LE NUOVE VIE DELLA SETA

Italia-Cina, i contenuti del Memorandum e i 29 accordi per (almeno) sette miliardi di euro

di Andrea Carli


Tra Italia e Cina la firma di 29 accordi, dalle start up all'e-commerce

4' di lettura

Il Memorandum of Understanding che il capo dell’esecutivo giallo-verde Giuseppe Conte e il presidente cinese Xi Jinping sottoscriveranno sabato mattina a Villa Madama “battezzerà” l’adesione dell’Italia, prima tra i paesi del G7, alla Bri, acronimo per “Belt and Road Initiative” (o Nuove vie della Seta). È il mastodontico progetto infrastrutturale-commerciale, di connessione tra Cina ed Eurasia, lanciato nel 2013 proprio da Xi. L’iniziativa, che si sviluppa attraverso un tragitto terrestre (sei i corridoi) e uno marittimo, coinvolge circa 65 paesi, il 70% della popolazione mondiale.

Come ha spiegato Conte, la scelta dell’Italia di aderire al progetto cinese nasce da una scelta puramente economica giustificata dalla necessità di riequilibrare la bilancia commerciale con la Cina che vede ad oggi un deficit per l’Italia vicino ai 18 miliardi di dollari. Germania, Francia e Regno Unito hanno rapporti commerciali con la Cina di entità considerevole, ma nessuno dei tre ha firmato il memorandum sulle nuove vie della seta.

Ventinove accordi tra aziende per almeno 7 miliardi
Il Memorandum fornirà la cornice giuridica a 29 accordi (dieci intese fra aziende private e 19 istituzionali, fra cui quelli su start up innovative e-commerce) tra aziende italiane e cinesi per almeno 7 miliardi di euro. Ancora in queste ore su questi accordi - all’inizio sarebbero dovuti essere una cinquantina - vige il massimo riserbo.

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Da energia a trasporti: sistema Paese abbraccia il gigante cinese
Trasporti, energia, impianti siderurgici, credito, cantieri navali: gli accordi commerciali, che verranno ufficializzati sabato mattina a Villa Madama, alla presenza del presidente cinese Xi Jinping e di Conte, attraversano tutto il sistema industriale italiano. Da quanto trapela sulle imprese che potrebbero essere coinvolte, indiscrezioni non confermate, il quadro è ampio: da intese sul credito con Cdp, Unicredit e Intesa Sanpaolo, nel settore navale con Fincantieri e con il Rina di Genova, all’energia con Terna, Ansaldo, Snam, Italgas, Enel e Eni, ai trasporti con Ferrovie, e alla siderurgia con Danieli. La stampa locale anticipa che la Danieli di Buttrio (Udine) sarà partner della Cina per la realizzazione (da 1,1 miliardi di euro) di un impianto siderurgico integrato, dalla miniera al laminatoio, in Azerbaigian. Snam ha confermato che «firmerà un’intesa a supporto di iniziative congiunte che riguardano sia l’Italia e la Cina che paesi terzi». Eni che firmerà con Bank of China un accordo «per rafforzare la collaborazione su vari strumenti finanziari».

I caveat del Memorandum of Understanding
Il Mou contempla numerosi caveat in accordo con i principi dell'Agenda 2030, l'Agenda 2020 di cooperazione Ue-Cina e la Strategia Ue per la connettività euroasiatica. Si rispettano inoltre i principi, condivisi in ambito europeo, di mutuo vantaggio, reciprocità, trasparenza, sostenibilità, tutela della proprietà intellettuale, la creazione di un “level playing field”. Il 5G non rientra nelle intese.

La funzione di supporto di Cdp
Un importante ruolo di “supporto” allo sviluppo delle aziende italiane lo giocherà Cassa Depositi e Prestiti per gli accordi che saranno firmati durante la visita di Xi. Le intese che coinvolgono Cdp prevedono soprattutto la predisposizione di Panda Bond, obbligazioni che puntano a raccogliere capitale da investitori istituzionali cinesi per finanziare le aziende italiane presenti nel Paese. I titoli saranno denominati in renmimbi e il relativo piano di emissione sarebbe in attesa dell’autorizzazione delle autorità cinesi.

Ansaldo Energia tra le società coinvolte in accordi
Tra le aziende che dovrebbero siglare delle collaborazioni con gruppi cinesi nell’ambito dei colloqui per il memorandum sulla Via della Seta c’è anche Ansaldo Energia, il gruppo di Genova tra i maggiori produttori al mondo centrali elettriche. Il gruppo dovrebbe tra l’altro ricevere una commessa da Shanghai Electric, azionista con il 40% di Ansaldo.

Intese per la promozione del turismo cinese in Italia
Per rafforzare la promozione del turismo cinese in Italia, l’agenzia di viaggi online Ctrip ha firmato tre accordi con Aeroporti di Roma, Trenitalia e Musei Ferrari. I turisti cinesi in Italia sono in crescita e hanno raggiunto quasi 2 milioni di persone nel 2018. Il ceo di Ctrip, Sun Jie ha indicato tre priorità per attrarre ancora più visitatori dal Dragone: una semplificazione delle procedure per i visti, più voli e maggiore sicurezza per i turisti.

Il Memorandum sugli scali marittimi
Il Memorandum apre la strada a diversi, e più specifici, accordi tra i due Paesi, che comprendono anche le intese tra China communications construction company (Cccc), braccio operativo del Governo cinese sulle infrastrutture, e due dei principali porti italiani: Genova e Trieste. Per quanto riguarda il Mou con lo scalo giuliano, si tratta di un accordo diviso in tre parti, che non vuole porre le banchine di Trieste sotto l’egida cinese ma, anzi, prevede un intervento di Cccc sul nodo ferroviario triestino consentendo, per contro, all'Autorità di sistema del Mar Adriatico orientale (anche attraverso la partecipata Interporto di Trieste) di partecipare a progetti logistici di Cccc in Slovacchia e in Cina.

Le intese sul piano culturale
Tra gli accordi Italia-Cina che verranno sottoscritti, alcuni riguardano scambi a livello culturale. Alla base delle intese, l’intensificazione della lotta al traffico illecito delle opere d’arte, mostre, gemellaggi tra siti Unesco.

Il mastodontico progetto: oltre 700 miliardi di dollari in oltre 60 Paesi
I numeri danno l’idea dell’importanza e del peso del progetto cinese. Fino ad oggi infatti la Repubblica popolare ha investito oltre 700 miliardi di dollari in oltre 65 paesi. I finanziamenti sono stati assorbiti soprattutto da progetti infrastrutturali (porti e ferrovie).

I timori degli Usa
L’adesione dell’Italia alla Bri ha destato e desta preoccupazioni da parte degli Usa. Per Washington la Bri sarebbe un tentativo di espansione dell’influenza globale cinese (Asia, Africa ed Europa): avrebbe pertanto una forte valenza geopolitica. L’adesione dell’Italia, che ospita diverse basi Nato, aprirebbe ai cinesi la porta del Vecchio continente.

L’attenzione dell’Italia per il progetto parte da lontano
L’attenzione dell’Italia nei confronti della Belt and Road Initiative non è cosa recente. Nel 2015, sotto il governo Renzi, l’Italia è stata tra i 57 paesi fondatori della Asian infrastructure investment bank (Aiib), che finanzia le infrastrutture terrestri e marittime connesse alle nuove Vie della Seta. Due anni dopo, nel maggio 2017, l’allora presidente del Consiglio Paolo Gentiloni ha partecipato a Pechino al primo forum della Bri (unico leader del G7).

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