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Istituita la Capitale della Cultura del Mediterraneo, ne avevamo bisogno?

La prima Conferenza dei Ministri della Cultura del Mediterraneo, tenutasi nella città partenopea mette a fuoco nuove strategie di diplomazia culturale

di Roberta Capozucca

Crediti © Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministero della Cultura

4' di lettura

Avevamo bisogno di un'altra Capitale della Cultura? No, ed infatti non è questo il senso della ministeriale tenutasi a Napoli a metà giugno e che ha decretato la città partenopea prima Capitale della Cultura del Mediterraneo. A differenza di quanto è emerso, il senso politico della due giorni, che ha visto coinvolti i ministri della cultura di 30 Paesi del Mediterraneo, riguarda la necessità di avviare un processo di riscoperta identitaria della regione e tracciare una strategia di cooperazione tra i paesi del bacino basata sulla cultura.

Le politiche europee di cooperazione

In ambito europeo, gli aspetti attinenti alla cooperazione internazionale si inquadrano nelle più ampie Politiche di Vicinato (PEV) articolate nel vicinato orientale, per i paesi quali Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova, Ucraina e in quello meridionale per Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Siria e Tunisia. Ma, mentre la politica per il partenariato orientale è stata condotta sulla base di una cornice unitaria, la politica per il vicinato meridionale, quindi per la regione del Mediterraneo, si è sviluppata senza un vero e proprio quadro strategico bensì su azioni bilaterali avviate tra i singoli paesi. In questo contesto, nel 2021 la Commissione Europea e l'Alto Rappresentante per gli affari esteri e la politica di sicurezza hanno dato avvio alla stesura della nuova Agenda per il Mediterraneo con l'obiettivo di delineare le priorità d'azione in un'ottica di partenariato rafforzato. L'Agenda è stata accompagnata da un piano di investimenti economici gestiti attraverso lo NDICI (Neighbourhood, Development and International Cooperation Instrument), il principale strumento finanziario per l’azione estera dell'Ue che nel ciclo di bilancio 2021-2027 ha a disposizione una dotazione complessiva di 79,5 miliardi di euro, il 10% in più rispetto al precedente bilancio pluriennale. Ma, nonostante la cultura venga più volte citata nell'Agenda come lo strumento di cooperazione e di dialogo tra i popoli per eccellenza, essa non trova spazio negli avvisi di finanziamento di NDICI, rimanendo relegata ad un ruolo decisamente marginale e frammentato all'interno delle singole proposte progettuali di cui non risulta mai essere la principale beneficiaria. Proprio da queste mancanze, è emersa la volontà di organizzare una ministeriale del Mediterraneo in cui la decisione di istituire una Capitale della Cultura è nient'altro che il pretesto per catalizzare l'attenzione politica europa ad investire risorse aggiuntive sulla cooperazione del bacino e incorporare la cultura come strumento di dialogo permanente della regione euro-mediterranea.

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Il ministro Dario Franceschini. Crediti © Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministero della Cultura

Strumenti per la cooperazione europea a base culturale

A partire dal 2007, la cultura è stata inserita nell'Agenda Europea come elemento strategico nelle costruzione e nel mantenimento delle relazioni internazionali dell'Ue. Tale riconoscimento ha preso poi forma nel documento miliare “Verso una strategia dell'Unione europea per le relazioni culturali internazionali” che, definendo gli obiettivi per l'implementazione dello strumento culturale, cita tra le capacità del settore quelle di:

- sbloccare il potenziale dei territori per uno sviluppo sociale ed economico sostenibile;
- promuovere la pace e combattere la radicalizzazione attraverso il dialogo;
- rafforzare la cooperazione sul patrimonio culturale contrastando il traffico illecito.

La Dichiarazione finale

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Nell'ambito degli schemi di finanziamento europei, non esiste però un programma specifico dedicato a supportare l'azione di cooperazione culturale, che rimane quasi sempre un obiettivo secondario nei progetti di mobilità o di produzione culturale transnazionale. Tra le possibilità esistenti è doveroso citare Europa Creativa che, oltre ad avere una call dedicata ai Progetti di Cooperazione transfrontaliera con un budget di 60,9 milioni di euro per il 2022, a partire dallo scorso settennio ha sviluppato degli accordi bilaterali per consentire ai paesi extra-Ue di partecipare agli avvisi.

I ministri della cultura di 30 Paesi del Mediterraneoro che che hanno partecipato al Forum. Crediti © Ufficio Stampa e Comunicazione del Ministero della Cultura

Oggi, infatti, Armenia, Georgia, Moldova, Tunisia e Ucraina sono a tutti gli effetti beneficiari del programma. Tra gli accordi più significativi intessuti c'è quello con la Tunisia, dove lo scorso febbraio è stato inaugurato il prima Creative Desk Europe, ufficializzando l'ingresso dello stato magrebino nell'area euro-mediterranea e la transizione verso uno sradicamento delle politiche nazionaliste.Per quanto riguarda l'area del vicinato orientale, la presenza di una visione politica unitaria ha permesso negli anni di attivare diversi programmi quadri di cooperazione a base culturale. Tra questi il più importante e longevo è EU4Culture, il programma finanziato dall'Unione Europea con 40 milioni di euro e gestito da UNOPS Albania con l'obiettivo di rafforzare i legami tra cultura, crescita economica promozione del dialogo e delle esperienze interculturali nei paesi balcanici. Inoltre, nell'area balcanica, i progetti di cooperazione a trazione culturale possono essere anche finanziati nell’ambito dello strumento europeo di vicinato e partenariato ENPI, che comprende programmi di cooperazione bilaterale, regionale e transfrontaliera, dallo strumento di assistenza tecnica TAIEX, dal programma di gemellaggio Twin-ning e dal programma Interreg B, che ha inserito per l'area avvisi territoriali specifici come ADRION, DANUBE and Balkan-Mediterranean. Al contrario, le azioni di cooperazione culturale per la sponda mediterranea sono per lo più brevi e frastagliate all'interno di accordi bilaterali tra le Direzioni Generali della Commissione e i singoli paesi. Ad esempio, oltre ad Europa Creativa, anche Erasmus + ha attivato degli avvisi speciali di mobilità e formazione, finanziati da NDICI, per i paesi del Mediterraneo (Algeria, Egitto, Giordania, Israele, Libano, Libia, Marocco, Palestina, Siria e Tunisia), che comunque rimangono esterni al programma. Di fatto, con la chiusura di Med-Culture, che dal 2014 al 2018 ha accompagnato nove paesi partner del Mediterraneo (Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Tunisia, Palestina, e Libia) nello sviluppo di politiche a base culturale, l'Europa ha perso l'unico programma regionale di cooperazione culturale con i paesi della sponda sud. Anche in questa mancanza è da ricercare il senso della Ministeriale di Napoli, che nella Dichiarazione finale ha sottolineato la necessità di istituire un programma quadro di cooperazione culturale di carattere regionale di lungo termine, che non si esaurisca in progetti sporadici ma raccolga le visioni di una storia comune per affrontare le problematiche attuali e investire in processi di sviluppo integrato.

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