cassazione

Istigazione all’odio razziale, sì al sequestro di Radio Studio 54

Per la Suprema corte c’è il fumus del reato, extracomunitari in Italia descritti come cannibali, stupratori e ladri per un impulso di origine etnica

di Patrizia Maciocchi

default onloading pic
(12386)

3' di lettura

Via libera al sequestro preventivo degli impianti di Radio Studio 54, per gli indizi del reato di istigazione all’odio razziale. Nel mirino dei giudici è finita la trasmissione “Voce del popolo”, nel corso della quale, secondo l’accusa, venivano propaganadate e diffuse idee fondate sulla superiorità e sull’odio razziale ed etnico. La Cassazione (sentenza 3722) ha respinto il ricorso del fondatore e conduttore Guido Gheri, e nel confermare il sequestro i giudici hanno ribadito che per far scattare il reato di isgazione all’odio razziale non basta un sentimento di generica antipatia.

Segre al Parlamento Ue: "Predico contro l'odio, non lo fomento"

L’odio razziale

Loading...

L’odio razziale ed etnico «è integrato da un sentimento idoneo a determinare il cncreto pericolo di comportamenti discriminatori». Una proganda dunque finalizzata a influenzare il comportamento o la psicologia di un vasto pubblico e a raccogliere adesioni. Il - razzismo sottolinea la Suprema corte - è fondato sulla qualità personale del soggetto e non - invece - sui suoi comportamenti. Un contesto in cui, al momento, sembra rientrare il comportamento dello speaker, un dj negli anni 80 abbastanza noto in Toscana. L’indagato in più occasioni aveva definito gli extracomunitari presenti in Italia, in quanto tali, “cannibali, stupratori e ladri”.

L’impulso a delinquere di orgine etnica

Gheri ricollegava solo alla loro «peraltro variegata etnia, la propensione a commettere i più vari, ed odiosi delitti, alla cui consumazione - scrivono i giudici - sarabbero pertanto condotti non dalla loro volontà di singoli individui ma da un ineluttabile destino e da un incoercibile impulso derivanti esclusivamente dalla loro origine etnica». Il conduttore per evitare di essere ancora accusato di istigazione all’odio razziale come già avvenuto in passato, aveva trovato un “brillante” escamotage: aveva sostituito il termine extracomunitari con “marziani”.

Nessun segnale di ravvedimento

Per la Cassazione basta per confermare il sequestro degli impianti. Anche alla luce della ricostruzione fatta dal Tribunale sui passaggio di titoloraità della licenza di Radio Studio 54, rimasta nello stretto ambito familiare. L’indagato si è dunque garantito - spiega la Cassazione - «il dominio sulla sua programmazione, anche assumendo personalmente il ruolo di conduttore dell’unica strasmissione parlata». Circostanza che scioglie ogni dubbio, allo stato degli atti, «sulla strumentalità del mezzo alle intenzioni e alla volontà dell’indagato, così che il pericolo che egli commetta altri reati della medesima specie appare davvero concreto, anche alla luce di numerosi pregressi, e successivi, analoghi episodi». Nè,sostengono i giudici, il conduttore dà segnali di “resipiscenza”.


Il sostegno degli amministratori locali di Lega e Fratelli d'Italia
A sostegno di Gheri si erano mossi dei giornali, secondo i quali le toghe rosse e la sinistra volevano mettere un bavaglio ad una radio che non prende soldi pubblici, e far tacere chi aveva pensato una trasmissione mattutina, una delle poche voci libere, seguita da quasi mezzo milione di persone. A supporto di Guido Gheri e della radio, quando è stata messa sotto sequestro ad agosto, anche alcuni esponenti locali della Lega e di Fratelli d'Italia. Alessandro Draghi, capogruppo al comune di Firenze di Fdi, e Jacopo Antonelli, consigliere regionale della Lega, avevano ipotizzato una giustizia ad orologeria: «Il provvedimento di sequestro è esagerato - avevano affermato gli amministratori - nei confronti di una radio che ha sempre operato liberamente in una regione dove la libertà non è per tutti». Il dubbio sollevato da Draghi e Alberti era che la radio avesse attaccato i “poteri forti”. Perplessità erano state espresse anche sull'operato di «una certa magistratura contro chi ha il coraggio di criticare frontalmente l'invasione migratoria della nostra nazione». Malgrado questo c'era fiducia nella giustizia. Ma la Cassazione conferma il sequestro e il quadro emerso dalle indagini, per ora, racconta un'altra storia.

Altri articoli

Odio razziale: il manifesto con la testa nera mozzata non basta per la condanna

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti