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Ita-Alitalia, esuberi e nuovo contratto sono i nodi del negoziato

Si rompe il tavolo coi sindacati. Altavilla tira dritto col piano per i primi voli il 15 ottobre. Ita vuole assumere i 2.800 dipendenti con un regolamento interno

di Gianni Dragoni

Ita, nessun accordo: sindacati divisi e tensioni con i lavoratori

6' di lettura

Il dossier Ita-Alitalia diventa incandescente. Mentre è in arrivo, forse già giovedì 9 settembre, la lettera finale della Commissione europea con le indicazioni necessarie per autorizzare il decollo della nuova compagnia pubblica, a Roma c’è una battuta d’arresto nel negoziato con i sindacati. Il presidente di Ita, Alfredo Altavilla, tira dritto con i suoi piani, ma la tensione è molto alta. Due sono i punti di contrasto tra la nuova società controllata da ministero dell’Economia e i sindacati: le regole del nuovo contratto di lavoro e gli esuberi fra i lavoratori di Alitalia.

Gli esuberi

Partiamo dai lavoratori. Il piano di Ita prevede al decollo, previsto per il 15 ottobre se non ci saranno imprevisti, 2.800 dipendenti. Ita vuole fare assunzioni sul mercato e ha aperto fino al 6 settembre una piattaforma online sulla quale sono arrivate 29.451 candidature. Di queste oltre 7.200 sono di dipendenti Alitalia, circa il 70% della forza lavoro complessiva, pari a circa 10.200 addetti. Già questi numeri fanno capire che, se anche Ita assumesse solo i lavoratori di Alitalia, ci sarebbe il rischio di arrivare a più di 7mila esuberi. I 2.800 addetti da immatricolare al via sono divisi tra 1.550 naviganti e 1.250 lavoratori di terra. Poiché i naviganti di Alitalia sono circa 4.500, tra loro ci sarebbero circa 3mila esuberi. Tra i lavoratori di terra, qui si parla soprattutto degli uffici e funzioni centrali, gli esuberi sarebbero quasi nulli, considerando che nel lotto aviation di Alitalia ci sono 1.400 addetti, lasciando da parte gli addetti dei due rami d’azienda che, dopo la costituzione di nuove società, verranno venduti con procedura separata dai commissari, cioè handling e manutenzione.

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I sindacati chiedono 4 anni di cigs

I sindacati hanno chiesto al governo di garantire ammortizzatori sociali per quattro anni, fino al 31 dicembre 2025, per coprire tutto il periodo del piano industriale di Ita. Per ora i commissari hanno chiesto l’estensione della cigs per un anno, fino al 22 settembre 2022, mentre il governo non ha detto nulla nel merito. I sindacati vorrebbero l’estensione della cigs come quella introdotta per Alitalia nel 2008, ai tempi dell’operazione berlusconiana dei Capitani coraggiosi, con la garanzia dell’80% dello stipendio effettivo. Ben di più dei circa mile euro lordi al mese della cigs che è il massimo per i lavoratori dell’industria, dei servizi e di altri settori.

Il nuovo contratto e il taglio degli stipendi

Ita ha detto che vuole un contratto più competitivo, quindi stipendi più bassi per allinearsi alla concorrenza. Secondo i sindacati le proposte dell’azienda, messe sul tavolo il 6 settembre, prefigurano contratti per i naviganti (piloti e assistenti di volo) con stipendi «inferiori a Ryanair e alla media delle low cost operanti in Italia», ha riferito al Sole 24 Ore una fonte che partecipa alle trattative. Tra gli esempi, secondo i sindacati, in Ita un comandante Alitalia con 24 anni di anzianità potrebbe guadagnare al massimo 114mila euro lordi l’anno, rispetto ai 140mila euro lordi di un comandante di Ryanair con 7 anni di anzianità, quindi molto più giovane. E tutti gli altri piloti dovrebbero guadagnare di meno, a scalare. Per gli asisstenti di volo, secondo la stessa fonte, le simulazioni sulla base delle tabelle di Ita porterebbe a uno stipendio medio di circa 35mila euro lordi l’anno, mentre per i lavoratori di terra verrebbero sostanzialmente mantenuti gli attuali livelli, in media circa 34.800 euro lordi annui. Sono cifre ufficiose, da verificare, Ita non ha diffuso dati.

Spaccatura fra i sindacati

Le proposte di Ita hanno diviso i sindacati, già separati in due schieramenti. Da un lato i confederali Cgil, Cisl e Uil, alleati del sindacato più di destra Ugl, che non vogliono condividere il negoziato e il contratto con i rappresentanti di piloti e assistenti di volo. Il presidente di Ita Alfredo Altavilla ha voluto un tavolo unico di negoziato, per arrivare a un contratto firmato da tutti, senza spezzatino tra le categorie e le sigle sindacali. Allo scadere dell’ultimatum per individuare i «fondamentali» del nuovo contratto, fissato per le 17 dell’8 settembre, Altavilla ha dovuto prendere atto che non c’è accordo.

