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Italia decisiva nello scontro sull’anima dell’Europa

di Sergio Fabbrini

2' di lettura

C’è una battaglia in corso per conquistare l’anima dell’Europa. Ovvero per definire, per dirla con Jacques Delors, il senso della missione o la finalità del processo di integrazione. Dopo un decennio di crisi multiple l’Europa si ritrova divisa come mai era avvenuto nel suo passato post-bellico. Da un lato ci sono i governi europeisti, come la Francia di Macron o la Germania della coalizione tra i due maggiori partiti europeisti che si è deciso finalmente di ricostituire. Dall’altro lato ci sono i governi sovranisti dell’Est e del centro dell’Europa che hanno rielaborato la loro strategia anti-europeista adattandola alle nuove condizioni post-Brexit. In questa battaglia si giocano i destini dell’Europa ma anche degli stati che la costituiscono.

Cominciamo dai sovranisti. Brexit non è diventato il modello da seguire per coloro che contrastano l’obiettivo di una «unione sempre più stretta» (come recita il Preambolo dei Trattati che costituiscono le basi legali dell’Unione europea o Ue). Gli oppositori di quella finalità hanno deciso di contrastare l’Ue dall’interno, per necessità più che per scelta, e non già uscendone. Non si presentano come anti-europeisti (visione con cui si definisce invece il leader inglese Nigel Farage), ma piuttosto come sovranisti. Infatti, proprio l’esperienza britannica del dopo-Brexit sta mostrando la drammatica difficoltà, per uno Stato membro dell’Ue, a ritornare alla sua vecchia condizione di Stato nazionale. Tale scelta è impossibile per Paesi (come buona parte di quelli dell’Est europeo) che abbisognano delle risorse e della protezione che provengono dai Paesi dell’Ovest europeo. Ed è (ancora di più) impossibile per quei Paesi dell’Eurozona che volessero districarsi da quest’ultima. Non può stupire che il candidato premier dei nostri Cinque Stelle sia stato costretto a riconoscere che un referendum per uscire dall’Eurozona non è praticabile, seppur motivando il suo ennesimo cambiamento di rotta con motivazioni risibili (quale l’indebolimento dell’asse franco-tedesco, figuriamoci).

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