Rapporto ocse

Italia longeva e in salute. Sfide da invecchiamento e uso antibiotici

Spendiamo per la sanità meno della media dei Paesi avanzati, ma nel complesso l’esito del check-up sulla situazione sanitaria nella Penisola è positivo.

di Giuliana Licini


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5' di lettura

L’Italia spende per la sanità meno della media dei Paesi avanzati, ma gode tutto sommato di buona salute. È l’esito del check-up dell’Ocse sulla situazione sanitaria dei 36 Paesi membri e di alcuni Paesi partner. L’aspettativa di vita nella Penisola, 83 anni è la quarta più alta tra le economie industrializzate (dopo Giappone, Spagna e Svizzera), il 77% degli italiani dice di essere in buona o ottima salute (media Ocse 68%) e solo il 6% ritiene di essere in cattive condizioni contro il 9% medio. Il tutto a fronte di una spesa pro capite per la sanità che, in base ai calcoli dell’Ocse, è di 3.428 dollari a parità di potere d’acquisto, sotto la media che è di poco meno di 4.000 dollari (primi gli Usa con 10.500 dollari).

Le sfide dell’invecchiamento e dell’uso eccessivo degli antibiotici
L’Italia, sottolinea per altro l’Ocse, deve fare fronte ad alcune grandi sfide sul fronte sanitario, in primis l’impatto dell’invecchiamento della popolazione, ma anche le ricadute dell’eccessivo ricorso agli antibiotici. Gli italiani – secondo il rapporto “Uno Sguardo alla salute” - hanno in genere stili di vita salutari e, in base agli indicatori Ocse, hanno un buon accesso e una buona qualità delle cure. Iniziando dai fattori di rischio: in Italia il consumo di alcool puro è relativamente basso (7,6 litri pro capite contro la media 9, che equivale a 100 bottiglie di vino) e la Penisola ha la minore percentuale di bevitori dipendenti dell’intera area Ocse, pari solo allo 0,6% degli adulti contro la media Ocse del 3,7% (Lettonia al 10,4%, Russia e Ungheria oltre il 9% e Usa quasi all’8%). Le morti legate all’uso di oppiacei sono 1,8 per milione di abitante, la terza incidenza più bassa nell’Ocse contro la media di 27 e i 131 decessi degli Usa (quasi raddoppiati tra 2011 e 2016).

Siamo tra i più pigri dell’area Ocse. Preoccupa l’obesità dei bambini
È inferiore alla media, poi, la quota di adulti obesi (46% contro 56% medio Ocse). L’incidenza è, tuttavia, tra le maggiori dell’Ocse nel caso dei bambini sovrappeso, con una quota del 42% tra i 5 e i 9 anni, il secondo dato più alto dell’Ocse, alle spalle degli Usa (43%). È elevata anche la percentuale degli adulti che fumano quotidianamente (20% contro 18% Ocse). Il 76% degli italiani, comunque, fa un consumo quotidiano di frutta (quasi 20 punti sopra la media Ocse) e il 61% mangia abitualmente verdura (59% Ocse). Poi, però, solo il 47% fa una moderata attività fisica settimanale, quasi 20 punti sotto la media, il che assegna agli italiani il ruolo di più pigri dell’Ocse, assieme agli spagnoli, mentre agli svedesi va il titolo di super-sportivi (8 su 10 fanno una regolare attività fisica). È, comunque, contenuto rispetto alla media il numero dei decessi per malattie prevenibili o curabili: sono 143 su 100.000 contro i 208 Ocse. Si tratta del quarto dato più basso dell’intera area, migliore anche di quelli di Svezia e Norvegia. Anche la morbilità da malattie croniche è sotto la media, con il 4,8% per il diabete contro il 6,8% Ocse (13% in Messico e l’11% negli Usa). Il tasso di suicidi, tra i più bassi dell’intera Ocse, è del 5,7%, la metà rispetto alla media (11,6%), mentre la mortalità attribuibile all’inquinamento è superiore alla media (49 per 100.000 persone contro 40).

Secondi solo alla Grecia per prescrizione antibiotici
Quanto all’accesso alle cure, il rapporto “Uno Sguardo alla Salute” dell’Ocse, fa emergere che il 100% della popolazione della Penisola ha accesso all’assistenza sanitaria pubblica (98% media Ocse, 89% Germania e 36% Usa), la copertura dei costi per le cure è garantita in media al 74% (96% nel caso delle cure ospedaliere e 62% per i farmaci e 58% per le visite mediche) e l’80% degli adulti ha accesso ad un dottore in caso di necessità (79% Ocse). Alla spesa sanitaria va il 3,3% della spesa totale dei privati per i consumi, in linea con la media Ocse (3,4%) Solo il 46% della popolazione (penultima nell’Ocse), tuttavia, ricorre al dentista, contro il 63% medio. Sotto la media anche la percentuale delle donne che ha accesso in tempi rapidi al pap test: 68% in Italia (56% nelle classi più disagiate e 75% nelle più abbienti) contro il 73% Ocse. Tra i punti deboli, in termini di cure, vi è - sottolinea il rapporto - l’eccessivo utilizzo di antibiotici: la prescrizione di questi farmaci è la seconda più elevata dell’intera Ocse, dopo quella della Grecia, il che contribuisce potenzialmente ad aumentare la resistenza anti-microbica. Nel 2017 il volume totale degli antibiotici prescritti con ricetta dai medici di base è stato di 28 dosi quotidiane per 1.000 abitanti per giorno, contro la media Ocse di 18 dosi. La resistenza agli antibiotici mina la sicurezza dei pazienti in ospedale, sottolinea il rapporto. L’Italia ha una percentuale più alta della media di infezioni collegate alle cure, che colpiscono quasi il 6% dei pazienti ospedalizzati, costano circa il 6% dei budget ospedalieri e sono potenzialmente letali. La resistenza agli antibiotici, infatti, rende difficile e in alcuni casi impossibile curare le infezioni.

Metà medici over-55, rischio di carenza. Allarme su demenza
La percentuale dei dottori ultra-55enni (55%) è la più alta dell’Ocse e questo potrebbe portare in futuro a carenze nel personale sanitario, ammonisce a sua volta l’Ocse. Attualmente l’Italia ha 4 medici ogni 1.000 abitanti contro 3,5 della media Ocse. Mancano già, invece, gli infermieri: solo 5,8 ogni 1.000 abitanti contro 8,8 Ocse. La sfida maggiore per il sistema sanitario, comunque, viene dall’invecchiamento dell’intera popolazione. Attualmente circa il 20% è ultra-65enne, il quinto dato più elevato dell’Ocse e entro il 2050 una persona su 8 avrà 80 anni o più. Un andamento che crea nuove pressioni per il sistema sanitario e di assistenza di lungo termine, sottolinea il rapporto. Al momento, tra l'altro, la responsabilità dell’assistenza informale ricade quasi tutta sulle donne (63%). Già ora l’Italia ha la seconda percentuale più elevata di demenza dell’Ocse (23 ogni 1.000 abitanti), inferiore solo a quella del Giappone, una condizione medica che è strettamente legata all’invecchiamento. In base alle proiezioni, entro il 2050 l’incidenza salirà a 43 ogni mille abitanti, cioè una persona ogni 25 vivrà con la demenza. Nonostante questo l’Italia ha speso meno dello 0,6% del Pil (su una spesa sanitaria totale pari all’8,8% del Pil) per l’assistenza di lungo termine e sebbene il numero stia aumentando, il Paese ha il quinto numero più basso di posti letto per lungodegenti.

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