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Istat: prezzi delle case in discesa anche nel 2018 (-0,6%)

di Emiliano Sgambato


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3' di lettura

Per i prezzi delle case nessuna sorpresa nemmeno dall’ultimo trimestre 2018, nonostante in questo periodo si sia registrata un’accelerazione delle compravendite (e dopo un lungo periodo di crescita). Il dato Istat diffuso questa mattina registra infatti un -0,6% su base annua e -0,2% rispetto al periodo precedente. Dato che porta anche l’intero 2018 ad attestarsi su un calo dello 0,6%.

La flessione tendenziale, secondo le stime preliminari dell’istituto di statistica «è da attribuire unicamente ai prezzi delle abitazioni esistenti, che registrano una variazione negativa pari a -0,7% (era -1,3% nel trimestre precedente)». Ma si attenuano anche le buone notizie che sembravano arrivare dal nuovo – concentrato più su costruzioni di qualità e ad alta efficienza e laddove il mercato è più ricettivo di altra offerta – dove le quotazioni medie «rimangono stabili su base tendenziale mostrando una netta decelerazione rispetto al +1,6% del terzo trimestre del 2018».

Continua quindi l’anomalia di un mercato che – nonostante ormai da alcuni anni sia tornato in salute per numero di transazioni (nel 2018 hanno raggiunto le 780mila, con un +9,3% registrato nel quarto trimestre del 2018 dall'Agenzia delle Entrate) e che si mostra dinamico sul fronte affitti almeno nelle grandi città – rimane stagnante (con qualche eccezione solo nelle grandi città e a Milano in particolare) per quel che riguarda i prezzi.

Le cause sono da ricercare da un lato in una domanda sostanzialmente debole e molto dipendente dai mutui, e, dall’altro, in una congiuntura economica che non ha mai sostenuto la ripresa (con un inflazione ai minimi che certo non fa eccezione per quel che riguarda i prezzi delle case). Il mercato italiano, anche a causa dell’aumento di tassazione sulle seconde case avvenuta con l’introduzione dell’Imu, si è trovato poi orfano negli ultimi anni di una componente importante come quella degli acquisti per investimento. Componente che è apparsa in lieve ripresa negli ultimi tempi, ma soprattutto legata ad occasioni di investimento a buon mercato che certo non favoriscono la spinta all’andamento dei prezzi. Per gli stessi motivi neanche le previsioni per l’anno in corso sono positive.

«In media, nel 2018 – nota l’Istat – i prezzi delle abitazioni diminuiscono complessivamente dello 0,6%, a fronte di dinamiche di prezzo di segno opposto tra i prezzi delle abitazioni esistenti (che pesano per oltre l’80% sul dato complessivo), in diminuzione dell’1%, e quelli delle abitazioni nuove che aumentano dell’1%».
Rispetto alla media del 2010, «primo anno per il quale è disponibile la serie storica dell’Ipab, nel quarto trimestre 2018 i prezzi delle abitazioni risultano diminuiti del 16,9%, a causa esclusivamente alle abitazioni esistenti i cui prezzi sono diminuiti del 23,2% mentre per quelli delle abitazioni nuove si registra complessivamente un aumento, seppur contenuto ( +0,7%)».

A Roma il crollo è anche maggiore, con le case che costano un quarto in meno di nove anni fa. Anche lo scorso anno il calo dei prezzi è stato quasi il triplo di quello nazionale: -1,7%. In altre grandi città le quotazioni hanno però ripreso a salire: a Torino l’aumento è stato dello 0,5%, mentre a Milano la crescita ha raggiunto il 2,9%.

Di fronte a questi numeri, il presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa, si appella alla politica per smettere di trattare il patrimonio immobiliare privato «come un nemico» e alleggerire la «masochistica tassazione patrimoniale» introdotta dal 2012. «L’occasione c’è - afferma Spaziani Testa – è il decreto crescita in fase di elaborazione».

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