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Italexit, perché con più deficit per il 2020 l’ipotesi è crollata al 4,7%

Un anno fa le tensioni tra l'Italia e Bruxelles sull'approvazione della legge di Bilancio portarono lo spread Italia-Germania oltre quota 300 il rendimento del BTp a 10 anni fino al 3,62%. Oggi lo scenario è completamente diverso

di Vito Lops

Bce, conferenza stampa del Presidente Mario Draghi

3' di lettura

Un anno fa le tensioni tra l’Italia e Bruxelles sull’approvazione della legge di Bilancio portarono lo spread Italia-Germania oltre quota 300 (327 punti) il rendimento del BTp a 10 anni fino al 3,62%. Oggi lo scenario è completamente diverso: lo spread è sceso sotto i 140 punti e il rendimento del decennale italiano viaggia intorno allo 0,8%, minimo di tutti i tempi. Nel mezzo c’è stata sicuramente la nuova manovra espansiva della Banca centrale europea (che dal 1 novembre riaprirà i rubinetti del quantitative easing andando ad aumentare al ritmo di 20 miliardi al mese i 2.600 miliardi già iniettati da marzo 2015 a dicembre 2018). Ma soprattutto c’è stato anche un radicale cambio dei rapporti politici tra l’Italia e i vertici europei.

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Se lo scorso anno il dibattito era improntato allo scontro quest’anno volge alla collaborazione. Tanto che, paradossalmente, lo spread è sceso nonostante il governo si appresti ad approvare una manovra da 29 miliardi, che tradotta in termini di deficit/Pil, equivale al 2,2%, più alto del 2,04% dello scorso anno e non lontano da quel 2,4% chiesto inizialmente dall’ex vice-premier Matteo Salvini ai tecnocrati di Bruxelles che aveva scatenato tensione sui mercati.

Questo ci porta a due conclusioni: 1) i parametri europei sono relativi (lo stesso inventore del deficit/Pil al 3% lo ha ammesso candidamente in questa intervista; 2) lo spread l’anno scorso si era impennato non tanto per i decimali di deficit da inserire in manovra quanto per il rischio percepito dagli investitori che una parte del governo volesse andare alla rottura con l’Eurozona.

Questo secondo punto appare evidente dal Grafinomix di giornata, che mostra l'andamento di due indici: il Sentix Euro euro break-up (che misura le probabilità di rottura dell’euro) e il Sentix Italy euro break-up (che misura le probabilità di un’uscita dell’Italia dall’euro). Lo scorso anno questo secondo indice era al 12% mentre oggi, pur archiviando l’approvazione del Nadef e quindi una manovra più espansiva di quella dello scorso anno, è sceso al 4,7%. Siamo tornati sui livelli precedenti alla nascita del governo Lega-M5s.

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Scendendo le probabilità di Italexit sono diminuite (dal 10% al 6,5%) le probabilità di una rottura dell’euro in generale. Uno dei fattori che potrebbe alimentare nuove tensioni potrebbe arrivare - secondo gli addetti ai lavori - dalla successione alla Bce di Mario Draghi (il cui mandato scade a fine mese) e del consiglio direttivo.

La fine del mandato di Draghi fa sperare alla crescente coalizione di scettici - che include Germania, Francia e Olanda - di spostare l'ago della bilancia che guida il mandato Bce, in vista dell'arrivo del nuovo presidente Christine Lagarde. L'ex numero uno del Fondo monetario internazionale si troverà a lavorare con un consiglio esecutivo a sei quasi interamente rinnovato.

LE PROBABILITA’ DI ROTTURA DELL’EURO

Ipotesi Italexit al 4,7% dal 12% dello scorso autunno. (Fonte: Bloomberg)

LE PROBABILITA’ DI ROTTURA DELL’EURO

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I principali sostenitori del primo pacchetto di stimolo varato da Draghi non sono infatti più in carica o stanno per terminare il mandato.

«La dinamica sarà molto diversa e la Bce diventerà un'istituzione molto meno prevedibile e comprensibile», commenta alla Reuters David Owen di Jefferies. Il primo vero test si presenta l'anno prossimo, quando la Bce sarà prossima ad aver sottoscritto oltre un terzo del debito pubblico tedesco limite oltre cui le attuali regole del Qe non consentono di salire.

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Per buona parte del mandato presidenziale, Draghi ha potuto fare affidamento sul proprio vice, Vitor Constancio, e sull'economista capo, Peter Praet, entrambi sulle sue posizioni e portavoce del messaggio ultra-accomodante. La maggioranza del direttivo ha seguito le indicazioni dell'autorevole trio di economisti a capo dell'istituzione. Ma a partire da novembre, tuttavia, l'irlandese Philip Lane sarà l'unico consigliere di formazione economista che ha sostenuto il programma d'acquisto Qe nella riunione di settembre.

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