Le Lettere

Italia tra «invocazioni maggioritarie» e intese al ribasso

di Guido Gentili

3' di lettura

L’utopia che fu di Mario Segni e di altri intellettuali di importare in Italia il modello maggioritario, viene ciclicamente riscoperta per poi finire nella polvere. Negli ultimi venticinque anni in molti si sono dichiarati almeno una volta maggioritari, nel segno di decisionismo, trasparenza, responsabilità. Quando però si è trattato di tradurre i propositi in fatti, o si è fallito, o si è spacciata gazzosa per prosecco. Siamo il Paese a invocazione maggioritaria, che poi cede alla vocazione delle improbabili intese e questo è avvenuto con tutti i leader da Prodi, a Berlusconi, fino a Renzi. Nei casi migliori abbiamo visto programmi frutto di scelta maggioritaria, dove si optava per il bianco o il nero, sostenuti da coalizioni di stampo proporzionale. Nei peggiori, alleanze improbabili sono naufragate sotto il peso di programmi di fattezze altresì enciclopediche, per tenere dentro tutti. Siamo proprio fatti così e si capisce forse che l’utopia maggioritaria è solo una fregatura, che permette al più forte di turno di tenere fuori dai giochi, che si misurano in leggi e risorse, gli altri, senza altra motivazione che non sia il tornaconto di bottega. L’Italia è bella perché è varia, una varietà che va tenuta dentro, coltivata, anche se questo significa dar credito a mille rivoli e correnti. Ciò che servirebbe e che nessuno fino a oggi è riuscito ad affermare è il senso di responsabilità, che significa non sprecare, tenere i conti in ordine, non scaricare sulle generazioni future l’egoismo del presente. Tutto questo non lo porta né la cultura maggioritaria, né la proporzionale, ma solo un sano e diffuso senso di responsabilità civica.

M.L.

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Sì, un Paese a “invocazione maggioritaria” (buona la formula) che finisce poi, inesorabilmente, a incagliarsi sulle secche proporzionaliste. La storia politica recente dice questo. Fino al fresco caso del Pd, il partito a “vocazione maggioritaria” immaginato da Walter Veltroni nel 2007 e di cui lo stesso ex segretario ha parlato, dieci anni dopo, all’assemblea del partito in un quadro oggi completamente diverso, passati i mille giorni “maggioritari” di Renzi. E con il Pd che finisce di nuovo nella braccia del “Re della politica italiana, il proporzionale” come ha scritto Lucia Annunziata, direttore dell’Huffington Post. L’utopia maggioritaria è dunque una “gran fregatura”, come scrive lei? Continuo a credere che un simile orizzonte, senza forzature, sia positivo e non negativo se si vuole coltivare una democrazia non bloccata dai veti incrociati.

Siamo alle solite: il fuoco per qualche giorno, per dimenticarci tutto domani. È una questione sociale ed etica, quella del fine vita, che dovrebbe essere sulle pagine dei giornali, nelle discussioni in tv e alle radio ogni giorno fino a quando un Parlamento ignavo e politici bigotti non mettono le mani in pasta e legiferano. Finalmente.

Antonio Di Natale

Ho sempre creduto che i politici italiani, quanto a faccia di tolla siano irraggiungibili ma ora, dalla Francia, arriva una smetita clamorosa. Il candidato della destra francese alle Presidenziali, François Fillon, è stato chiaro: «Non mi ritiro». Eppure, i compensi ricevuti da Penelope, sua moglie, e dai figli sono stati accertati dalla magistratura ma l’uomo politico, che pure si è detto fiducioso dell’operato della giustizia, ha puntato il dito senza mezze misure: «Dai giudici un assassinio politico». Insomma, si sente vittima. Una professione tipica dei politici di casa nostra, che non sanno di case affittate, di conti correnti, di polizze ecc., e non fanno mai un passo indietro. Ora i politici italiani sono in buona compagnia, con Fillon, nato nella patria della Rivoluzione.

Franco Palma

L’Europa ha deciso di cessare la produzione della banconota da 500 euro. La Svizzera ha in cantiere l’emissione di una nuova banconota da 1.000 franchi. Non è un vero deterrente all’illegalità ritirare dalla circolazione una banconota di alto valore. Concordo con quanto affermato dalla Banca centrale Svizzera: sono «le norme a impedire l’uso del contante per scopi criminali». Comunque in Italia per diffondere l’uso della “moneta elettronica” sarebbe opportuno ridurre le commissioni e, per combattere le attività illegali e riciclaggio, inasprire le sanzioni. Al riguardo ricordo che la Germania non prevede alcun limite all’uso delle banconote e ha una evasione fiscale inferiore rispetto alla nostra.

Lettera firmata

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