INFRASTRUTTURE IN BORSA

Italgas, la sfida nella tecnologia per aumentare efficienza e ricavi

Il target, anche con l’intelligenza artificiale, è migliorare l’allocazione degli investimenti e avere margini più alti. Il rischio del rialzo dei tassi: la società ribatte che di fatto l’indebitamento è per quasi il 100% a tasso fisso

di Vittorio Carlini


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5' di lettura

Tra le diverse strategie di Italgas, finalizzate sia alla crescita sia alla maggiore efficienza operativa, c’è spesso un minimo comune denominatore: la tecnologia. La riprova? È fornita da una delle tabelle, comprese nel business plan 2019-2025, in cui sono descritti gli investimenti capitalizzati. Su 4,5 miliardi di Capex organici cumulati nell’arco di piano, circa 1 miliardo è direttamente appannaggio di digitalizzazione e innovazione.

Gli interventi, a ben vedere, sono diversi. Così ad esempio sulla rete, di là dalla continua introduzione dei nuovi contatori digitali (ad oggi, comprese le partecipate, si è arrivati a circa il 68,5% dell’intero parco dei “meter”), c’è l’obiettivo d’installare intorno a 6.500 sensori. Un programma che, rilevando nelle parti finali del network e in tempo reale la pressione del gas, permette d’impostarne da remoto il corretto valore medio per l’intero sistema. Oltre a ciò è stata poi istituita una “Digital factory” focalizzata su sviluppo di applicazioni e digitalizzazione dei processi. In tal senso può rammentarsi, tra le altre cose, l’entrata in “funzione” del monitoraggio in tempo reale degli interventi di manutenzione sulla pipeline. Non solo. All’interno dei diversi focus va ricordato l’uso dell’intelligenza artificiale. In particolare nei sistemi di ricerca delle perdite di gas. L’artificial intelligence, capace di auto-apprendere dai dati già acquisiti, permette di focalizzare e indirizzare i meccanismi di monitoraggio (montati su autovetture o, come nel caso di Venezia, su imbarcazioni) nella direzione più corretta. Così facendo la fuoriuscita viene individuata più facilmente e velocemente. Insomma: la tecnologia è, per l’appunto, un fil rouge tra le varie strategie di Italgas. Una leva che, da un lato, contribuisce ad una migliore allocazione dei capitali e ad aumentare l’efficienza operativa; e, dall’altro, aiuta la crescita prevista nel piano d’impresa stesso.

Rischio d’esecuzione

Già, il piano d’impresa. Ogni programma di sviluppo porta implicitamente con sè il “risk execution”. Ebbene: su questo fronte il risparmiatore sottolinea una preoccupazione. La stagnazione, che caratterizza l’Italia, può indurre il calo della domanda domestica della commodity azzurra. Con il che le prospettive del business plan possono subire dei ridimensionamenti. Italgas, di cui la ”Lettera al risparmiatore” ha incontrato i vertici, non condivide la considerazione. In primis, ricorda il gruppo, i business regolati quali quello di Italgas sono di per sé resilienti al Pil. Inoltre, viene spiegato, tutti gli scenari ipotizzati sui consumi di gas ne prevedono la stabilità nel settore domestico. Di là da ciò l’ipotesi più avversa (circa 60 miliardi di metri cubi l’anno usati complessivamente in Italia) è difficile possa concretizzarsi. Dapprima perchè, dice sempre il gruppo, nel 2025 gli impianti a carbone dovranno essere spenti e quelli a gas sono in “pole position” per sostituirli. Poi perchè l’efficientamento degli immobili, che dovrebbe indurre il calo della domanda, è lontano da essere realizzato. L’azienda, quindi, non vede problemi su questo fronte. Ciò detto, però, può ulteriormente obiettarsi che l’elettrificazione dei consumi rema contro l’utilizzo della commodity azzurra. È un timore, ribatte la società, infondato. Il gruppo, sottolineando che l’eventuale balzo della richiesta di Mega Watt richiederebbe un “upgrade” strutturale difficile da realizzare, afferma che ciò cui assisteremo è in realtà la convergenza di gas ed energia elettrica. Un andamento congiunto verso gli obiettivi di decabornizzazione che il Paese si è dato.

