrato questa estate è una ventata di ottimismo che ci lascia ben sperare. Certamente i risultati ottenuti e quello che prevediamo per i prossimi mesi non potrà cancellare 14 mesi di fermo pressoché totale di tutte le attività» dice Maria Carmela Colaiacovo.

FRANCO GATTINONI (imago9


«Siamo di fronte a un’ecatombe. I dati odierni dell’Istat sul settore turistico nel 2020 parlano chiaro. E purtroppo il 2021 non va molto meglio. Anzi, di questo passo il segmento del turismo organizzato, in particolare, riuscirà addirittura a far peggio, in termini di fatturato, del pur tragico 2020 - è il commento secco di Franco Gattinoni, presidente della Federazione Turismo Organizzato (Fto) affidato a una nota -. Prodotti come quelli offerti da tour operator e agenzie di viaggi sono crollati, secondo Istat, del 70% l’anno scorso ma quest’anno il rosso è sempre più profondo e non riusciamo a compensare con nessun segmento: l’outgoing italiano fa segnare nel 2021 in -90% per colpa, in gran parte, di chiusure insensate e regole schizofreniche che cambiano di continuo. Anche il business travel ha perso tre quarti del suo giro d’affari e il settore eventi è sotto dell’80%. Se non si cambia rotta rapidamente in vista della fine dell’anno, il turismo organizzato italiano si attesterà su un fatturato persino peggiore del 2020, mentre paesi come la vicina Croazia fanno segnare il record di presenze internazionali. Qualcuno ha rincarato i prezzi dei servizi per compensare la caduta dei ricavi, ma non è certo questa la strada per rendere più competitiva la nostra offerta turistica. Ecco perché fanno male i trionfalismi che pure ascoltiamo in queste ore: servono subito tavoli e misure per rilanciare davvero il settore, anche perché il turismo straniero, più di quello italiano, ci consente di lavorare tutto l’anno e dunque dobbiamo agire subito per salvare il resto del 2021» conclude Gattinoni.

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