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Italia cerca l’asse con Malta, Cipro e Grecia sui migranti. Madrid si sfila. L’ambasciatore Elbling : «Le Ong meritano riconoscenza e appoggio»

L’invito rivolto alle ong a «rispettare» la «cornice giuridica internazionale sulle operazioni di search and rescue». Il no della Spagna al nuovo asse. L’ambasciatore tedesco in Italia: «Il lavoro delle ong merita il nostro appoggio». La Ue lavora a vertice ministri su migranti a fine novembre

Articolo aggiornato il 13 novembre 2022 alle ore 9.13

Francia: congeliamo ricollocamento di 3500 migranti ora in Italia

4' di lettura

Dopo lo strappo con la Francia sulla vicenda Ocean Viking, l’Italia cerca nuove sponde sulla gestione dei migranti. Così ieri, sabato 12 novembre, con una dichiarazione congiunta firmata insieme a Malta, Cipro e Grecia - i Paesi di primo ingresso in Europa nel Mediterraneo -, viene definito «increscioso e deludente» il mancato rispetto degli accordi sulla relocation dei migranti. «Purtroppo - si legge nella nota -, il numero di impegni di relocation assunti dagli Stati membri partecipanti rappresenta solamente una frazione molto esigua del numero effettivo di arrivi irregolari». Il meccanismo, aggiungono, si è dimostrato «lento» per alleviare la pressione sui Paesi «di prima linea».

Elbling: le ong meritano riconoscenza e nostro appoggio

La nuova presa di posizione dell’Italia, puntellata dal nuovo asse con i Paesi del Mediterraneo, non trova però il sostegno della Spagna, che si sfila, mentre la Germania, per bocca dell’ambasciatore tedesco in Italia, Viktor Elbling, spezza una lancia a favore dell’impegno delle Ong, finite di nuovo in mezzo alle polemiche seguite agli sbarchi delle ultime settimane. «Nel 2022 sono già oltre 1.300 le persone morte o disperse nel Mediterraneo - scrive Elbling su Twitter -. Un 12% dei sopravvissuti sono stati salvati dalle ong. Loro salvano vite laddove l’aiuto da parte degli Stati manca. Il loro impegno umanitario merita la nostra riconoscenza e il nostro appoggio».

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Il no di Madrid all’ultima iniziativa del governo Meloni

Il governo Meloni prova dunque a uscire dall’angolo dopo le minacce di una stretta sui confini avanzata dalla Francia. E, intanto, l’Unione europea lavora a un vertice dei ministri dell’Interno sui migranti a fine novembre. Ma, tra le voci dissonanti rispetto alla linea italiana, si posiziona anche la Spagna che sceglie il passo indietro rispetto all’iniziativa lanciata da Palazzo Chigi in tandem con Malta, Grecia e Cipro. «La Spagna - fa sapere un portavoce del ministro iberico dell’Interno interpellato dall’agenzia Ansa - non può sostenere proposte che premierebbero i Paesi che non rispettano i loro obblighi in termini di diritto marittimo internazionale e che andrebbero a discapito di quelli che, come la Spagna, rispettano i loro obblighi internazionali e salvano vite con risorse pubbliche».

Ong, gli Stati bandiera si assumano le loro responsabilità

Nella nota congiunta, Italia, Malta, Cipro e Grecia invitano le ong a «rispettare» la «cornice giuridica internazionale sulle operazioni di search and rescue». «Ogni Stato - si legge nella nota congiunta - deve effettivamente esercitare la giurisdizione e il controllo sulle navi battenti la propria bandiera». I quattro Paesi, inoltre, ritengono «urgente e necessaria» una discussione sul coordinamento delle Ong nel rispetto delle convenzioni internazionali. «Tutti gli Stati di bandiera si assumano le loro responsabilità in conformità con i loro obblighi internazionali», conclude la nota invitando l’Ue ad adottare le misure per avviare la discussione» sul tema.

