revisione al ribasso

Istat: Pil in contrazione (-0,1%), prima volta dal 2014

di Nicola Barone


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(Pierpaolo Scavuzzo / AGF)

3' di lettura

Rivista al ribasso la valutazione preliminare del Pil del terzo trimestre con una diminuzione congiunturale dello 0,1% rispetto alla variazione nulla della stima precedente. Secondo l’Istat si realizza così il primo calo dell'attività economica dopo un periodo di espansione protrattosi per quattordici trimestri. A guardare nei conti economici trimestrali diffusi dall'Istat, durante il terzo trimestre il prodotto interno lordo, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2010, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è diminuito dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e aumentato dello 0,7% nei confronti del terzo trimestre del 2017 (era 0,8% nella stima preliminare).

L'Istat segnala ancora che il terzo trimestre del 2018 ha avuto due giornate lavorative in più del trimestre precedente e lo stesso numero di giornate lavorative rispetto al terzo trimestre del 2017. La variazione acquisita per il 2018 è dunque pari a +0,9 per cento. Come spiega l’Istituto nelle note a commento dei dati diffusi «la flessione, che segue una fase di progressivo rallentamento della crescita, è dovuta essenzialmente alla contrazione della domanda interna, causata dal sovrapporsi di un lieve calo dei consumi e di un netto calo degli investimenti, mentre l'incremento delle esportazioni, pur contenuto, ha favorito la tenuta della componente estera». L'input di lavoro è aumentato, nonostante l'andamento negativo dell'attività: le ore lavorate sono cresciute dello 0,5% e le unità di lavoro dello 0,1%.

GUARDA IL VIDEO - L'Italia smette di crescere, il Pil è fermo

La stima della variazione congiunturale del Pil diffusa il 30 ottobre 2018 era risultata nulla mentre quella tendenziale era pari a +0,8%. Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna registrano diminuzioni, con una riduzione dello 0,1% dei consumi finali nazionali e dell'1,1% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono cresciute rispettivamente dello 0,8% e dell'1,1%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha sottratto 0,3 punti percentuali alla crescita del Pil, con un contributo nullo per i consumi delle famiglie e delle istituzioni sociali private (Isp) e per la spesa delle amministrazioni pubbliche negativo per 0,2 punti percentuali per gli investimenti fissi lordi. La variazione delle scorte ha fornito un contribuito nullo alla variazione del Pil, mentre l'apporto della domanda estera netta è risultato positivo per 0,1 punti percentuali.

Dal lato dell'offerta di beni e servizi, si registra un andamento congiunturale positivo soltanto per il valore aggiunto dell'agricoltura, cresciuto dell'1,6%, mentre quelli dell'industria e dei servizi sono diminuiti, rispettivamente, dello 0,1% e dello 0,2%.

PRODOTTO INTERNO LORDO

I trimestre 2006 – III trimestre 2018, dati concatenati, destagionalizzati e corretti per gli effetti di calendario (anno di riferimento 2010), valori in miliardi di euro

PRODOTTO INTERNO LORDO

Centro studi Confindustria stima -0,5% produzione a ottobre
Intanto il Centro studi Confindustria rileva un calo della produzione industriale dello 0,5% in novembre su ottobre, quando è stimata aumentare dello 0,1% su settembre. Sul dato di novembre - si legge nella nota - può avere inciso negativamente il possibile “ponte” di venerdì 2. Nel quarto trimestre si registra una variazione acquisita di +0,2%. La produzione, al netto del diverso numero di giornate lavorative, arretra in novembre dello 0,7% rispetto allo stesso mese del 2017; in ottobre è cresciuta dello 0,9% sui dodici mesi. Gli ordini in volume scendono dello 0,3% su ottobre (-0,8% su novembre 2017), quando sono diminuiti dello 0,2% sul mese precedente (+0,8% annuo).

Nel corso del 2018 - osserva il CsC - la produzione industriale ha gradualmente perso terreno: i livelli in novembre sono inferiori del 2,1% rispetto al picco di dicembre 2017 e non si intravedono segnali di miglioramento per i prossimi mesi. Il freno alla dinamica dell'attività è venuto da entrambe le componenti della domanda, che già nei mesi scorsi avevano mostrato una crescente debolezza. I principali indicatori congiunturali (immatricolazioni, vendite al dettaglio, ICC - Indicatore dei Consumi di Confcommercio, fiducia e PMI) sono su livelli bassi e calanti e confermano un trend di deciso rallentamento del ciclo.

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