VERSO IL VERTICE DI SOFIA

Italia al fianco della Ue per portare i Balcani occidentali in Europa

di Andrea Carli

Il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk parteciperà al vertice Ue-Balcani, giovedì a Sofia (foto AP)

4' di lettura

Italia al fianco della Ue nella partita per una maggiore integrazione dei Balcani occidentali in Europa. «I Balcani producono più storia di quanta ne possono digerire», diceva Winston Churchill. Domani i capi di Stato e di governo dei paesi che fanno parte dell’Unione europea, tra cui il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni, incontreranno a Sofia i rappresentanti istituzionali di Serbia, Montenegro, Albania, ex repubblica jugoslava di Macedonia, Bosnia-Erzegovina e Kosovo. Un’altra tappa, l’ennesima, verso un’integrazione di questi paesi in Europa, dopo quella di cinque anni fa della Croazia. I tempi sono tuttavia lunghi: il futuro allargamento non dovrebbe avvenire prima del 2025. Nel mezzo c’è il rischio che l’instabilità politica possa riprendere il sopravvento in questi paesi, anche sulla spinta dei flussi migratori dalla Siria.

Priorità agli investimenti nelle infrastrutture
Sarà la prima volta dal summit di Salonicco del giugno 2003 che i leader dei 28 paesi Ue e quelli di quest’area torneranno a vedersi. Il tema principale sarà la connettività all’interno della regione e tra la regione e l’Ue. «Investire nei collegamenti infrastrutturali e umani è nell’interesse europeo e l’obiettivo del nostro vertice è dimostrarlo», ha chiarito nei giorni scorsi Donald Tusk. Secondo il presidente del Consiglio europeo, l’Europa è «l’unico partner che si interessa sinceramente della stabilità dell’intera regione e di un futuro prospero per i suoi cittadini e non considera i Balcani come una partita di scacchi geopolitica, dove le persone sono pedine». Tusk non ha fatto il nome della Russia, ma il messaggio era tutto per lei.

Loading...

Sei stati, due corteggiatori: il braccio di ferro tra Unione europea e Russia
Allo stato attuale i Balcani occidentali sono corteggiati dai due player. Da una parte c’è la progressiva integrazione di questi Paesi nell’Unione europea; dall’altra il pressing della Russia. Mosca si presenta come attore di primo piano: il rischio è che i paesi della ex Jugoslavia se ne servano come strumento di pressione sull’Occidente. Anche Turchia e Cina guardano ai Balcani occidentali, sebbene da una posizione allo stato attuale più defilata.

Dall’integrazione in Europa opportunità per le aziende italiane
Domani l’Italia punterà a premere, al fianco degli altri partner europei, affinché i paesi dei Balcani occidentali entrino sempre più nell’orbita di Bruxelles. L’area è infatti una meta importante delle esportazioni e degli investimenti italiani: nel 2016 l’export ha raggiunto i sei miliardi di euro. Il paese è stato il secondo partner commerciale europeo dei Balcani occidentali, dietro la Germania, e il primo per stock di investimenti esteri (nove miliardi di euro), concentrati principalmente in Albania (4,8), Slovenia (1,3) e Serbia (1,1). Nei Balcani occidentali sono attive oltre 700 aziende italiane. Tra il 2010 e il 2016, il valore dell’interscambio è aumentato del 47,9% passando da 5,1 miliardi di euro a quasi 7,5 miliardi.

Le prospettive per i porti di Trieste e Venezia legate alle Nuove vie della Seta
In questo contesto, una maggiore integrazione di questi paesi nell’Unione può garantire nuovi sbocchi commerciali. Soprattutto se si fa riferimento alle Nuove vie della Seta (o Bri, Belt and Road Initiative), il progetto cinese che punta a collegare una rete di infrastrutture, via terra e via mare, di collegamento tra il gigante asiatico e l’Europa. Pechino vuole collegare il porto del Pireo con il centro del Vecchio continente, e punta a costruire una ferravia che dalla Serbia raggiunga Budapest. L’Italia preme per lavorare sui collegamenti marittimi, così da promuovere una maggiore cooperazione con i porti di Trieste, Venezia e Genova.

La penetrazione jihadista con la copertura delle mafie locali
C’è poi un tema sicurezza, che riguarda tutta l’Europa, e con essa l’Italia. Nei Balcani è emersa una penetrazione jihadista, favorita dal sostegno e dalla copertura delle mafie locali. Inoltre la rotta balcanica potrebbe essere seguita dai foreign fighters di ritorno dal conflitto in Siria.

Migranti: più spostamenti attraverso Albania, Montenegro e Bosnia
Nel report pubblicato oggi dalla Commissione europea, viene messo in evidenza che il numero di arrivi dalla Turchia ha registrato un notevole aumento dal marzo 2018, sia verso le isole greche (9.349 dall’inizio del 2018) sia attraverso la frontiera terrestre (ad oggi 6.108, nove volte superiore rispetto allo stesso periodo nel 2017). Nonostante la situazione si sia nel complesso stabilizzata lungo la rotta dei Balcani occidentali, negli ultimi mesi sono stati registrati aumenti degli spostamenti attraverso l’Albania, il Montenegro e la Bosnia-Erzegovina.

La spinta italiana per avvicinare questi paesi all’Europa
L’Italia è in prima linea nella partita per integrare queste economie nell’Unione. Dopo l’entrata della Croazia nel 2013 (Romania e Bulgaria erano entrate nel 2007), e la “pausa di riflessione” nel processo di integrazione dei paesi di quest’area annunciata dal presidente della Commissione Juncker, nell’agosto del 2014 l’Italia - che quell’anno aveva la presidenza dell’Unione - ha promosso con altri paesi (Germania, Francia, la stessa Croazia e la Slovenia) il processo di Berlino per i Balcani, di avvicinamento di questi paesi all’Ue, attraverso il canale della consultazione e della cooperazione. Successivamente ci sono stati altri incontri: il summit di Vienna del 2015 e quello di Parigi l’anno successivo, quello di Sarajevo a marzo dell’anno scorso e, infine, quello di Trieste, a luglio, che ha visto il rilancio da parte italiana del processo di integrazione dei paesi dei Balcani occidentali. Lo stallo nella formazione di un nuovo governo influisce sull’incisività dell’azione italiana, che allo stato attuale - in assenza di un esecutivo nel pieno dei suoi poteri - si sviluppa soprattutto lungo un binario diplomatico (il Paese ha la presidenza dell’Osce).

Serbia e Montenegro in pole per l’adesione all’Ue
Serbia e Montenegro sono in prima fila: la Commissione europea ha aperto la porta all’adesione di questi due paesi nel 2025. Le questioni con Polonia, Ungheria e Romania sullo stato di diritto non aiutano. Come non aiuta la disputa tra Atene e Skopje sul nome dell’ex Repubblica jugoslava. E poi c’è il nodo Kosovo, la cui indipendenza non è riconosciuta da alcuni stati. Per il presidente serbo Aleksandar Vucic è «l’unico serio ostacolo nel cammino della Serbia verso l’integrazione nell’Unione europea». Ma domani il Kosovo parteciperà al vertice di Sofia con una delegazione guidata dal presidente Hashim Thaci, del tutto alla pari con quelle degli altri Paesi partecipanti.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti