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Inflazione salari, l’indice 2022 sale del 4,7%. Pil al +2,8%, elevati rischi al ribasso

Lo rileva l’Istat nel report “Le prospettive per l’economia italiana 2022-2023”. La stima non è lontana da quella del Governo nel Def di aprile, che era per quest’anno di un Pil a +3,1%.”

3' di lettura

Il Pil italiano è atteso continuare a crescere sia nel 2022 (+2,8%) sia nel 2023 (+1,9%), seppur in rallentamento rispetto al 2021. Lo rileva l’Istat nel report “Le prospettive per l’economia italiana 2022-2023”. «Le prospettive per i prossimi mesi sono caratterizzate da elevati rischi al ribasso quali ulteriori incrementi nel sistema dei prezzi, una flessione del commercio internazionale e l’aumento dei tassi di interesse», puntualizza però l’Istat, aggiungendo che «anche le aspettative di famiglie e imprese potrebbero subire un significativo peggioramento». La stima del Governo nel Def di aprile era per quest’anno di un Pil a +3,1%.

Istat stima occupazione +2,5% nel 2022, +1,6% nel 2023

Nel biennio 2022-23 l’evoluzione dell’occupazione, misurata in termini di ULA (unità di lavoro), «sarà in linea con il miglioramento dell’attività economica con un aumento più accentuato nel 2022 (+2,5%) rispetto al 2023 (+1,6%)». «Il progressivo incremento dell’occupazione - spiega l’Istituto di statistica - è atteso riflettersi anche sul tasso di disoccupazione che scenderebbe sensibilmente quest’anno (8,4%) e, in misura più contenuta, nel 2023 (8,2%)»

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Caro-energia spinge inflazione, continuerà a crescere

Quanto alla crescita dell’inflazione «è attesa proseguire nei prossimi mesi per poi attenuarsi, anche se con tempi e intensità ancora incerti». Lo rileva sempre l’Istat spiegando che nella media del 2022 il tasso di variazione del deflatore della spesa delle famiglie è previsto crescere (+5,8% da +1,7% nel 2021) mentre il deflatore del Pil segnerà un +3,4% (+0,5% nel 2021). «Nell’ipotesi che le pressioni al rialzo dei prezzi delle materie prime siano contenute e in presenza di una stabilizzazione del petrolio e del cambio, nel prossimo anno l’inflazione è attesa in parziale decelerazione», aggiunge Istat.

Inflazione salari, nuovo indice al netto energia importata

L’Istat ha diffuso oggi la nuova previsione dell’inflazione Ipca al netto dei beni energetici importati (IPCA NEI), un indicatore che è il riferimento per i rinnovi contrattuali. La previsione è del +4,7% per il 2022, del +2,6% per il 2023 e del +1,7% per il 2024 e 2025. «La previsione tiene conto anche dei cambiamenti di metodo che sono stati introdotti, relativamente alla scelta dell’indicatore di riferimento da utilizzare per i prezzi dei beni energetici importati», . “L’eccezionalità della situazione che stiamo attraversando e gli scenari anche un po’ incerti soprattutto sull’approvvigionamento dell’energia potrebbe richiedere un aggiornamento di Ipca Nei ed è un aspetto che sia le parti sociali che il governo potranno considerare», ha spiegato Monica Pratesi, capo Dipartimento della produzione statistica dell’Istat, in conferenza stampa, precisando che questo indicatore non rientra tra quelli diffusi mensilmente dall’Istat all’interno del comunicato sui prezzi al consumo, dove c’è l’Ipca al netto della componente energetica.

Crescita consumi famiglie 2022-23, ma in rallentamento

Per il 2022 l’Istat prevede un incremento dei consumi delle famiglie e delle ISP (Istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie) in termini reali (+2,3%) che «si accompagnerebbe a un leggero aumento della propensione al consumo». Il miglioramento dei consumi «è atteso proseguire anche nell’anno successivo seppure con una intensità più contenuta (+1,6%)». Anche i consumi della PA sono «attesi aumentare nell’orizzonte di previsione con una intensità simile (rispettivamente +0,5% e +0,6%)». «La fase di deciso peggioramento del clima di fiducia dei consumatori segnata a marzo e aprile - spiega l’Istat - ha mostrato una lieve attenuazione a maggio quando le attese di aumento dei prezzi si sono ridotte. La propensione al risparmio, ancora superiore ai livelli pre-crisi, potrebbe costituire un elemento di stimolo per i consumi nei prossimi mesi che, allo stesso tempo, risentirebbero negativamente dell’elevata inflazione»

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