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Ita e la lunga telenovela della compagnia di bandiera

Gli ultimi sviluppi confermano che continua a non dare tregua l’annoso calvario di quella che era stata la nostra compagnia di bandiera

di Giancarlo Mazzuca

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

Chi si aspettava un po’ di sereno sui nostri cieli dopo il decollo di Ita Airways, che ha preso il testimone da Alitalia, è stato prontamente smentito dai fatti perché gli ultimi sviluppi confermano che continua a non dare tregua l’annoso calvario di quella che era stata la nostra compagnia di bandiera.

Il nuovo colpo di scena è di pochissimi giorni fa: i membri del cda in quota Mef, contestandogli la gestione, hanno tolto tutte le deleghe al presidente Alfredo Altavilla che, per il momento, sembra però deciso a non arretrare e sarebbe pronto ad avviare un'azione legale sulla sua rimozione. Ma quale è il vero motivo del contendere?

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Il “numero uno” defenestrato - a differenza dei consiglieri e dello stesso amministratore delegato, Fabio Lazzerini, che si sono dichiarati favorevoli alla cessione della compagnia al fondo Usa Certares rinforzato dalla statunitense Air Delta e da Air France - ha puntato tutto sulla proposta di acquisto formulata dalla Lufthansa e da Msc.

Quest'ultima vicenda non fa che confermare il fatto che non c'è nulla di nuovo sui cieli d'Italia con un'interminabile battaglia aerea. La “telenovela” è cominciata quasi quindici anni fa e anche allora, come adesso, ci furono «avance» dei francesi. Eravamo nel 2008: a Palazzo Chigi c'era Berlusconi con Giulio Tremonti ministro del Tesoro, ed i transalpini, assieme agli olandesi di Klm, avanzarono un'offerta d'acquisto di un miliardo di euro, più l'impegno di accollarsi tutti i debiti. Ma per difendere “l'italianità” della compagnia, il governo disse no e favorì la nascita di una cordata bianco-rosso-verde con uno stanziamento statale di 800 milioni.

Da allora è cominciata la lunghissima odissea che è proseguita anche quando, venendo meno alle intenzioni dell'esecutivo guidato dal Cavaliere, abdicammo agli arabi di Etihad: una parentesi straniera che ha finito per affossare ancor più la compagnia. Tutti i successivi tentativi di salvataggio sono, infatti, falliti anche dopo la nascita di Ita sulle ceneri di Alitalia.

Sono tante le speranze naufragate: ad esempio, Carlo Calenda, quando era ministro dello Sviluppo economico (nei governi Renzi e Gentiloni), disse che la società sarebbe tornata a decollare prima del 4 marzo 2018, prima, cioè, delle elezioni politiche che dettero vita alla precedente legislatura. Quella legislatura è finita ed è appena cominciata una nuova ma siamo ancora al punto di partenza. In tutti questi anni, ci sono state nuove ipotesi di risanamento (compreso il progetto di un'alleanza con le Ferrovie dello Stato sponsorizzato dall'allora ministro Luigi Di Maio) ma sono arrivate altrettante fumate nere. Ma non è mai troppo tardi per sperare in un decollo vero.

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