Il mancato accordo

Ita ha detto che, «rilevata l'indisponibilità alla firma unitaria dei testi presentati il 6 settembre, requisito imprescindibile per accompagnare la nascita di un progetto così ambizioso e di respiro internazionale, ha preso atto della impossibilità di addivenire ad un accordo». La società ha reso noto che Cgil-Cisl-Uil e Ugl, che rappresentano soprattutto i lavoratori di terra, hanno disertato l’incontro con l’azienda e la mattina dell’8 settembre hanno fatto arrivare a Ita «una controproposta che escludeva le associazioni professionali» dei piloti e assistenti di volo dalla firma della stessa. Non si conosce il contenuto di questa controproposta. Questi sindacati sono rimasti a Fiumicino nell’assemblea dei lavoratori. Sono andati all’incontro, per le 15, solo i rappresentanti dei naviganti, Fast Confsal e le sigle riunite nella Fnta (Anpac, Anpav, Anp e Assovolo), che tuttavia «hanno manifestato l’impossibilità di sottoscrivere le proposte in precedenza presentate dall’azienda» perché ritengono trobbo bassi gli stipendi. Al termine è stato sottoscritto un verbale di mancato accordo, in cui si dice che «non sussistono, allo stato, le condizioni per addivenire ad un acordo complessivo», firmato da Altavilla e solo dai rappresentanti dei naviganti.

L’azienda vuole andare avanti

In questa situazione confusa l’azienda intende andare avanti con i suoi programmi, «conferma l’intenzione di procedere all'assunzione delle 2.800 persone attraverso l’applicazione di un regolamento aziendale». Ci sarà una selezione tra i quasi 30mila che hanno inviato il cv. Ita intende fare le assunzioni sulla base di regole interne, senza applicare contratti collettivi condivisi con i sindacati. Altavilla, che è stato fino a luglio 2018, a fianco di Sergio Marchionne al vertice dell’ex Fiat e Fca, intravede un percorso simile a quello sperimentato dalla Fiat, dopo la strappo di Marchionne con l’uscita da Confindustria nel 2011. Fiat è un’azienda privata, Ita è controllata al 100% dal ministero dell’Economia. Altavilla ha espresso «il rincrescimento per l’impossibilità di arrivare a un accordo, motivata dal perdurare di pregiudiziali puramente formali che nulla hanno a che fare con il merito e la bontà del progetto relativo alla nascita di Ita e che rispecchiano consuetudini e linguaggi non più attuali», dice la nota di Ita. «I tempi sono cambiati, bisogna adeguarsi. Altrimenti l’azienda non ha futuro», ha detto Altavilla nelle riunioni.

Confederali e Ugl chiedono l’intervento del governo

«La rottura delle trattative da parte di Ita è la goccia che ha fatto traboccare il vaso», hanno replicato, in una nota unitaria, i segretari generali di Cgil e Fillt, Maurizio Landini e Stefano Malorgio, Cisl e Fit, Luigi Sbarra e Salvatore Pellecchia, Uil e Uiltrasporti, Pierpaolo Bombardieri e Claudio Tarlazzi. Hanno chiesto l’intervento del governo sulla richiesta di cigs per gli esuberi di Alitalia fino al 2025. «È inaccettabile - concludono i segretari generali - che un’azienda di proprietà dello Stato agisca con una modalità al limite delle regole e senza alcuna idea di responsabilità sociale, fino a mettere in discussione l’esistenza del contratto nazionale. Ora - sostengono - serve intervenire e convocare urgentemente il tavolo sull’emergenza trasporto aereo che avrebbe dovuto essere già stato convocato a seguito delle nostre reiterate richieste, rimaste totalmente inascoltate da parte dei ministeri che ne avrebbero avuta la titolarità, finanziando innanzitutto un ammortizzatore sociale che accompagni il piano industriale messo in campo da un’azienda pubblica».

Giorgetti appoggia Altavilla

Il ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti, ha espresso sostegno ai vertici di Ita. Ha detto che «almeno sulla carta Ita deve nascere in condizioni di economicità. E le scelte degli amministratori, che sono stati nominati dal Mef, rispondono esattamente a questi dettami. Siamo in attesa, spero che sia questione di ore, della decisione finale della Commissione Ue che contiene gli elementi sulla base dei quali l’amministrazione straordinaria si sta muovendo», ha aggiunto il ministro.

La decisione della Ue

Secodo il Financial Times la decisione della Commissione sarà emessa il 9 settembre e dirà che il governo ha violato le regole sugli aiuti di Stato quando ha concesso prestiti ad Alitalia per 900 milioni di euro nel 2017. Era il governo di Paolo Gentiloni, oggi commissario Ue. Alitalia dovrebbe quindi restituire allo Stato questa somma, ma non ha i soldi. La decisione Ue stabilirà anche la «discontinuità» tra Alitalia e Ita, altrimenti sarebbe Ita a dover rimborsare gli aiuti di Stato. Terzo punto della decisione, secondo quanto risulta al Sole 24 Oe, dovrebbe essere un via libera della Ue alla ricapitalizzazione di Ita per 700 milioni da parte del Mef.


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  • Gianni DragoniCaporedattore, inviato

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: italiano, inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza, industria aerospazio, difesa, industria ferroviaria, trasporto aereo, grandi aziende pubbliche, privatizzazioni, bilanci società di calcio, stipendi manager, governance società quotate, conflitti d'interesse

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