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Italia quinto fornitore di macchine utensili in Cina

Un cambio di passo è comunque necessario, se l’obiettivo è quello di provare ad avvicinare le performance di Tokyo o Berlino, che anche dopo il crollo del 2019 presentano verso la Cina volumi di export cinque volte superiori ai nostri

di Luca Orlando


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(wellphoto - Fotolia)

3' di lettura

Esportare non basta. L’obiettivo della missione dei produttori di macchine utensili in Cina parte da questo presupposto, puntando a migliorare una performance che da anni vede i volumi complessivi languire.

Dal record di 464 milioni di euro esportati nel 2013, il trend (con la sola eccezione del 2107) è stato infatti per i nostri costruttori sempre calante, all’interno di un mercato che con 24,6 miliardi di euro di consumo interno rappresenta di gran lunga la fetta più importante della domanda mondiale di robot e macchine utensili.

L’ultimo anno non ha riservato notizie positive, anche se la brusca frenata dell’automotive ha penalizzato in misura maggiore le vendite di altri paesi: tra gennaio e giugno Giappone e Corea del Sud cedono poco meno del 40% dei propri volumi di macchinari esportati in Cina, Germania, Taiwan e Svizzera oltre il 10%, con il risultato di rendere meno amaro il calo più contenuto realizzato dall’Italia, che ora scavalca Seul diventando il quinto fornitore di macchine utensili di Pechino.

Un cambio di passo è comunque necessario, se l’obiettivo è quello di provare ad avvicinare le performance di Tokyo o Berlino, che anche dopo il crollo del 2019 presentano verso la Cina volumi di export cinque volte superiori ai nostri.

«Continueremo l’attività di export - spiega il presidente di Ucimu-Sistemi per Produrre Massimo Carboniero - cercando di incrementare la presenza di made in Italy di settore. Siamo però consapevoli che questa non può essere certo l'unica soluzione per il futuro, se si intende mantenere un ruolo di peso in questo importantissimo mercato».

Andare oltre la “semplice” vendita a distanza è l’obiettivo di fondo della seconda edizione del forum bilaterale sino-italiano sulla macchina utensile, che a distanza di due anni dall’edizione precedente prova a tracciare una rotta in parte diversa. Summit (l’evento finale è presso l’ambasciata d’Italia a Pechino) promosso dal Mise e organizzato da Ucimu e Ice-Agenzia a cui partecipano undici costruttori italiani, in trasferta in Cina per incontrare anche attraverso uno study tour aziende locali del settore automotive, aeronautico, energetico, ferroviario, degli elettrodomestici e della componenstistica meccanica, le aree chiave dove si concentrano i clienti del settore.

«Le imprese cinesi lavorano sui grandi numeri e su una produzione di fascia alta e standardizzata - aggiunge Carboniero -, preferendola alla personalizzazione spinta dei prodotti perché troppo costosa per strutture di grandi dimensioni. Il punto di contatto tra Made in Italy di settore e Made in China è proprio qui. Noi costruttori italiani desideriamo porci come partner in grado di completare e valorizzare l'offerta locale di macchine utensili, proponendo soluzioni complementari ed entrando così nella rete di business già aperta dai costruttori cinesi».

Le scelte possibili sono diverse, dalle partnership alle joint venture locali, nella consapevolezza tuttavia che sia necessario un cambio di passo e di strategie per risollevare volumi di vendite ormai stagnanti o addirittura in calo da anni.

Un punto di contatto possibile potrebbe essere nel segno della sostenibilità, tema che inizia ad entrare tra le determinanti delle scelte di Pechino e che invece già da tempo è parte della strategia di sviluppo dei costruttori italiani. «Risparmio di energia e di materiali garantiti dai nostri impiati consente di ridurre l’impatto sull’ambiente - aggiunge Carboniero - ma vi sono anche altri vantaggi. Una sostenibilità economica, grazie alla riduzione dei costi derivanti dalla gestione oculata delle risorse e dall'utilizzo di servizi di teleassistenza e manutenzione a distanza. E una sostenibilità sociale, poiché questi impianti migliorano la vita dell'uomo nello svolgimento delle sue attività lavorative, liberandolo da quelle ripetitive e pesanti e affidandogli compiti più impegnativi e ricchi di contenuto».

Per il 2020 le previsioni di consumo di macchine utensili vedono per la Cina un incremento dell’1,3%. Movimento limitato, in apparenza. E che tuttavia, da solo, vale quasi quanto l’intero export italiano verso Pechino dello scorso anno.

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