L’EFFETTO COVID

Istat: Pil nel primo trimestre a -5,3%, peggior dato dal ’95

Il risultato rispetto al trimestre precedente (-5,4% sui primi tre mesi del 2019). Crolla la spesa famiglie in Italia: -7,5%

Effetto Covid su fiducia imprese, a maggio crollo storico

Il risultato rispetto al trimestre precedente (-5,4% sui primi tre mesi del 2019). Crolla la spesa famiglie in Italia: -7,5%


2' di lettura

Nel primo trimestre del 2020 il Pil dell'Italia è diminuito del 5,3% rispetto al trimestre precedente e del 5,4% nei confronti del primo trimestre del 2019. Lo rileva l’Istat, rivedendo al ribasso le stime preliminari diffuse a fine aprile, che davano il Prodotto interno lordo in discesa del 4,7% su base congiunturale del 4,8% nel confronto annuo. I dati sono corretti per gli effetti di calendario e destagionalizzati.

«La stima completa dei conti economici trimestrali - spiega l’istituto centrale di statistica - conferma la portata eccezionale della diminuzione del Pil nel primo trimestre con flessioni del 5,3% in termini congiunturali e del 5,4% in termini tendenziali mai registrate dal primo trimestre del 1995», ovvero dall’avvio delle serie storiche ricostruite, per le quali è possibile il confronto.

Quanto alle importazioni e alle esportazioni, nel primo trimestre del 2020 sono diminuite a livello congiunturale, rispettivamente, del 6,2% e dell’8%.

La contrazione dei consumi
Nel commento che accompagna i dati sui conti economici del primo trimestre l’Istat sottolinea come «a trascinare la caduta del Pil è stata soprattutto la domanda interna», mentre «quella estera, anch’essa in calo, ha fornito un contributo negativo meno marcato». Inoltre «sul piano interno, l’apporto dei consumi privati è stato fortemente negativo per 4 punti e quello degli investimenti per 1,5, mentre un ampio contributo positivo (+1 punto percentuale) è venuto dalla variazione delle scorte».

Crolla la spesa famiglie: -7,5%
La spesa effettuata dalle famiglie in Italia, sul territorio, ha registrato una diminuzione in termini congiunturali del 7,5%. Un crollo che risente in particolare della discesa degli acquisti per i beni durevoli (-17,5%), dalle auto ai mobili. Forte il decremento anche per i beni semidurevoli, in cui rientra l’abbigliamento (-11,4%). Giù pure il dato relativo ai servizi (-9,2%). Molto più contenuta la flessione per i beni non durevoli, classificazione dove sono compresi gli alimentari (-0,9%).

I prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano lievemente la crescita a maggio da +2,5% a +2,6% tendenziale (+0,7% su aprile), mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d'acquisto registrano una variazione tendenziale nulla (da +0,8% di aprile).

A maggio inflazione negativa (grazie ai prezzi dei carburanti)
L’Istat hadiffuso inoltre le stime preliminari sull’indice dei prezzi al consumo di maggio: il valore torna negativo per la prima volta da ottobre 2016 (quando la flessione dell’indice generale fu pari a -0,2%). Tuttavia determinare questo andamento è soprattutto la flessione dei prezzi dei carburanti (una delle componenti più volatili del paniere) che spingono la diminuzione dei prezzi dei prodotti energetici a un’ampiezza (-12,7%) che non si registrava da luglio 2009 (quando si attestò a -14,6%). Al netto degli energetici, l’inflazione sale infatti a +1,1% e la componente di fondo a +0,9%. In questo contesto, i prezzi dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona mantengono una crescita sostenuta (+2,6%), accelerando di un decimo di punto rispetto ad aprile.

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