L’immobiliare alla prova del Covid

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Italia, investitori alla finestra in attesa del repricing

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(IgorZh - stock.adobe.com)

Nell'analisi di sette mercati immobiliari europei post-Covid, Nuveen assegna solo all'Italia il colore rosso per indicare un reale rischio di crisi. Maggiori nel nostro Paese saranno le difficoltà di generare una forte ripresa dopo i mesi di stop di ogni attività. Un colore che viene affibbiato anche al settore retail, in maniera trasversale nei diversi Stati. Il coronavirus ha accelerato trend in atto nel mondo del real estate. La forte spinta verso l'ecommerce era già in atto, con la chiusura degli shopping center e di molti si è accelerato un processo.

Volumi in calo

Scenari Immobiliari stima che il fatturato immobiliare nazionale subisca una calo di quasi il 20% alla fine dell'anno rispetto al 2019. Sia dal punto di vista transattivo che da quello dei valori l'impatto maggiore nel medio periodo sarà negativo per i comparti dell'hospitality e del retail (sugli affitti e sui valori dei piccoli negozi in particolare), mentre gli altri comparti dovrebbero dimostrare una maggiore resistenza. Le previsioni potrebbero cambiare in maniera sostanziale a seconda di quanto succederà nel secondo semestre dell'anno, solo allora si potrà valutare meglio l'impatto sulla congiuntura nazionale e internazionale. Resta il fatto che nel primo trimestre di quest'anno, quando ancora gli impatti del Covid-19 erano marginali, gli investimenti nell'immobiliare italiano non residenziale hanno fatto registrare una crescita del 7% per un totale di 1,8 miliardi di euro. Sul fronte alberghi le prime riaperture si stanno verificando in questo periodo ed è presto per dire se il settore potrà risollevarsi a breve. Sicuramente gli investitori opportunistici sono alla finestra in attesa di identificare occasioni di acquisto tra gli hotel che hanno registrato difficoltà finanziarie. Lontani sono i 3,2 miliardi di euro di investimenti registrati nel 2019. L'interesse come detto resta alto ma per ora si sono concluse operazioni già imbastite da mesi, come la vendita del Bauer Palace di Venezia che passa da Elliott a Signa. Gli investitori internazionali confermano il loro interesse per il Paese in maniera selettiva e cercando occasioni di acquisto. Inutile dire che molti si aspettano un repricing di alcune asset class.

Logistica a tutto gas

Tutta diversa la storia del comparto logistico visto che sono cambiate le abitudini di consumo. L'interesse è su tre livelli, per i grandi magazzini fuori città, per il last mile, la logistica ai confini dei centri urbani e sempre di più per la city logistic. Questi ultimi sono portafogli da costituire acquisendo piccoli spazi centrali. A spingere la ricerca la crescita dell'ecommerce. L'Italia nei pochi mesi di lockdown ha colmato parte del gap rispetto alle altre Nazioni europeo in fatto di acquisti online. E tale sviluppo, dalla spesa allo shopping, richiede un sistema di distribuzione e di consegna sempre più capillare. Gli investitori cercano quindi parcheggi, ex cinema e in generale spazi dismessi da riconvertire in magazzini di stoccaggio.

Residenziale, compravendite in calo

Come previsto i dati dei primi tre mesi del 2020 hanno mostrato vendite in calo del 15% per le case in Italia. La domanda nel frattempo si sta modificando. Si cercano abitazioni più grandi, magari con una stanza in più dove lavorare da casa, spazi esterni come un terrazzo e si considerano anche zone meno centrali e con più verde, ma sempre in città. Torna anche ad affacciarsi la domanda per la seconda casa, in maniera lenta. Mentre soffre la componente per investimento, soprattutto la categoria dei bilocali che oggi sono difficili da mettere a reddito con affitti brevi e per gli studenti.

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