lo stato di avanzamento dei 17 obiettivi

Italia indietro sullo sviluppo sostenibile: peggiorano povertà, disuguaglianze e qualità dell’ambiente

di Nicoletta Cottone


Villaggio per la Terra: i 17 obiettivi per uno sviluppo sostenibile

4' di lettura

L’Italia sta perdendo la sfida dello sviluppo sostenibile: peggiorano povertà, disuguaglianze e qualità dell'ambiente. Il Rapporto Asvis 2018, presentato questa mattina alla Camera, segnala lo stato di avanzamento dell’Italia verso i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. «Si sono già persi tre anni per dotarsi di una governance che orienti le politiche allo sviluppo sostenibile. Il 2030 è dietro l'angolo e molti Target vanno raggiunti entro il 2020. Oltre all'immediata adozione di interventi specifici in grado di farci recuperare il tempo perduto sul piano delle politiche economiche, sociali e ambientali», ha detto il portavoce di Asvis Enrico Giovannini, che ha anche illustrato le proposte concrete per fare in modo che l’Italia mantenga gli impegni assunti con la sottoscrizione nel 2015 dell’Agenda 2030 dell'Onu.

Avviare subito la commissione per l’attuazione della strategia di sviluppo sostenibile
L’Asvis, ha sottolineato Giovannini, «chiede al presidente del Consiglio di attivare subito la Commissione nazionale per l'attuazione della strategia per lo sviluppo sostenibile, di trasformare il Cipe in Comitato interministeriale per lo sviluppo sostenibile e di avviare il dibattito parlamentare sulla proposta di legge per introdurre il principio dello sviluppo sostenibile in Costituzione, al fine di garantire un futuro a questa e alle prossime generazioni». Il bilancio di Asvis - nata due anni e mezzo fa per diffondere la cultura della sostenibilità e la conoscenza dell'Agenda 2030 - segnala che anche negli ambiti in cui si registrano miglioramenti, a meno di immediate azioni concrete e coordinate, sarà impossibile rispettare gli impegni presi dal nostro Paese con la firma dell'Agenda 2030.

Serve un cambio di passo
Giovannini ha sottolineato come sia indispensabile un urgente cambio di passo. In particolare, tra il 2010 e il 2016, l'Italia è peggiorata in cinque aree: povertà (Goal 1), condizione economica e occupazionale (Goal 8), disuguaglianze (Goal 10), condizioni delle città (Goal 11) ed ecosistema terrestre (Goal 15). Per quattro si registra una situazione invariata: acqua e strutture igienico-sanitarie (Goal 6), sistema energetico (Goal 7), condizione dei mari (Goal 14) e qualità della governance, pace, giustizia e istituzioni solide (Goal 16). Segni di miglioramento si registrano, invece, per alimentazione e agricoltura sostenibile (Goal 2), salute (Goal 3), educazione (Goal 4), uguaglianza di genere (Goal 5), innovazione (Goal 9), modelli sostenibili di produzione e di consumo (Goal 12), lotta al cambiamento climatico (Goal 13), cooperazione internazionale (Goal 17).

GUARDA IL VIDEO - Giovannini: «Incalzeremo il Governo per raggiungere i 17 obiettivi di sviluppo sostenibile»

Forte preoccupazione per i ritardi accumulati
L'Asvis dal 2016 fotografa la situazione dell'Italia e, da quest'anno, anche delle regioni, rispetto ai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile. Il messaggio che emerge dal Rapporto 2018 «è di forte preoccupazione per i ritardi accumulati dalla politica che in questi tre anni non ha affrontato in modo integrato i tanti problemi del Paese», ha spiegato il presidente dell'Asvis Pierluigi Stefanini. Ma il report porta anche speranza, «perché dà conto delle iniziative di numerosi soggetti economici e sociali, nonché di tantissime persone, che stanno cambiando i modelli di business, di produzione, di consumo, di comportamento, con evidenti benefici, anche economici», ha sosttolineato Stefanini. Dal report emerge che sono stati avviati programmi educativi nelle scuole e nelle università sullo sviluppo sostenibile. Ci sono anche iniziative finalizzate a coinvolgere imprese, comunità locali e persone singole sulle diverse questioni dell'Agenda 2030, oltre che importanti politiche adottate negli ultimi dodici mesi (come l'introduzione del reddito di inclusione per ridurre la povertà). Ci sono anche le occasioni mancate, come l'interruzione degli iter legislativi in tema di riduzione del consumo del suolo, del diritto all'acqua, del commercio equo, o la mancanza dei provvedimenti attuativi della riforma del Terzo Settore.

Manca una visione coordinata delle politiche per un futuro sostenibile
«Ciò che manca - ha spiegato Giovannini - è una visione coordinata delle politiche per costruire un futuro dell'Italia equo e sostenibile. Il confronto tra le forze politiche nelle ultime elezioni non si è svolto intorno a programmi chiari e con un orientamento in tal senso. L'imminente legge di bilancio deve cogliere le enormi opportunità, anche economiche, offerte dalla transizione allo sviluppo sostenibile. Il fattore tempo è cruciale».

Le proposte di Asvis
Ecco le proposte di Asvis:
- introdurre lo sviluppo sostenibile tra i principi fondamentali della nostra Costituzione;
- attivare a Palazzo Chigi la Commissione nazionale per lo sviluppo sostenibile prevista dalla direttiva della presidenza del Consiglio del 16 marzo;
- dotare la legge di bilancio di un rapporto sull'impatto atteso sui 12 indicatori di Benessere equo e sostenibile (Bes) entrati nella programmazione finanziaria;
- trasformare il Cipe in Comitato Interministeriale per lo Sviluppo Sostenibile;
- adottare un'Agenda urbana nazionale basata sugli Sdgs, che si proponga come l'articolazione della Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile per le aree metropolitane;
- istituire presso la Presidenza del Consiglio un organismo permanente per la concertazione con la società civile delle politiche a favore della parità di genere;
- predisporre “linee guida” per le amministrazioni pubbliche affinché applichino standard ambientali e organizzativi che contribuiscano al raggiungimento degli SDGs;
- intervenire con la legge di bilancio o con altro strumento normativo agile per assicurare il conseguimento dei 22 Target che devono essere raggiunti entro il 2020;
- allargare l'insieme di imprese soggette all'obbligo di rendicontazione non finanziaria, strumento ormai indispensabile per accedere al crescente flusso di investimenti attivati dalla “finanza sostenibile”.

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti