GESTIONE AZIENDALE

It manager alla prova della pandemia: più cyberattacchi, servono più competenze

Il 55% dei team attivi nell'ambito della sicurezza ha registrato nel corso del 2020 una crescita nel numero di azioni da parte degli hacker

di Gianni Rusconi

(REUTERS)

3' di lettura

Una cattiva notizia, largamente preannunciata, e una invece che lascia ben sperare. In Italia, il 55% dei team attivi nell'ambito della sicurezza ha registrato nel 2020 una crescita nel numero di cyberattacchi; per contro, l’aumento delle sfide in questo ambito durante il lungo periodo pandemico ha rappresentato per i manager informatici un’opportunità unica per ampliare le proprie competenze. A dirlo è uno studio indipendente condotto tra gennaio e febbraio 2021 da Vanson Bourne per conto di Sophos su un campione di 5.400 decision maker dell’area It di aziende di medie dimensioni di 30 Paesi, Italia compresa.

Il dato a cui guardare con attenzione, rimanendo al campione italiano, ci dice che la stragrande maggioranza dei responsabili It (e dei rispettivi gruppi di lavoro) costretti a far fronte a un aumento dei cyberattacchi e a un carico di lavoro più pesante per la gestione della sicurezza (parliamo di circa l’80% del totale) ha confermato di aver ottimizzato nel corso degli ultimi dodici mesi le proprie competenze e conoscenze sulla sicurezza. Una tendenza registrata praticamente in tutti i settori presi in esame dalla ricerca, con in testa l’Istruzione, il Retail e la Sanità.

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“Il 2020 è stato un anno che ha posto sfide senza precedenti per i team It”, ha osservato in una nota Chester Wisniewski, principal research scientist di Sophos, evidenziando come l’emergenza Covid-19 abbia indotto molte aziende a mettere a punto team di figure qualificate in grado di unire talenti interni ed esterni e a introdurre piattaforme di sicurezza in grado di combinare l’automazione intelligente con la competenza umana nella caccia alle minacce.

“Non si può tornare indietro”, questo il monito dell’esperto di Sophos, che ha ribadito l’importanza di gestire il tema della cybersecurity e degli attacchi informatici attraverso una strategia e risorse umane adeguate. Lo scenario che lo studio descrive a livello mondiale, del resto, non lascia molto spazio alle improvvisazioni. Le richieste rivolte ai team It, per esempio, sono aumentate man mano che la tecnologia è diventata il fattore chiave per le aziende.

Il carico di lavoro complessivo del reparto informatico (esclusa la sicurezza) è cresciuto nel 63% dei casi mentre il 69% dei manager intervistati ha confermato un incremento del carico di lavoro relativo specificamente alla cybersecurity (con il 61% dei team It che ha segnalato un salto in avanti del numero di cyberattacchi scagliati contro la propria azienda).

In seno ai reparti It delle organizzazioni oggetto di studio, come già detto, si sono evidenziati però anche valori positivi come il maggior senso di coesione e di collaborazione, con tutti i benefici che ne sono conseguiti anche per le condizioni psicologiche degli addetti. Più in generale, secondo gli autori del rapporto, le esperienze del 2020 hanno alimentato la consapevolezza di quanto siano importanti e necessari, nella definizione delle future strategie tecnologiche, gruppi di lavoro ben strutturati e il ricorso a strumenti avanzati come l’intelligenza artificiale.

Oltre due terzi (il 68%) dei manager, infatti, prevede un incremento del numero degli addetti alla sicurezza It interno entro il 2023, mentre più della metà (il 56%) si aspetta che cresca nello stesso arco di tempo anche il numero di addetti in outsourcing. La quasi totalità del campione (il 92%), invece, è dell’idea che l’intelligenza artificiale aiuterà a gestire il numero crescente e/o la complessità delle minacce, partendo dal presupposto che oltre la metà dei team It ritenga i cyberattacchi ormai troppo avanzati per poterli affrontare con le sole risorse aziendali attualmente a disposizione.

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