ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùL’analisi

Italia paese di giovani “Neet”, un’anomalia da correggere con il piano di rilancio

I 20-35 enni che nella penisola non lavorano né studiano sono quasi il 30%, contro una media Ue del 17,6 per cento. Dal presente di questi giovani deve partire il Pnrr

di Alessandro Rosina

 In Italia il 20% dei giovani adulti non lavora e non studia

3' di lettura

L’Italia di inizio 2022 è uno dei paesi in Europa con più debole presenza delle nuove generazioni nei luoghi in cui si è messi nelle condizioni di contribuire alla crescita e allo sviluppo economico. Ma anche con meno giovani presenti nelle classi scolastiche fino a completare il percorso di istruzione secondaria di secondo grado, oltre che nelle aule universitarie fino a raggiungere con successo la laurea o un titolo di formazione terziaria professionalizzante.

Record di Neet

Dove si trovano, allora, maggiormente rispetto agli altri paesi, i ventenni e trentenni italiani? È presto detto: per negazione si trovano nella condizione di Neet (“Not in education, employment or training”), ovvero nello stato di non lavoratore e non in formazione.

Loading...

L’Italia ha il record in Europa non solo di giovani, ma anche di giovani-adulti che si trovano in tale condizione. Se infatti consideriamo tutta la fascia 20-34 anni, il dato del 2020 indica una media Ue del 17,6 percento, mentre quello italiano risulta pari al 29,4 percento. Si tratta del valore peggiore tra gli Stati membri.
Tale dato è la conseguenza di persistenti limiti in tutto il percorso di transizione scuola-lavoro, già presenti prima del 2008, a cui si è aggiunto l’impatto particolarmente negativo della congiuntura della Grande recessione.
Nessun miglioramento si è osservato nel decennio scorso rispetto al posizionamento del tasso di Neet italiano nel ranking europeo. Detto in altro modo, se esistessero i campionati europei di occupazione giovanile, nel 2020 saremmo arrivati ultimi confermando la stessa posizione oramai da molte edizioni.

Svantaggio competitivo

Il dato sui Neet rivela una triste verità del nostro Paese: quella di aver trasformato le nuove generazioni in uno “svantaggio competitivo” nello sviluppo dell’Italia all’interno del quadro internazionale. I giovani italiani sono di meno, mediamente meno formati a livello avanzato, meno valorizzati quando inseriti nel sistema produttivo, più passivamente a carico dei genitori o del welfare pubblico. Rispetto ai Paesi con cui ci confrontiamo, da un lato sono meno efficacemente messi nella condizione di creare valore nel mondo del lavoro, d’altro lato sono lasciati più facilmente diventare un peso in termini di costi sociali.

L’impatto della pandemia non ha migliorato questa situazione. Molte sono le ricerche che mostrano come le nuove generazioni siano state le più indirettamente colpite dalle misure messe in atto per contenere la diffusione del virus, con ripercussioni sia sulla formazione che sulle opportunità occupazionali.

Il riscontro lo si vede anche in termini di ricadute sui progetti di vita. I dati Istat mostrano come le nascite si siano ridotte maggiormente per le coppie con condizione meno solida nel mondo del lavoro e in particolare tra gli under 35.

Questo mostra anche come le difficoltà che le nuove generazioni trovano nell’entrare nel mondo del lavoro e di raggiungere un’autonomia economica, vadano non solo ad aumentare le diseguaglianze generazionali e sociali ma anche ad accentuare gli squilibri demografici del paese. L’indebolimento delle condizioni presenti dei giovani diventa quindi un indebolimento anche del loro futuro compromettendo le possibilità di sviluppo sociale ed economico dell’intero Paese.

L’occasione del Pnrr

Questo spiega anche perché l’Italia debba ripartire dal considerare i giovani non tanto il futuro, quanto il presente, come ha ricordato il presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno citando l’insegnante che ha perso la vita nel crollo di Ravanusa. Per essere il presente, i giovani devono essere presenti nella scuola e nel mondo del lavoro con condizioni che consentano di dare il meglio di sé. E questo è proprio il contrario di essere Neet

È allora da qui che deve partire il Pnrr-Piano nazionale di ripresa e resilienza, perché è dal superamento di questa anomalia italiana che ci rende da troppo tempo i peggiori in Europa
che si misurerà il successo nel dare una nuova prospettiva di sviluppo all’Italia.

Serve quindi un Piano che in coerenza con il Pnrr assegni un ruolo centrale alle nuove generazioni nel percorso di crescita. Per lo sviluppo competitivo del paese di fronte alle sfide di questo secolo non basta, infatti, la mera occupazione dei giovani, ma serve la capacità di mettere pienamente a valore le loro specifiche competenze e sensibilità nei processi che generano nuova ricchezza
e benessere.

Questa operazione antropologica è ciò che più manca nel sistema produttivo italiano, prima ancora che le infrastrutture e la dotazione tecnologica.

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti