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Ita, Lufthansa verso l’offerta: probabile in settimana

In precedenza la compagnia si era fatta avanti con Msc, il gruppo che fa capo all’armatore Aponte, che poi ha fatto un passo indietro

Ita, Urso: “Dossier riaperto, al lavoro per garantire sviluppo industriale”

3' di lettura

Per l’arrivo dell’offerta di Lufthansa, potrebbe essere una questione, se non di ore, comunque di pochi giorni. Dal colosso tedesco è atteso come imminente il passo che dovrebbe segnare la svolta per il futuro di Ita Airways. Secondo fonti del settore, una possibile deadline dovrebbe cadere a ridosso di metà mese, quindi la prossima settimana.

L’interesse di altre compagnie

La strada dell’operazione di privatizzazione della compagnia italiana è tracciata dal Dpcm pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il 2 gennaio scorso e le nuove regole del gioco spianano la strada all’ingresso di Lufthansa, da sempre interessata al mercato italiano e alle vicende della sua più grande aviolinea. Il dossier continua, comunque, a richiamare l’attenzione di altre compagnie, come nel caso di Delta Airlines, che, anche nel precedente tentativo di privatizzazione, tra il 2018 e il 2019, si era detta pronta a partecipare con una quota di minoranza intorno al 10%.

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I requisiti fissati nel Dpcm

Nell’ultimo round, poi, durante il governo Draghi, il nome di Delta, così come quello di Air France Klm, era indicato nel contesto di un accordo commerciale con il fondo Usa Certares scelto dal Mef per la trattativa in esclusiva, poi non andata in porto. Alla luce dei nuovi sviluppi, Delta dice ora di continuare a «monitorare attentamente». Nel caso in cui questo monitoraggio dovesse tradursi in un’azione concreta, bisogna tener conto che un vettore extra Ue non può andare oltre una partecipazione del 49% in una compagnia europea, pena la perdita dei suoi diritti di volo. Nessun limite, invece, per Lufthansa, che, in una prima fase, come previsto dal Dpcm, potrà entrare con una quota di minoranza e successivamente arrivare a detenere la quota di maggioranza. È da ricordare, peraltro, che il requisito posto dal Dpcm è che la maggioranza del capitale di Ita sia detenuta da una compagnia aerea. Secondo ipotesi, entrerebbe con una quota del 40% con un esborso calcolato intorno ai 250 milioni di euro.

Hub nel Mediterraneo

Con l’acquisizione di Ita, Lufthansa amplierebbe la sua costellazione nel mercato europeo dopo l’acquisizione di Swiss, Austrian Airlines, Brussels Airlines e Air Dolomiti e soprattutto “conquista” il fronte meridionale arrivando a presidiare lo strategico hub nel Mediterraneo. L’operazione per Ita ricalcherebbe, anche nelle sue modalità, quelle già effettuate per l’acquisizione di queste compagnie. Nello scorso gennaio Lufthansa si era fatta avanti con Msc, il gruppo che fa capo all’armatore Aponte, che poi ha fatto un passo indietro. Dopo il nulla di fatto di Certares, Lufthansa è entrata nella data room di Ita lo scorso novembre. Ita, più volte nelle ultime settimane, ha confermato che le interlocuzioni procedono in modo positivo.

I passaggi successivi al preliminare

Ora si attende la proposta che, una volta valutata positivamente da Mef e dal cda di Ita, dovrebbe dare il la alla fase stringente nelle prossime settimane. Nel caso di una firma di un preliminare di vendita entro gennaio, seguiranno i necessari passaggi procedurali e autorizzativi, come l’ok dell’Antitrust Ue. Intanto, all’appuntamento Ita si presenta con un piano di potenziamento della flotta, che partendo dagli attuali 65 velivoli, vedrà l’arrivo di 39 macchine, di cui 9 di lungo raggio nel 2023. Questo comporterà nuove assunzioni di oltre 1.200 nuove risorse, nelle posizioni di assistenti di volo, aspiranti e certificati, piloti e comandanti.

Sindacati in allerta

Alta è sempre l’allerta dei sindacati. L’Usb ha annunciato una mobilitazione per il 10 gennaio davanti al ministero del Lavoro. Nel Dpcm, dice, preoccupa «l’assenza di qualsiasi riferimento agli aspetti sociali». Inoltre, sotto il profilo industriale, «forse Lufthansa potrà portare stabilità e interrompere l'infinità stagione delle perdite nel vettore nazionale, ma - sottolinea l’Usb - non potrà andare oltre il rapporto ancillare con la casa madre e non potrà costruire quel progetto industriale di cui il Paese e i lavoratori e le lavoratrici hanno bisogno».


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