turismo

Italia in ritardo su pagamenti digitali e wi-fi: così i turisti cinesi vanno altrove

di Laura Cavestri

Ansa

3' di lettura

Il turista cinese vive sullo smartphone, paga la stanza prenotata con il QR code, non entra in un locale se il pos non funziona. E tanto meno paga cash se la sua carta di credito UnionPay non è accettata. Ma soprattutto va dove lo portano i “suoi” social media: Tencent, Wechat, Tuniu. Eppure tra hotel, aeroporti e città, le istituzioni che hanno il bollino “Welcome chinese” non sono più di 300.

Ce la farà l’Italia a vincere la sfida del turismo cinese, tra pos che non funzionano, Wi-Fi che stenta e hotel privi di bollitore per il te? I numeri sono in costante crescita, ma l’exploit non si vede. E ieri, la presentazione del primo Summit Ue-Cina sul turismo - che inaugura il 2018 come anno del turismo Europa-Cina - è stata l’occasione per fare il punto su risultati (mentre di strategie, investimenti e attrazione si parlerà al summit di stamane a Palazzo Ducale).

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«Da quattro anni consecutivi - ha spiegato Dai Bin, il presidente di China Tourist Academy, l’organismo del governo cinese che promuove il turismo verso l’estero - la Cina è in vetta alle classifiche per il numero dei viaggiatori nel mondo. Nel 2017 sono stati 129 milioni i turisti cinesi nel mondo e nei prossimi 5 anni si stima che raggiungeranno i 700 milioni di persone. L’anno scorso la Ue ha attratto 4 milioni di turisti direttamente dalla Cina. Ma se a questi si sommano i turisti cinesi residenti in Europa che viaggiano nell’area o quelli che lavorano in Africa e vogliono visitare Parigi o Roma, il flusso annuo ha raggiunto i 12 milioni (e si stima arriveranno a 20,8 milioni all’anno nei prossimi 5 anni)». Dal 2012, infatti, la Cina, guida la classifica come top-spender per il turismo internazionale. Nel 2016, la spesa complessiva dei turisti cinesi ha raggiunto i 110 miliardi di dollari. E l’Italia come va? Nel 2017 il nostro Paese, percepito anche come più sicuro dopo gli ultimi eventi terroristici, ha raggiunto 1,5 milioni di turisti cinesi (550mila quelli che ci scelgono come prima destinazione di approdo del loro viaggio che in genere sta tra i 7 e i 10 giorni), con una spesa media pro capite di quasi 1.500 euro nel nostro Paese, capace di arrivare a 1.607 euro, di media, per i viaggiatori individuali e di 1.300 euro per chi viaggia in gruppo. Un trend di presenze comunque in crescita di circa il 5% l’anno.

IL PESO DELLA CINA NEL TURISMO

IL PESO DELLA CINA NEL TURISMO

Considerando però che un cinese visita 2-3 città europee in 7-10 giorni e che in 2 casi su 3 non atterra direttamente in Italia ma a Parigi, Londra, Barcellona o Francoforte, il nostro Paese rischia di restare in retroguardia. L’assenza di un Wi-Fi veloce, di pagamenti automatici capillari e hotel compatibili con le attese cinesi al di fuori delle solite città d’arte limitano i benefici di un potenziale che sarebbe enorme. E infatti restiamo al terzo posto: sia come destinazione (dietro Francia e Spagna) sia come metà degli investimenti cinesi, che tra il 2000 e il 2016, hanno toccato quota 12,8 miliardi (dietro Regno Unito 23,6 miliardi) e Germania (18,8 miliardi).

«Su incarico del governo cinese - ha spiegato Jacopo Sertoli, presidente di Welcome Chinese - il nostro compito è quello di certificare (o aiutare le a certificarsi) aziende, enti pubblici, città e regioni come capaci a soddisfare le esigenze ed offrire un’accoglienza a misura di turista cinese». Un bollino, quello di Welcome Chinese, che accresce la reputazione anche sui social network come Wechat. Che non è una semplice piattaforma di messaggi, ma un vero e proprio ecosistema che influenza le scelte, i gusti e veicola profondamente i trend le aspettative».

«Non esiste un solo modello di turista cinese - ha concluso Dai Bin -. Cresce tuttavia la voglia di viaggi “personalizzati” e itinerari tematici. Ma le cose che i cinesi apprezzano di più sono i sistemi di pagamento tramite circuiti UnionPay, Alipay o WeChat, staff che parli mandarino, siti e informazioni in cinese, dato che l’inglese non è ancora così diffuso. Ed è fondamentale essere presenti sui social media, nel gradimento degli influencer cinesi e alla Tv. Come Pisa, la cui torre pendente è diventata una meta ambita solo da quando è apparsa in una celebre soap opera cinese».

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