Recovery fund e digitale

«Italia e Francia in crisi da 20 anni, usare fondi europei per costituire un "seed capital" e creare servizi innovativi»

L'esporto di tlc fa il punto con DigitEconomy.24 (report del Sole 24 Ore Radiocor e della Luiss Business School) sullo sviluppo digitale dei due Paesi, entrambi in crisi da 20 anni

di Gerard Pogorel *

4' di lettura

Italia e Francia a confronto in attesa dell'arrivo dei Recovery Fund e dello sviluppo delle infrastrutture digitali necessario per la ripartenza. I due Paesi più somiglianti in Europa hanno tanti punti in comune. Entrambi sono in crisi da 20 anni e i loro modelli di sviluppo si sono indeboliti. Ora i fondi europei sono l'occasione per una diversa proiezione nello scenario globale che non può non passare dallo sviluppo del digitale al servizio di un rinnovamento profondo del sistema Paese.

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Modello Italiano con imprenditori forti a livello regionale e grandi manager

La Francia, anche in prospettiva del Recovery, nel suo France Relance con 14 programmi dettagliati ha applicato il modello tradizionale di grandi programmi industriali, come già fatto in passato nel caso del nucleare e dell'aerospazio. Modelli determinati dall'alto e verticalmente integrati. Si punta oggi anche su una pressione fiscale alleggerita per accelerare l'innovazione nelle aziende. L'Italia ha, invece, tradizionalmente un modello con imprenditori forti a livello regionale e grandi professionalità e manager. Tutti e due i sistemi sono in crisi da anni e non funzionano bene. La crisi ha indebolito, ad esempio, il tessuto imprenditoriale regionale, anche se la globalizzazione in genere ha apportato i suoi benefici. Pensiamo al fatto che in Francia le famiglie hanno beneficiato, proprio grazie alla globalizzazione, secondo uno studio recente, di mille euro in più all'anno. L'Italia, dunque, deve puntare sulle sue ricche risorse umane che sono la chiave. Il Recovery Plan consente, infatti, di attribuire finanziamenti se i modelli istituzionali sono adeguati.

In Francia 40% infrastrutture già finanziato, in Italia tempi lunghi di realizzazione

Ma veniamo all'economia digitale, riconosciuta unanimemente come trasversale agli obiettivi generali. Il Governo Draghi potrà trarre ispirazione dal rapporto "Iniziative per il Rilancio Italia 2020-2022" di giugno 2020 redatto da un gruppo di esperti guidato da Vittorio Colao, adesso ministro per l'Innovazione tecnologica e la transizione digitale, che comprendeva anche Roberto Cingolani, oggi ministro per la Transizione ecologica.Possiamo dire che il digitale si presenta su due livelli: le infrastrutture da una parte, digitali e logistiche, e la spinta innovativa appoggiata sulla banda ultra larga e sul 5G dall'altra. In Francia, a livello di risorse, c'è stata una pianificazione anche prima del Recovery, e il 40% delle infrastrutture è stato già finanziato da regioni e comuni. In Italia, tra i punti più critici, c'è il tempo necessario per realizzare una singola infrastruttura che è eccessivo e rappresenta una delle problematiche da risolvere urgentemente da prossimo governo. In Francia il problema si sente meno perché c'è un intervento pubblico molto forte, e questa differenza si è vista anche nella gestione del caso del 5G. Mentre in Italia il dibattito sui pericoli (irrazionali) provenienti dalla nuova tecnologia ha portato a un rallentamento, in Francia si è potuto andare avanti più celermente perché la decisione sull'installazione delle antenne non spetta ai comuni ma allo Stato.

Infrastruttutture considerate "cash cow" dai precedenti governi

Una delle debolezze riscontrate in Italia nella gestione dei precedenti governi è la considerazione delle infrastrutture come "cash cow", la "mucca da mungere" a livello finanziario. Le aste per il 5G, ad esempio, hanno sfruttato svariati miliardi alle casse dello Stato, ma indebolito gli operatori che ora sono chiamati a investire. Adesso sta cambiando la visione un po' dappertutto, in tutti i Paesi europei si è posto l'accento sul ruolo fondamentale delle infrastrutture di comunicazioni che non devono essere considerate come "cash cow" dai vari ministeri delle finanze. Un altro degli scogli da superare è quello di una concorrenza male definita che ha portato a un esagerato taglio dei prezzi. La concorrenza ha avuto effetti straordinariamente positivi sui servizi di telecomunicazioni, ma è negativa la diminuzione di anno in anno dei ricavi degli operatori. Il modello concorrenziale è necessario, ma non deve arrivare a privare le aziende delle risorse necessarie per costruire le infrastrutture e i servizi sulla base delle nuove tecnologie. Il problema dei prezzi bassi dei servizi di telecomunicazioni è un altro punto che accomuna Italia e Francia, mentre i prezzi sono ben più alti negli Usa, in Germania, in Belgio, nei Paesi scandinavi. In sostanza occorre costruire un modello rinnovato di concorrenza che non privi gli operatori dei redditi necessari all'innovazione nelle infrastrutture e i servizi. Tirando le somme, quali rimedi per le telco e per il sistema digitale in genere? Per la banda ultra-larga si capisce meglio adesso l'importanza degli investimenti necessari, sui 10 miliardi piuttosto che 100 milioni sparsi qua e là. Si capisce finalmente anche la complementarità delle tecnologie, con un'offerta che deve includere Ftth (fibra fino alla casa, ndr), Fwa (tecnologia mista radio-fibra), satellite, 5G.

Serve un ecosistema innovativo per sfruttare le possibilità della tecnologia

Quanto alla spinta innovativa che verrà da 5G e banda ultra-larga, il risultato dipende da un ecosistema formato da vendor, operatori, consumatori, industria e offerte di servizi da terze parti. Innanzitutto, cioè, serve un ecosistema innovativo che consenta di sfruttare le possibilità della tecnologia che determineranno una rivoluzione in tutta l'industria, dall'agricoltura all'automotive. In maniera concreta, e soprattutto nel caso italiano, parte dei fondi Recovery potrebbero essere utilizzati per costituire un "seed capital" per 2 o 3 fondi competitivi di venture capital, in associazione con altri attori europei, scelti per la loro larga conoscenza della ricerca tecnologica e delle start-up in Europa, associati a Università a Sud e a Nord dell'Italia. L'obiettivo è quello di creare servizi innovativi, per i cittadini, i consumatori, l'industria, che sfruttino le potenzialità della tecnologia. ll Recovery plan è l'occasione per rilanciare il modello innovativo e imprenditoriale, sfruttando il fatto che i manager di altissimo livello, che sono una caratteristica del sistema italiano, negli anni scorsi non hanno avuto le risorse necessarie per agire sia al livello finanziario che istituzionale. In conclusione Italia e Francia, i due Paesi che hanno molto in comune, devono sfruttare le loro competenze tecnologiche e umane per proiettarsi maggiormente sulla scena europea e internazionale.

*Esperto di tlc ed ex consulente del governo

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