IL GRUPPO ITALGAS IN NUMERI
IL GRUPPO ITALGAS IN NUMERI
IL GRUPPO ITALGAS IN NUMERI

Lo shopping

Fin qui alcune considerazioni sull’innovazione tecnologica e il rischio d’esecuzione. Il gruppo, tuttavia, punta anche sulla crescita per linee esterne. Nel business plan sono previsti intorno a 350 milioni per le acquisizioni (di cui 80 già utilizzati). I target dell’M&A, a ben vedere, sono realtà di piccole dimensioni (con meno di 100.000 Pdr ciascuno). Aziende private redditizie, seppure non sono esclusi i turnaround, attive nel mercato domestico. A fronte di un simile contesto il risparmiatore esprime una preoccupazione. Il consolidamento del comparto accelera, spingendo la concorrenza. Un contesto che può rendere difficoltosa la strategia di shopping del gruppo. Italgas rigetta la considerazione. Dapprima, viene sottolineato, il mercato italiano delle infrastrutture nel gas è ancora frammentato. Quindi le occasioni non mancano. Inoltre, aggiunge la società, si tratta di piccoli target tipicamente fuori dal radar degli altri player. Infine il gruppo ricorda di avere una presenza diffusa sul territorio. Quindi, a differenza di altre utility focalizzate su precise aree geografiche, la contiguità territoriale alle proprie reti non è una condizione necessaria. Il che agevola l’attività di M&A.

Aste e Atem

Ma non è solamente una questione di acquisizioni. La crescita di Italgas, oltre allo sviluppo e miglioramento del network (2,1 miliardi di Capex) all’ampliamento della rete in Sardegna (vedere domanda sotto), passa anche attraverso le gare per gli Ambiti territoriali minimi (Atem). Qui la società prevede investimenti cumulati potenziali, nell’arco di piano, intorno a 1,9 miliardi. L’obiettivo è aumentare la quota di mercato in Italia dall’attuale 34%, comprese le partecipate, a circa il 45%. Sennonché da anni si parla dell’avvio delle aste sugli Atem. Certo: alcune sono state aggiudicate. E però il ritardo accumulato è notevole tanto che la stessa Italgas ha ulteriormente spostato in avanti nel tempo (2023) l’esercizio in cui si attende il maggiore numero di gare. A fronte di ciò il rischio è che la variabile, esogena alla società, possa impattare sui target al 2025. Italgas, fiduciosa che le aste verranno realizzate, non condivide l’obiezione. Gli obiettivi di piano, è l’indicazione, sono realistici e vengono confermati. Non solo. L’azienda ricorda che le acquisizioni portate a termine, unitamente agli investimenti sulla crescita organica della rete, hanno permesso di controbilanciare in grande parte il ritardo delle gare. Quelle aste, peraltro, la cui fin qui mancata assegnazione consente, ai livelli attuali, di mantenere il peso sui ricavi degli oneri di concessioni al 5% (al 2025, comprese le aste, l’incidenza sarebbe stimata al 7%).

Di là da ciò la società, auspicando l’accelerazione delle gare, sottolinea di essere pronta a gestire l’evolvere della situazione.

I dati di metà anno

Quella situazione che, con riferimento al bilancio, è stata contraddistinta da un primo semestre 2019 in cui i ricavi e la redditività sono saliti. Il fatturato complessivo è cresciuto del 2,3% mentre l’utile operativo si è assestato 241,6 milioni (+8,3%). La stessa marginalità, seppure i costi operativi siano saliti, è aumentata. L’Ebit margin è risultato del 39,64% rispetto al 37,4% di un anno prima. Infine l’indebitamento finanziario netto. Quest’ultimo è di 3,859 miliardi,in aumento di 44,4 milioni rispetto al 31 dicembre 2018. Considerando gli effetti meramente contabili dell’Ifrs 16 la voce di bilancio sarebbe di 3,933 miliardi. A fronte di una simile situazione il risparmiatore sottolinea un timore: il possibile aumento del premio al rischio sull’Italia, soprattutto in funzione della manovra finanziaria in ottobre, può avere un impatto sul debito. Italgas rigetta il dubbio. Dapprima perchè, è l’indicazione, dopo l’ultima emissione del bond da 600 milioni l’indebitamento di fatto per quasi il 100% è a tasso fisso. Il che rende ininfluente la variazione dei saggi di mercato. E poi perchè l’eventuale impatto, è l’indicazione, potrebbe teoricamente aversi al momento del ri-finanziamento. Questo evento tuttavia, grazie alla riorganizzazione del debito che tra le altre cose ne ha aumentato la durata media, non si concretizzerà prima del 2022. Anche in quel caso però, conclude Italgas, la struttura finanziaria così come è stata definita consentirà di gestire la situazione senza alcun problema.

Ciò detto quali, allora le prospettive, sul 2019? Italgas conferma le stime di ricavi intorno a 1,2 miliardi e l’Ebit di 460-480 milioni. Il debito netto, dal canto suo, è previsto un poco meno di 4 miliardi con il costo del debito lordo intorno all’1,2%. I Capex, infine, sono stimati a circa 700 milioni. Più sul lungo periodo invece, comprendendo le aste del gas, il fatturato è previsto intorno a 1,8 miliardi nel 2025 con la Rab consolidata oltre 10 miliardi.

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