Prodotto interno lordo

Istat: ad agosto inflazione al 2,1%, massimo da 8 anni. Nell’Eurozona +3%

Confermate le stime preliminari. La crescita nei confronti del secondo trimestre del 2020 è pari a +17,3%. Forte recupero grazie a industria e terziario

(alexandro900 - stock.adobe.com)

4' di lettura

Ad agosto l’inflazione ha registrato in Italia un aumento dello 0,5% su base mensile e del 2,1% su base annua (da +1,9% del mese precedente), portandosi a un livello che non si registrava da gennaio 2013 quando fu +2,2%. Lo afferma l’Istat che diffonde oggi la stima preliminare per l’andamento dei prezzi al consumo.

La spinta è stata impressa per lo più dei prezzi dei beni energetici che continuano a registrare una crescita molto ampia sia per la componente regolamentata sia per quella non regolamentata. Pur aumentando su base annua a un tasso inferiore al punto percentuale, commenta l’Istat, accelerano anche i prezzi dei Beni alimentari sia lavorati sia non lavorati, determinando così il ritorno alla crescita dei prezzi del cosiddetto carrello della spesa (non accadeva da febbraio 2021). L'inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, rimane stabile a +0,6%, mentre quella al netto dei soli beni energetici accelera da +0,4% a +0,6%. L'inflazione acquisita per il 2021 è pari a +1,8% per l'indice generale e a +0,9% per la componente di fondo.

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Nell’area euro inflazione al 3%

Continua a salire l’inflazione anche nella zona euro. Secondo la stima flash di Eurostat il tasso è salito al 3% ad agosto, in aumento dal 2,2% di luglio. A pesare soprattutto l’energia (15,4%, rispetto al 14,3% di luglio), seguita dai beni industriali al netto dell’energia (2,7%, rispetto allo 0,7% di luglio), alimentari, alcolici e tabacco (2%, rispetto all’1,6% di luglio) e servizi (1,1%, rispetto allo 0,9% di luglio). Il tasso più elevato è in Estonia (5%), Lituania (4,9%) e Belgio (4,7%). In Italia è a 2,6%. (

Al traino dell’energia

L'accelerazione tendenziale dell'inflazione, spiega più approfonditamente l’Istat, si deve prevalentemente a quella dei prezzi dei Beni energetici (da +18,6% di luglio a +19,8%) e in particolare a quelli della componente non regolamentata (da +11,2% a +12,8%), mentre i prezzi della componente regolamentata continuano a registrare una crescita molto ampia (e in lieve accelerazione da +34,2% a +34,4%). Contribuiscono a questa dinamica, ma in misura minore, i prezzi degli alimentari lavorati (che accelerano da +0,2% a +0,8%) e quelli degli alimentari non lavorati (che invertono la tendenza da -0,2% a +0,8%).

Bene il Pil

Nel secondo trimestre del 2021 il prodotto interno lordo, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato del 2,7% rispetto al trimestre precedente e del 17,3% nei confronti del secondo trimestre del 2020. Lo comunica sempre l’Istat. Il dato conferma le stime preliminari. La crescita già acquisita del Pil per il 2021 è del 4,7%.

Forte recupero grazie a industria e terziario

Il forte recupero dell'attività produttiva, commenta l’istituto di statistica, riflette un aumento marcato del valore aggiunto sia nell'industria, sia nel terziario. Dal lato della domanda, a sostenere la crescita del Pil sono state le componenti interne dei consumi e degli investimenti il cui contributo è stato di +2,6 e +0,5 punti percentuali, mentre la componente estera ha fornito un apporto di 0,3 punti. Negativo è il contributo delle scorte per 0,8 punti percentuali. Le ore lavorate sono cresciute del 3,9% in termini congiunturali, le posizioni lavorative dell'1,9%, mentre i redditi pro capite sono risultati sostanzialmente stazionari.

Segno positivo per tutti i principali aggregati

La stima preliminare del Pil diffusa il 30 luglio 2021 - spiega Istat - aveva registrato variazioni analoghe sia in termini congiunturali, sia tendenziali. Il secondo trimestre del 2021 ha avuto una giornata lavorativa in più sia rispetto al trimestre precedente, sia rispetto al secondo trimestre del 2020. Rispetto al trimestre precedente, tutti i principali aggregati della domanda interna registrano un’espansione, con un aumento del 3,4% dei consumi finali nazionali e del 2,4% degli investimenti fissi lordi. Le importazioni e le esportazioni sono aumentate, rispettivamente, del 2,3% e del 3,2%. La domanda nazionale al netto delle scorte ha fornito un contribuito positivo di 3,1 punti percentuali alla crescita del Pil: +2,8 punti i consumi delle famiglie e delle Istituzioni Sociali Private ISP, +0,5 punti gli investimenti fissi lordi e -0,2 punti della spesa delle Amministrazioni Pubbliche (AP). Per contro, la variazione delle scorte ha contribuito negativamente per 0,8 punti percentuali, mentre l’apporto della domanda estera netta è risultato positivo nella misura di 0,3 punti percentuali. Si registrano andamenti congiunturali positivi per il valore aggiunto di industria e servizi, aumentati rispettivamente dell’1,6% e del 2,9% e stazionario per il valore aggiunto dell’agricoltura.

La spesa delle famiglie aumenta del 5,2%

La spesa delle famiglie sul territorio economico ha registrato un incremento nel secondo trimestre dell’anno, in termini congiunturali, del 5,2%. In particolare gli acquisti di beni durevoli sono aumentati dello 0,6%, quelli di beni non durevoli dello 0,7%, quelli di servizi del 9,4% e quelli dei beni semidurevoli del 4,7%. La ripresa degli investimenti è stata determinata dalla spesa per impianti, macchinari e armamenti cresciuta in misura pari al 2,8%, con la componente dei mezzi di trasporto cresciuta del 3,3%, da quella di abitazioni e fabbricati non residenziali e altre opere aumentate, rispettivamente, del 3% e del 2,9% e dagli investimenti in prodotti di proprietà intellettuale saliti dello 0,3%; mentre la componente in risorse biologiche coltivate è rimasta stazionaria. Per quanto riguarda i settori - spiega ancora Istat - nel secondo trimestre si registrano andamenti congiunturali positivi del valore aggiunto dell’1,2% nell’industria in senso stretto, del 3,2% nelle costruzioni, dell’8,3% nel commercio, riparazione di veicoli, trasporto, magazzinaggio, alloggio e ristorazione, del 2,6% nei servizi di informazione e comunicazioni, del 2,4% nelle attività immobiliari e del 7,7% nelle attività artistiche, di intrattenimento e negli altri servizi. Per contro, il valore aggiunto nelle attività finanziarie e assicurative diminuisce dello 0,1%, nelle attività professionali dell’1% e nell’amministrazione pubblica, difesa, istruzione e sanità dello 0,3%.


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