UNO SCRITTORE E IL SUO LUSSO

Italia, I love you: perché non vedo l'ora di tornare nel vostro Paese

La passione per Roma, per Caravaggio, per la pasta e l'olio extravergine. E naturalmente per il cinema italiano (che ha consacrato il suo romanzo Chiamami col tuo nome in un film di Luca Guadagnino).

di André Aciman

Una veduta di Roma.

4' di lettura

Per me l'Italia è ciò che i francesi chiamano un rendez-vous manqué. Durante tutta l'adolescenza ho immaginato di trascorrere il resto della mia vita e della mia carriera qui. Sarei diventato uno scrittore italiano, pur preferendo l'inglese, lingua che conoscevo molto meglio. Ma tre anni dopo che mi ero affezionato a questo Paese, mi è toccato lasciarlo per gli Stati Uniti.

L'Italia rappresenta tutto ciò che non sono e che non avrò mai: la facilità di movimento del corpo, la grazia, la fiducia totale in se stessi, anche se talvolta finta o esibita, la bontà che sembra sempre un po' invadente, la bellezza, la spontaneità dei legami e la facilità di innamorarsi, anche se per poco, il ritorno sempre all'umano, e di solito la chiarezza nelle idee. La clarté non è solo francese!

Loading...

Ma l'Italia è anche molto bella, forse più serena che bella, perché sempre un po' trascurata. Adoro Ortigia a Siracusa, anche se non ci abiterei mai, mentre se fossi più ricco comprerei una casa a Bordighera. E poi c'è Roma, dove ho vissuto solo tre anni, ma si è impressa nel cuore e nella mente in modo indelebile. Ci torno tutte le volte che posso.

Quest'anno è stato triste dover annullare i viaggi programmati in Italia: non mi sono fidato ad affrontare un volo di nove ore. Prima della pandemia, sono sempre stato invitato sia dal mio editore sia da diverse fiere del libro. E ovviamente, per un italiano che è diventato americano e ha perso la cittadinanza italiana, potersi esprimere in italiano davanti a un pubblico italiano che l'apprezza, ecco... è diventato uno dei più significativi e commoventi piaceri nella mia vita da scrittore!

Mi piace l'Italia rinascimentale e barocca, è quella a cui appartengo. Ogni volta che torno, voglio ritrovare i miei sampietrini e la polvere gessosa sulle vecchie mura del centro storico, il sole, le piccole fontane… Per me, un sogno. Toccare un palazzo antico che scioglie in mano la sua polvere di gesso, di un colore ocra bellissimo, contiene tanti ricordi.

È una madeleine, mi riporta immediatamente indietro, al passato, quando ero un ragazzo e andavo in via delle Quattro Fontane a studiare. C'era una libreria inglese dove si respirava un odore di marmo e gesso, mi chiamava dalla scalinata lì accanto, come un invito. Era come se mi dicesse: “Entri pure, signore”. Avvertirlo oggi dentro le narici quell'odore equivale ad essere catapultato nel 1965.

Lo scrittore André Aciman.

Gli oggetti, i luoghi, sono talismani, inseparabili dai momenti, hanno un potere narrativo e mnemonico, ci richiamano indietro, alla prima volta che li abbiamo scoperti. Non mi azzardo fuori dai centri storici, di palazzi moderni è piena New York ed è inutile andarli a cercare in Italia. Con le debite eccezioni: per esempio, ho adorato il Mast di Bologna. Ma, in generale, i monumenti mi stufano e i musei non mi interessano più: sono uno scrittore, dovrei adorarli, ma mi annoio da morire, non ho più la pazienza.

Mi piace molto l'arte, ma vado volentieri a vedere un'opera sola, entro al Prado di Madrid per guardare un singolo quadro, entro nei Musei Vaticani e cerco un'opera, non l'intero, estenuante tragitto da turisti, un quadro dopo l'altro dopo l'altro... Adesso vorrei poter essere libero di entrare nella Chiesa di San Luigi dei Francesi e rivedere la Cappella Contarelli oppure cercare i due Caravaggio nella piazza di Santa Maria del Popolo, dove vado sempre quando sono a Roma. La statua che preferisco, sopra tutte, è quella di Apollo che uccide la lucertola: non è più così facile vederla come una volta, ci vuole un permesso speciale per andarla a trovare... Ma al di là di questo, ciò che mi attrae è il mélange di antico e nuovo: come le vetrine dei negozi che sanno sfruttare il vecchio integrandolo con il super moderno. E poi le piccole strade laterali, i vicoli: li percorri e scopri cose che sono lì da sempre e non avevi mai notato. Il piacere di perdersi in una città è sperimentare momenti di pura meraviglia quando arrivi a chiedere a te stesso: “Come ho fatto a vivere tanti anni senza sapere che questo posto esiste?”.

Il bello non è nelle cose, è il coefficiente personale e interiore che proiettiamo sugli oggetti ad attrarci. Non è la statua o il quadro in sé, è il rapporto che instaura con noi, è come ci risuona dentro e diventa un boomerang che ci riporta indietro. Non sono un narcisista, ma penso che tutto esiste in noi stessi. Io sono nato in Egitto. Avevo 14 anni quando siamo stati cacciati e abbiamo perso tutto. Da allora mi sono detto che non mi sarei più legato a niente di materiale. Mi dispiace quando c'è un prodotto che amo e che uso, anche solo un tipo di caramella, e non lo trovo più in commercio, perché smettono di produrlo. Lì c'è un'esitazione in me che assomiglia al rimpianto. Ma cerco di non attaccarmi agli oggetti. Neppure ai miei libri. Alcuni hanno viaggiato con me, sono stati trasportati dall'Egitto in Italia, poi in Francia e negli Stati Uniti, ma potrei farne a meno. C'era un tempo in cui non mi sarei mai diviso dalle sigarette, ma ho smesso di fumare 35 anni fa! Oggi, a parte le persone che amo, posso separarmi da quasi tutto.

Ma dico e mi contraddico perché c'è un profumo au thè vert di Bulgari… ecco, di quello conservo tutte le bottiglie comprate negli anni, anche se sono completamente vuote e completamente inutili. L'ho usato per la prima volta in un albergo romano, era il Duemila: da allora lo uso sempre, mi piace portarlo dopo aver fatto la barba, evoca quell'istante preciso, mi fa sentire un passo più vicino al momento in cui potrò tornare in Italia. Altri prodotti italiani? La pasta di tutti i tipi, perfino quella fatta con le lenticchie, i formaggi, l'olio, l'aceto. E poi il tavolo sul quale sto scrivendo ora: è stato fatto in Italia e lo adoro, anche se ha più di trent'anni.

(André Aciman insegna letteratura comparata alla City University di New York e vive a Manhattan. Chiamami col tuo nome, il romanzo che ha segnato il suo esordio, è diventato un film nel 2017 per la regia di Luca Guadagnino. In Italia i suoi libri sono pubblicati da Guanda. L'ultimo è Cercami).

Riproduzione riservata ©

loading...

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti