REPORT ISTAT

Italia tra i Paesi Ue con spesa per servizi sociali più bassa

Nel 2017, la spesa dei Comuni per i servizi sociali, al netto del contributo degli utenti e del Servizio sanitario nazionale, ammonta a circa 7 miliardi. La spesa è aumentata del 2,5% sul 2016

di An.C.


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2' di lettura

Rispetto alla media europea, l’Italia destina alla protezione sociale una quota importante del prodotto interno lordo (il 29,1% contro il 27,9% della media Ue). Sebbene la quota di spesa per i trasferimenti monetari e soprattutto per le pensioni di anzianità e vecchiaia (poco meno del 16% del Pil) sia elevata, il nostro paese si colloca invece tra quelli con i livelli più bassi di spesa per servizi sociali. Lo mette in evidenza l’Istat nel report sulla spesa dei comuni per i servizi sociali anno 2017.

Cresce la spesa sociale dei Comuni
Nel 2017, tuttavia, la spesa dei Comuni per i servizi sociali, al netto del contributo degli utenti e del Servizio sanitario nazionale, ammonta a circa 7 miliardi 234 milioni di euro, pari allo 0,42% del Pil nazionale. La spesa è aumentata del 2,5% sul 2016 (circa 177 milioni di euro). In termini pro capite, le risorse destinate alla rete territoriale di interventi e servizi sociali sono passate da 116 a 119 euro per abitante. Prosegue dunque la ripresa iniziata nel 2014, che ha riportato gradualmente la spesa sociale a livelli precedenti al declino registrato nel triennio 2011-2013.

Più di un terzo della spesa totale per famiglie con figli e minori
La quota più ampia della spesa sociale dei Comuni è assorbita dai servizi per i minori e le famiglie con figli: circa 2,8 miliardi di euro, pari al 38,2% della spesa complessiva. Le regioni del Centro sono quelle che destinano maggiori quote di spesa a quest’area di utenza (43%), in particolare l’Umbria (51,1%) e il Lazio (45,2%).

In aumento ma ancora marginale la spesa per i servizi agli immigrati
La spesa sociale impiegata per il supporto e l’inclusione sociale degli immigrati in Italia è circa 348 milioni di euro, una quota contenuta rispetto alle altre aree di utenza, che varia dal 2,3% della spesa totale nel 2003 al 4,8% nel 2017. Questo incremento, continua l’Istat, si è verificato a partire dal 2014 in quasi tutte le regioni italiane ed è particolarmente rilevante in Sicilia. Infatti, negli anni successivi al 2014 sono state impiegate risorse aggiuntive provenienti dal “Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati” (Sprar), che ha permesso ai Comuni e agli altri enti locali di realizzare progetti di accoglienza integrata attraverso i finanziamenti statali e dell’Unione europea. Il 46,5% della spesa sociale per quest'area di utenza è destinata alle strutture residenziali, gestite direttamente dai Comuni o affidate in gestione a soggetti esterni, oppure ai trasferimenti erogati per il pagamento delle rette in strutture private, di cui beneficiano circa 48 mila persone (una spesa media di 3.300 euro all’anno per utente).

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