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Italia-Cina, tutte le partite economiche dalla Cdp ai porti agli aerei Atr

Il rilancio delle relazioni dopo l'incontro tra Xi e Meloni e l’intreccio con Taiwan e i diritti umani. Le preoccupazioni della Ue

di Carlo Marroni

G20, Meloni vede Xi Jinping

3' di lettura

Commerci, ma anche diritti umani, con un occhio alla salvaguardia di Taiwan. L’Italia cerca una strada nuova per i rapporti con Pechino, e il presidente cinese Xi Jinping e la presidente del consiglio Giorgia Meloni si incontrano a Bali. Un passaggio non scontato e certamente da sondare nella chiave dei non facili rapporti tra Ue e Pechino, vista l'attenzione e la preoccupazione di Bruxelles verso il gigante cinese e la sua penetrazione “di sistema” nel mondo occidentale.

Tempi difficili

Ma i tempi non sono facili, servono interlocutori forti dopo l’aggressione russa all’ Ucraina , tutto questo riscrive l’agenda a breve, ma naturalmente si pensa anche ad una prospettiva più lunga. Meloni non è certo sulle stesse posizioni appiattite su Pechino del governo gialloverde Conte-1, che firmò il protocollo sulla Belt and road initiative (Bri), unico paese occidentale.

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La Cina è sempre pronta a fare affari, ma pesa ogni cosa, tra cui gli auguri del Dalai Lama a Meloni il giorno dell'insediamento, con tanto di risposta affettuosa ricca di “sentimenti di amicizia”. E, sullo sfondo (ma neppure troppo) il tema strategico del “decoupling” che perseguono gli Stati Uniti, il progressivo distacco delle due economie, anche se per ora è circoscritto alla sicurezza nazionale (e in parte al colosso Apple).

Crescono gli investimenti diretti e gli scambi

Ma andiamo agli affari. Per capire che aria tira davvero. Bene: secondo il ministero cinese del Commercio, tra gennaio e agosto di quest'anno, un periodo complesso per la guerra e la crisi energetica, gli investimenti cinesi diretti non finanziari in Italia sono aumentati, nei primi tre trimestri del 2022; inoltre, il volume degli scambi ha toccato 60,5 miliardi di dollari (+13,3%).

L’Italia è il quarto partner commerciale tra i paesi Ue, e la Cina importa 40 miliardi di dollari di prodotti Made in Italy. Economie intrecciate quindi, anche se è sempre la Germania in testa alle classifiche in Europa, tanto che il cancelliere Olaf Scholz è andato in visita, non senza polemiche. Certamente il tema di fondo resta la sicurezza nazionale, quindi massima attenzione a scalate ostili (il golden power è stato utilizzato cinque volte negli ultimi due anni su investimenti cinesi in Italia) e penetrazioni delle infrastrutture tecnologiche, e quindi anche l'utilizzo del 5G.

Presenze strategiche, in Cdp, nei porti e nella Pirelli

In ogni caso sono molti gli accordi e le presenze finanziarie. La State grid corporation (Sgc), colosso statale di servizi elettrici e la più grande società di servizi pubblici al mondo, controlla il 35 per cento di Cdp Reti, società del gruppo Cassa depositi e prestiti che gestisce investimenti partecipativi in Snam, Italgas e Terna per sostenere lo sviluppo delle infrastrutture strategiche italiane nei settori del gas e dell'energia elettrica.

Nei porti, la Cina è presente in Italia, dal 2016, a Vado Ligure, dove la Cosco (noto è l'ingresso del colosso cinese in uno dei terminal del porto di Amburgo, operazione controversa) ha investito 53 milioni di euro per il 40 per cento del porto, e Qingdao 15,5 milioni per il 9,9 per cento. Infine da ricordare la presenza maggioritaria della ChemChina nella Pirelli.

L’accordo per 250 aerei Atr prodotti a Pomigliano d’Arco

Poche ora prima del bilaterale Meloni-Xi a Bali del 16 novembre, Pechino ha inoltre dato il via libera all’acquisto entro il 2035 di almeno 250 aerei Atr di proprietà italo-francese (Leonardo e Airbus).

Dietro l’acquisto una trattativa lunghissima, durata ben 36 mesi di negoziazioni. Si tratta del velivolo a turboelica 42 600 prodotto negli stabilimenti di Pomigliano d’Arco. Un accordo che a Palazzo Chigi definiscono «una pietra miliare dell’accesso al mercato cinese».


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