Proseguono gli sbarchi

Insomma, la strada per la nuova strategia dell’Italia sui migranti appare decisamente in salita. Intanto, però, gli sbarchi sulle coste italiane proseguono. E nelle ultime ore sono approdati nel porto di Pozzallo (Rg) 205 migranti soccorsi dalla Guardia costiera e dalla Guardia finanza. Trentadue bengalesi che erano a bordo di un barchino sono stati soccorsi da una motovedetta della Guardia di finanza al largo di Lampedusa. Si tratta del quarto sbarco registrato sabato 12 novembre per un totale complessivo di 113 persone. Sono 200 invece i migranti - sui 1.266 presenti - che stanno lasciando l’hotspot di contrada Imbriacola: verranno imbarcati sulle motovedette con destinazione Porto Empedocle. Per domenica 13, la Prefettura ha già disposto il trasferimento di 310 persone (110 la mattina e il resto la sera) con il traghetto di linea e unità navali della Guardia di finanza.

Italia verso nuovi provvedimenti sull’immigrazione

Nonostante le polemiche e lo strappo della Francia, il governo Meloni è intenzionato a tirare dritto. E i “nuovi provvedimenti” sull’immigrazione annunciati in conferenza stampa dalla premier cominciano a prendere forma, anche se per il momento al Viminale non ci sono bozze o documenti già pronti sulla scrivania del ministro Matteo Piantedosi. L’idea sulla quale sembra ci si stia muovendo, al momento, è quella di riprendere in mano i decreti firmati da Matteo Salvini quando, da ministro e vicepremier del primo governo Conte, lanciò la sua battaglia contro le imbarcazioni non governative che operano nel Mediterraneo. Con un obiettivo chiaro: avere a disposizione strumenti più pervicaci per bloccare le navi delle organizzazioni umanitarie.

Le misure del 2018 contro i “taxi del mare”

Lo stesso di quattro anni fa. Era il 2018, il governo gialloverde era appena nato - proprio come quello della prima premier donna - e l’esecutivo mandò un messaggio chiaro a quelli che lo stesso Salvini ha sempre etichettato come i “taxi del mare”. Gli ostacoli da superare, però, non sono pochi. Considerando soprattutto il fatto, non secondario, che i provvedimenti furono accompagnati dai rilievi dello stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella e smontati in buona parte delle sentenza della Consulta.

Il decreto che ha concesso di sbarcare solo a fragili, donne e bambini

Quel che è certo è che il governo, in rotta con la Francia proprio sul tema della redistribuzione e l’accoglienza dei migranti, è pronto a mettere di nuovo mano al tema che ha accompagnato la “calda” campagna elettorale estiva. Il primo passo è stato il decreto interministeriale - firmato dai ministri dell’Interno, della Difesa e delle Infrastrutture - per concedere lo sbarco sulle coste italiane solo a fragili, donne e bambini. Un provvedimento che, con ogni probabilità, potrebbe essere utilizzato proprio per arrivare al sequestro amministrativo delle imbarcazioni - disposto dai prefetti - nel caso queste non lo ottemperassero alla lettera.

Ipotesi maxisanzioni

In ogni caso le nuove disposizioni dovrebbero finire all’interno di un decreto più ampio sulla sicurezza sul quale nei prossimi giorni cominceranno a lavorare gli uffici legislativi competenti. Saranno inoltre rispolverate le maxisanzioni alle imbarcazioni delle Ong che, all’epoca del decreto sicurezza bis, potevano raggiungere anche il milione di euro. Una cifra che non sarà riproposta ma che è possibile invece si assesti tra i 10mila e i 50mila euro, come era inizialmente prevista anche nei decreti sicurezza di Salvini.

I porti rischiano di tornare chiusi

Non solo. Il ministro Piantedosi potrebbe riportare in auge anche la norma che concede al Viminale la possibilità di limitare o vietare l’ingresso, il transito e la sosta alle navi per motivi di sicurezza. I porti, dunque, rischiano di tornare “chiusi”, come si compiaceva fossero l’allora ministro Salvini nel primo governo Conte. L’intenzione resta quella di avere un maggior controllo degli sbarchi, invitando le Ong a rispettare le leggi internazionali, così come ribadito anche dallo stesso ministro Piantedosi nella dichiarazione congiunta con gli omologhi di Malta, Cipro e Grecia.

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