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Italia e Balcani, uno scambio che vale oltre 16 miliardi

Le camere di commercio dell'Adriatico e dei Balcani, Unioncamere Puglia, l'Università Luiss Guido Carli e la fondazione Pax Humana lavorano a una piattaforma di interazione per dare ulteriore spinta alla collaborazione

di Vincenzo Rutigliano

(IMAGOECONOMICA)

3' di lettura

Valgono 16,2 miliardi di euro gli scambi commerciali tra Italia e area balcanica nel primo semestre dell’anno, in crescita del 50,2% rispetto ai 10,8 miliardi dello stesso periodo del 2021.

Un’ulteriore spinta

Insieme all’accelerazione dei processi economici in quest’area deve crescere, e rapidamente, anche l’integrazione politica in un rapporto di circolarità, come lo ha definito Vincenzo Boccia, presidente della Luiss Guido Carli, che a Bari ha concluso la conferenza sull’Adriatico come comunità geo-economica, tenutasi in occasione della 85^ edizione de La Fiera del Levante. «Tra economia e politica - ha detto alla conferenza organizzata dalla Luiss, da Unioncamere e dalla Fondazione Pax Humana - c’è un rapporto di circolarità: l’economia deve fare la sua parte, ma nessuno è più autosufficiente, e quindi anche la politica deve fare la sua parte in una logica sistemica. Nell’approccio alla costruzione della comunità adriatico-balcanica, politica ed economia sono dunque complementari e qualcuna deve partire prima dell’altra».

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Il confronto

Sulla creazione di una piattaforma di dialogo e interazione tra i paesi e le imprese dell’area adriatica, a partire dal rafforzamento della collaborazione con i sistemi camerali della regione, si sono misurati a Bari, per due giorni, università e sistema camerale dell’Europa balcanica. Dagli incontri, conclusisi oggi, tra i rappresentanti dei sistemi camerali e le personalità istituzionali di tutti i Paesi dell’Adriatico, della Ue (Commissione e BEI) e delle istituzioni nazionali (ministero degli Affari Esteri) è emerso che attraverso «il rafforzamento della collaborazione con le istituzioni europee - ha sottolineato il presidente di Unioncamere, Andrea Prete - il sistema camerale deve essere in grado di definire progetti e iniziative che possano favorire lo sviluppo tecnologico e sostenibile di questa enorme comunità adriatica». Una comunità nella quale - ha detto a sua Egidio Ivetic, docente di storia del Mediterraneo all’università di Padova - «il modello Adriatico, con gli scambi commerciali che si sono svolti per secoli lungo le sue coste, cioè un modello di comunità di popoli e dunque di collaborazione, deve essere il modello di tutto il Mediterraneo ed un esempio anche il mar Nero e per quello Baltico, coinvolti in un progetto polacco chiamato Intermarin».

I contributi

Sulla costruzione di questa piattaforma concorre in maniera decisiva anche la formazione di eccellenza. «La Luiss - ha ricordato Boccia - è un must internazionale, 20esima al mondo, decima in Europa e prima in Italia per qualità degli studi politici internazionali. Un ambasciatore su tre è formato dalla Luiss e dunque è evidente che la diplomazia economica e non solo, va costruita in una logica di ponti, di collegamenti e la Luiss si candida alla formazione di queste reti non solo diplomatiche, ma anche aziendalistiche, economiche, di giurisprudenza». Dunque economia, competenze e anche governance politica. Per questo da Bari è venuta la richiesta che la comunità economica si integri ulteriormente oltre Adriatico accelerando l’adesione politica alla Ue dei paesi che ne hanno fatto domanda (Serbia, Bosnia, Montenegro, Macedonia del Nord ed Albania) e che deve essere attenta, ma anche rapida per evitare che guardino altrove. Per questo - ha detto ancora Boccia a margine del convegno al quale ha partecipato anche il dg della Luiss, Giovanni Lo Storto - «la Ue deve agevolare questi processi, soprattutto quelli decisori per cui serve una riforma della Ue che agevoli i tempi delle decisioni perchè la questione temporale non è più marginale. E’ determinante come vediamo nella crisi energetica:i tempi delle decisioni sono importanti come i tempi delle integrazioni».

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