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Italia bocciata in ricerca: non speso il 30% dei fondi

Nel 2018-20 rischiamo di restare a zero su 5 miliardi preventivati. Indietro anche sui bandi Ue: vinto solo l'8%

di Marzio Bartoloni e Eugenio Bruno


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3' di lettura

L’Italia si conferma avara sulla ricerca. Sia quando gestisce fondi propri sia quando maneggia quelli altrui. Come testimoniano le ultime statistiche sull’attuazione del programma nazionale della ricerca (Pnr) 2015-2020 - con 1,7 miliardi spesi in tre anni sui 2,4 a disposizione - e sull’utilizzo del piano europeo Horizon 2020, di cui abbiamo intercettato appena l’8 per cento. Numeri su cui il governo giallorosso dovrebbe riflettere. Anche perché ha due compiti davanti a sé. Il primo - mettere a punto il nuovo Pnr 2021-2027 - lo ha ereditato dall’esecutivo precedente; il secondo se l’è dato da solo annunciando l’arrivo di un collegato alla legge di bilancio per istituire un’Agenzia nazionale ad hoc. Senza un cambio di passo resteremo indietro nella classifica Ue per investimenti in R&S, con il nostro 1,35% sul Pil contro un obiettivo dichiarato del 3% entro il 2020.

Il Piano nazionale
Varato a maggio 2016 dal governo Renzi, il Pnr 2015-2020 doveva rappresentare, nelle intenzioni dei proponenti, la svolta per la ricerca italiana. Con una massa di ricerca mobilitabile che sarebbe potuta arrivare a 14 miliardi tra fondi nazionali e Ue. Invece ci si assesterà molto più in basso. Dei 2,4 miliardi stanziati per il periodo 2015-2018 al 31 luglio ne risultavano investiti solo 1,7.. E per il periodo 2018-2020 andrà anche peggio visto che la delibera integrativa del Cipe necessaria a veicolare altri 5 miliardi “tricolori” non è mai arrivata. E difficilmente arriverà.

I fondi europei di Horizon 2020
A complicare il quadro ci sono le nostre scarse performances nella corsa a Horizon 2020 che finora ha distribuito negli ultimi cinque anni oltre 40 miliardi dei 70 previsti. Dagli ultimi dati sulle domande arrivate a Bruxelles risalenti a inizio agosto emerge che restiamo ben dietro la Germania che finora, grazie ai progetti dei suoi ricercatori, ha incassato 7 miliardi, il doppio dei nostri 3,5 miliardi. Siamo superati anche dall’Inghilterra che in attesa della Brexit si porta a casa ben 5,8 miliardi, mentre la Francia arriva a 4,8. La notizia però è che siamo superati dalla Spagna che con 4 miliardi scarsi diventa il quarto Paese Ue per fondi Ue conquistati, mentre precediamo l’Olanda di soli 60 milioni. Quando ormai mancano solo un paio di anni alla fine del maxi programma Horizon 2020 l’Italia si piazza dunque al quinto posto, con il rischio di scivolare al sesto. Non proprio un buon risultato: in pratica il nostro Paese si è fermato alla soglia dell’8,6% di fondi conquistati, lontano dall’asticella di almeno il 10% che il precedente Pnr aveva posto come obiettivo. Senza contare che con una hard Brexit si potrebbero liberare nel prossimo piano della ricerca diversi miliardi per i nostri ricercatori e le imprese.

La «bozza» Valditara
Il compito di non perdere questo treno spetta al ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti. Sul tavolo trova la bozza del nuovo Pnr 2021-2027 messa a punto dal Capo dipartimento Alta formazione, Giuseppe Valditara, sotto il governo precedente. Con un lavoro durato quasi sei mesi, Valditara ha coinvolto un migliaio di docenti e ricercatori di tutte le università italiane, che hanno partecipato ai 14 diversi tavoli di lavoro. Ne è venuto fuori un documento di 257 pagine che Il Sole 24 ore del Lunedì ha potuto visionare. E che invoca «un efficace coordinamento tra politiche di ricerca, sviluppo e formazione e politiche industriali volte a potenziare la presenza di settori tecnologicamente innovativi» per «evitare una regressione economica e invertire la tendenza in atto». Come? Aumentando le risorse a disposizione e usandole in maniera sinergica, scommettendo sull’open science, facendo cooperare pubblico e privato, sostenendo sia la ricerca di base che quella applicata. E, infine, rendendo l’Italia un Paese attrattivo per i nostri cervelli. Specie se in fuga. Da qui ripartirà Fioramonti che deve avviare il confronto con il mondo produttivo e procacciarsi le risorse. Quante e quali lo vedremo nella versione finale del Pnr 2021-2027. Così come sapremo se a gestirle sarà l’Agenzia nazionale a cui è dedicato uno dei 22 disegni di legge collegati alla legge di bilancio citati dalla Nadef.

IL BILANCIO DEL VECCHIO PNR

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LE FONTI DI FINANZIAMENTO 2015-2018 Dati in milioni di euro - Note:
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