Private banking

Italia, nel 2018 vince la sfida del private banking nel vecchio continente

di Lucilla Incorvati


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4' di lettura

Ai banchieri italiani che si occupano di gestire le ricchezze private nel corso del 2018, anno da dimenticare nel resto d’Europa, è andata decisamente meglio che agli altri colleghi del vecchio continente. Secondo l’indagine European private banking di McKinsey, che analizza l'andamento del comparto Private Banking in Europa, nel 2018 in tutta Europa i profitti sono scesi e la marginalità ha accusato un duro colpo, passando dai 25 punti base del periodo 2014/2017 ai 22 punti base. L’Italia è riuscita a contenere la perdita mantenendo una marginalità di 29 punti base.

COME È ANDATO IL 2018 SECONDO MCKINSEY

In Italia nel 2016 e 2017 la marginalità si era assestata intorno ai 31 punti base quindi lo scarto rispetto al 2018 è stato di due punti. Secondo McKinsey le masse totali hanno raggiunto i 706 miliardi di euro con l’apporto di 22,5 nuovi miliardi , la cui forza non è stata sufficiente a calmierare un effetto mercato molto negativo (-6%). L'effetto performance ha comunque un ruolo marginale anche a causa della tradizionale scarsa esposizione ai mercati azionari della clientela private. Anche in Italia l’arrivo della Mifid2 e in un contesto di tassi bassi generare valore per il cliente, preservando la redditività, non è stata una sfida facile. In Europa l'introduzione della Mifid2 ha avuto un impatto significativo sui margini del settore, con una riduzione di circa 2 punti base sui margini dei mandati di gestione. In Italia, Mifid2 ha continuato ad esercitare una pressione sui margini: tanto è vero che sempre McKinsey stimava già nel 2018 che a tre anni ci potesse essere una riduzione dei margini di ricavi compresa tra l'1% e il 2% per le banche private e tra il 5% e il 10% per le reti di consulenti finanziari e gli asset manager. Questo spiega perché l’Italia resta un terreno fertile per le operazioni di riorganizzazione nel settore con processi di aggregazione e fusione.

IL TREND

L’evoluzione delle masse servite dagli operatori del Private banking. Valori in % e miliardi di euro

IL TREND

Più rosee le prospettive per il 2019

Il dato di McKinsey va sempre confrontato con quello di Aipb che avendo uno spettro più ampio stima in 778 miliardi il mercato servito dal private banking. In particolare secondo Aipb è stato sopratutto l’ultimo trimestre del 2018a d aver fatto registrare una frenata del Private Banking italiano. Ma gli AuM (Asset under management, ndr) degli operatori associati ad Aipb sono tornati a crescere nerl primo trimestre (+5%) con masse che hanno toccato gli 817 miliardi mentre i portafogli private hanno incassato una rivalutazione di circa 27,7 miliardi.
Nell'ultima parte del 2018 le famiglie private avevano virato verso scelte più prudenti, destinando una quota maggiore dei loro patrimoni sulla componente liquida e sulle polizze assicurative finanziarie. La ripresa dei mercati ha generato effetti positivi su tutte le asset class nonostante la raccolta netta trimestrale sia stata molto contenuta. Nella prima parte del 2019 la raccolta netta è stata positiva per 1,4 miliardi, la cifra più contenuta degli ultimi 12 mesi. In ogni caso, vanno segnalati anche flussi in entrata dovuti a riorganizzazioni del perimetro private degli operatori per circa 9,8 miliardi di euro, e acquisizioni interne di clienti che passano dai segmenti retail al Private Banking per 0,4 miliardi.

LA FOTOGRAFIA DEL SETTORE

Fonte: Magstat

LA FOTOGRAFIA DEL SETTORE

Un potenziale di 207 miliardi da aggredire

Secondo lo studio di Magstat in Italia il private banking gestiva a fine 2018 865 miliardi e ci sarebbe ancora una bella fetta (circa 207 miliardi) di patrimoni ancora aggredibili. Lo studio Magstat analizza 261 operatori finanziari che offrono servizi di private banking e family office in Italia su almeno 1.165.126 clienti “dichiarati”. Se si analizzano i risultati in base alle dimensioni degli operatori finanziari monitorati emerge che i 12 i big player (operatori con patrimoni superiori ai 20 miliardi di euro) gestiscono 532 miliardi di euro; le 14 strutture con patrimoni tra i 10 ed i 20 miliardi di euro hanno asset complessivi pari a circa 201,8 miliardi di euro. A quel punto ci sono poi 58,9 miliardi circa controllati dai 9 operatori con patrimoni tra i 5 ed i 10 miliardi di euro, le strutture con asset da 1 miliardo ai 5 miliardi sono 39 e hanno patrimoni complessivi di 109 miliardi di euro. E ancora i 107 operatori finanziari più piccoli, ovvero quelli con patrimoni fino ad 1 miliardo di euro, detengono asset finanziari totali di poco superiori ai 41,8 miliardi.

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Chi sono i big del settore

Nel confronto con l'anno precedente continua ad aumentare il peso dei big player ( chi gestisce masse superiori ai 10 miliardi). Fideuram Intesa Sanpaolo Private Banking si aggiudica il gradino più alto del podio con 153,2 miliardi (16,2% del mercato), seguita da UniCredit con 91,3 miliardi di euro (9,7% del mercato), e Banca Generali con 40 miliardi di euro (4,2% del mercato). L'asset controllato dai primi tre operatori è pari al 30,1% del mercato e in termini assoluti supera i 284 miliardi di euro. Scorrendo la classifica troviamo al quarto posto Ubi Top Private con 33,8 miliardi seguita da Bnl Bnp Paribas con 32,6 miliardi di euro. I primi cinque operatori finanziari attivi nel private banking hanno una quota del mercato di quasi 351 miliardi di euro, pari al 37,2%. I primi dieci coprono il 51,6% del mercato con 487 miliardi di euro. Nel 2018 è continuato il processo di concentrazione nel settore del private banking. Sono 17.420 i private banker (esclusi i 729 family officer) censiti. Dei 122 operatori finanziari specializzati nel private banking, monitorati, sulla base del tipo di inquadramento riservato ai propri private banker si possono individuare: 27 operatori che dispongono sia di private banker remunerati a provvigione sia di private banker a dipendenza (il più grande è Fideuram ISPB); 10 operatori che utilizzano solo private banker remunerati a provvigione (Finecobank è il principale in termini di masse); 85 operatori si affidano solo a banker a dipendenti.

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