Indagine post-pandemia

Istat: il sistema delle imprese recupera solidità, ma due terzi ha difficoltà a reperire competenze necessarie da assumere

Report dell’Istituto centrale di statistica sulla situazione e prospettive dopo l'emergenza sanitaria Covid-19, indagine su 753 mila imprese

di Carlo Marroni

(ANSA)

4' di lettura

Oltre l'80% delle imprese, che rappresentano più del 90% del valore aggiunto, prevedono di trovarsi in una situazione di completa (41,3%) o parziale (39,5%) solidità entro la prima metà del 2022. Poco più del 3% si giudica invece gravemente a rischio. Il 9,4% delle imprese ha aumentato il personale nella seconda metà del 2021 mentre un altro 12,1% sta assumendo. Ma tra queste quasi i due terzi segnalano difficoltà a reperire le competenze necessarie. Per quasi un quarto delle imprese i fattori di rischio per la crescita sono l'indebolimento della domanda e gli ostacoli nell'acquisire gli input produttivi. Il Report dell'Istat sulla situazione e prospettive dopo l'emergenza sanitaria Covid-19 emergono si confermano alcune tendenze del comparto produttivo. Tra le imprese oggetto di indagine sono 753 mila, il 77,6% del totale.

Segnali positivi sulle assunzioni, difficoltà per le professionalità adeguate

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Il 13,6% delle imprese che hanno dichiarato di non aver aumentato il personale dell'impresa (il 12,1% del totale delle imprese con almeno 3 addetti), ha poi affermato di essere, alla fine dello scorso anno, in fase di acquisizione di risorse. Anche in questo caso l'incidenza è risultata più elevata tra le imprese dell'industria in senso stretto e delle costruzioni (rispettivamente 17,0 e 17,3%), mentre ha interessato il 10,8% delle imprese del commercio e il 12,8% degli altri servizi. In particolare, oltre al comparto della costruzione di edifici ed ingegneria civile, si osserva una frequenza di assunzioni relativamente più elevata in settori come la chimica e farmaceutica, in quello della meccanica, nella produzione di software e la consulenza informatica. Una quota assai significativa di imprese dell'industria e delle costruzioni, che hanno assunto personale a tempo determinato o indeterminato o hanno dichiarato di essere in fase di acquisizione di risorse umane, ha segnalato difficoltà a trovare le competenze necessarie: ciò riguarda più del 76% delle unità nel settore delle costruzioni e il 66,4% in quello dell'industria. Il problema, peraltro, tocca il 55,0% delle imprese del commercio e il 66,3% di quelle degli altri servizi. Nel complesso, le difficoltà nell'acquisizione di personale sono segnalate più frequentemente nelle unità di minore dimensione: rispettivamente, dal 63,9% e il 66,7% delle micro e piccole imprese, dal 58,2% delle medie e dal 50,1% delle grandi.

Le figure più richieste nella logistica e produzioni per funzioni ingegneristiche

Tra i profili mancanti vengono indicati con più frequenza quelli relativi alla logistica e produzione, segnalati soprattutto da imprese di medie e grandi dimensioni. Anche i profili relativi alle funzioni tecnico-ingegneristiche di supporto alla produzione sono indicati soprattutto dalle medie e grandi imprese mentre tra le micro risultano relativamente più frequenti difficoltà nel reperire risorse nell'ambito dell'area organizzativo-gestionale e nelle vendite, marketing e comunicazione. Infine, poco meno del 10% delle imprese ha dichiarato di aver registrato una quota di dimissioni maggiore a quella osservata nel periodo pre-pandemia, soprattutto tra le grandi imprese (23,0% tra le unità con più di 250 addetti). A livello settoriale un'incidenza comparativamente elevata di dimissioni si riscontra soprattutto nel trasporto aereo, nei servizi di agenzie di viaggio e tour operator e nei servizi dell'assistenza sociale.

Pnrr, l' importanza tende a crescere all'aumentare della dimensione aziendale

In accordo con quanto riscontrato nella percezione delle criticità, il fattore di sostegno che le imprese segnalano con maggiore frequenza è la ripresa della domanda interna. Le misure che costituiscono il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) sono un fattore di sostegno percepito da una parte importante ma non prevalente delle imprese, almeno sull'orizzonte temporale del primo semestre del 2022. Per ciascuno dei capitoli del PNRR direttamente considerati, circa la metà delle imprese non li considera rilevanti come traino dell'attività. Il giudizio riguarda sia le misure legate alla transizione ecologica (il 47,7% le reputa di modesta o elevata importanza) sia quelle inerenti le infrastrutture e la mobilità sostenibile (47,1%) che hanno evidentemente un orizzonte di sviluppo più lontano. Più della metà delle imprese assegna una modesta (36,0%) o elevata (17%) rilevanza alle misure legate a digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura. Per tutte le tipologie di misura PNRR, l'importanza (modesta o elevata) tende a crescere all'aumentare della dimensione aziendale, soprattutto nei capitoli legati a digitalizzazione, innovazione, competitività e cultura e alla rivoluzione verde e transizione ecologica. A livello settoriale, una minore rilevanza si associa alle imprese attive nel terziario non commerciale: più della metà considera non rilevanti i diversi capitoli del PNRR.

Smart working ancora diffuso nei servizi e nelle imprese più grandi

La diffusione delle modalità di smart working o telelavoro risulta in calo rispetto alla rilevazione effettuata nell'autunno precedente, che aveva colto una fase in cui il riacutizzarsi dell'emergenza sanitaria aveva determinato misure di contenimento e comportamenti sfavorevoli al lavoro in presenza. La quota di imprese che segnalano l'utilizzo di modalità di lavoro a distanza è risultata del 6,6%, a fronte dell'11,3% registrato nella precedente indagine (oltre il 20% tra marzo e maggio 2020). Le differenze settoriali restano molto ampie e piuttosto stabili nel tempo. L'attività di lavoro a distanza è risultata più frequentemente utilizzata dalle imprese dei servizi: quasi un'impresa su dieci dichiara di farvi ricorso (14% a fine 2020). All'interno del comparto una quota elevata si rileva nei servizi di informazione e comunicazione (34,3%), attività professionali, scientifiche e tecniche (24,4%), istruzione (19,0%) e attività finanziarie e assicurative (17,4%). Nell'industria, la quota di imprese che si avvalgono di tale forma di lavoro è risultata limitata (5,8%) e di gran lunga inferiore a quella osservata a fine 2020 (11,6%).


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