15 miliardi di euro

Italia-Romania: 2018 anno record per interscambio

di Gerardo Pelosi

default onloading pic
Il primo ministro Giuseppe Conte (s) e il presidente della Romania, Klaus Werner Iohannis (Epa)


6' di lettura

ROMA – Raggiungerà quasi certamente i 15 miliardi di euro l’interscambio commerciale tra Italia e Romania. Una cifra record che testimonia i «rapporti straordinariamente eccellenti» tra Roma e Bucarest come ha ricordato oggi il presidente della Repubblica Sergio Mattarella nell’incontro avuto al Quirinale con il presidente della Romania Klaus Werner Iohannis che sta effettuando la prima visita di Stato in Italia dal ritorno alla democrazia. Mattarella ha tenuto a precisare che circa un milione e 200 mila romeni vivono stabilmente in Italia e ben 19 mila aziende italiane operano in Romania. I due presidenti hanno anche parlato del futuro dell'Unione europea al quale il governo di Bucarest intende lavorare con impegno visto che assumerà la presidenza di turno nel primo semestre del 2019. “Noi stiamo vivendo in mondo globalizzato, non c'e' spazio per approcci isolazionisti che isolano i Paesi, per un regresso alle comunità nazionali. C'e' bisogno di unita' e coesione soprattutto per i problemi che riguardano la politica internazionale”, ha detto Iohannis.

Italia primo investitore in Romania
L'Italia è il secondo partner commerciale della Romania con una quota del 10,5% del commercio estero romeno totale. Alla fine del 2017, il valore complessivo dell'interscambio commerciale Romania-Italia ha superato i 14,6 miliardi di euro (il valore più alto degli ultimi dieci anni), in aumento del 7,62% rispetto al 2016. Questo trend di crescita è stato confermato il 30 giugno 2018, secondo gli ultimi dati del Ministero romeno per l'Imprenditoria e il Commercio, che confermano la tendenza di crescita degli scambi commerciali bilaterali romeno-italiani. Nel primo semestre del 2018 sono cresciute, rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso, sia le esportazioni (+3,2%) sia le importazioni (+11,2%). A fine 2018 l'interscambio atteso potrebbe arrivare ai 15 miliardi di euro. Per quanto riguarda l'esportazione di prodotti romeni in Italia, nel 2017, i settori trainanti sono stati: macchine, apparecchi e attrezzature elettriche (20,9%), materiali tessili e articoli derivati (17,0%), calzature e accessori (11,5%), mezzi e attrezzature di trasporto (9,9%) e metalli comuni e articoli metallici (7,9%).
Inoltre, vale la pena specificare la crescita registrata nell'esportazione di alcuni prodotti romeni in Italia, tra cui: frutta e verdura (+32,4%), prodotti di origine animale (+26,5%), metalli comuni (+17,9%), materiali plastici e caucciù (+14,0%) e pellame e oggetti in pelle (+17,8).

Riguardo l'importazione di prodotti italiani in Romania, nel 2017, i settori che hanno inciso di più sono stati: macchine, apparecchi e attrezzature elettriche (22,3%), metalli comuni e articoli metallici (16,4%), materiali tessili e articoli derivati (14,6%

L'Italia continua ad essere il primo investitore nel Paese per numero di imprese (oltre 45.000 nel 2017, +4,39 % rispetto al 2016, di cui circa 23.500 attive), corrispondente a poco più del 20% del totale delle imprese straniere. Le nostre aziende forniscono occupazione a circa 200mila romeni e sono attive in tutti i settori. Le imprese italiane guardano con interesse il mercato romeno, considerando il valore del capitale investito, di 2,36 miliardi di euro (l'Italia è, a tale riguardo, il 5° nella classifica degli investitori stranieri) e il numero di società romene con capitale italiano: 45.661 società registrate in 28 anni, di cui oggi più di 23.000 attive (l'Italia è, a tale riguardo, il 1° nella classifica degli investitori stranieri in Romania).

Ambasciatore Bologan: 24mila aziende romene in Italia
”Nei nostri rapporti bilaterali - spiega a « Il Sole 24 Ore l'ambasciatore romeno in Italia George Bologan -, la cooperazione economica occupa un posto molto importante. Per tanti anni la Romania è stata orizzonte di sviluppo di tante piccole e medie imprese italiane, anche per ragioni di geografia, affinità, le condizioni economiche del nostro Paese, le opportunità di investimento e grazie anche ai numerosi voli settimanali tra la Romania e l'Italia, che facilitano i contatti sociali e umani ». Anche il turismo, secondo l'ambasciatore, svolge un ruolo importante, e “abbiamo notato un aumento notevole dei turisti italiani in Romania”. L'Italia è uno dei primi Paesi di origine dei turisti stranieri in Romania, registrando un costante trend positivo in termini di numero di turisti italiani in Romania. “Notiamo anche – aggiunge Bologan - la crescente iniziativa imprenditoriale dei residenti romeni in Italia; secondo i dati di Unioncamere e Cerved, nel 2017 oltre 24.000 società di capitale e di persone costituite da cittadini romeni e 49.317 imprese individuali risultavano registrate presso il Registro italiano delle imprese.”

Continua la corsa l’economia romena
L'economia romena prosegue la sua corsa. Gli ultimi rapporti pubblicati dall'Eurostat e dall'Ufficio Nazionale di Statistica romeno (Insse) descrivono un'economia in piena salute. Nel 2016 il Pil è cresciuto del 4,8% superando le aspettative della Commissione Europea che per il 2017 stima una crescita del 4,4% e del 3,7% nel 2018, mentre il governo romeno ha stimato un incremento del 5,2%. Nel primo semestre del 2017 il Pil romeno è stato di 361,7 miliardi di Lei, ai prezzi correnti. Il valore del PIL in euro è stato di 79,4 miliardi, al cambio medio semestrale della Bnr di 1 euro = 4,5539 lei. Il Pil romeno è aumentato del 5,9% rispetto al primo semestre del 2016 (serie lorda) e del 5,8% in termini destagionalizzati. Secondo il ministero delle Finanze, il debito pubblico al 30 giugno 2017 ha registrato un valore di 352,14 miliardi di lei (pari a circa 77,3 miliardi di euro) pari al 43,2% del Pil, mentre secondo la metodologia europea (Maastricht debt), il debito pubblico della Romania a giugno 2017 era di 296,9 miliardi di lei (circa 65,2 miliardi di euro) pari al 38,1% del Pil, di 10,9 miliardi di lei (2,4 miliardi di euro) maggiore a quello di dicembre 2016. Secondo i dati della Banca nazionale della Romania, il debito estero a lungo termine al 30 giugno 2017 ha raggiunto un valore di 69,4 miliardi di euro (+0,6% rispetto al 31 dicembre 2016) e rappresenta il 73,6% del debito estero totale. Il debito estero a breve termine ha raggiunto i 24,86 miliardi di euro, in aumento del 6,3% rispetto al 31 dicembre 2016.

I settori trainanti dell'interscambio
Agroindustria - Uno dei settori più promettenti è senz'altro quello agro-industriale. Le Autorità romene puntano sulla ristrutturazione delle piccole e medie imprese agricole e, al contempo, sull'ammodernamento del sistema di irrigazione e sullo sviluppo dei servizi legati alla agricoltura quali l'agro-processing, soprattutto in segmenti in cui il nostro Paese eccelle come, ad esempio, quello della c.d. “catena del freddo” e del packaging. L'Italia, infatti, occupa la prima posizione nella classifica dei principali Paesi investitori in terreni agricoli romeni, con quasi il 30% del totale della superficie agricola detenuta da stranieri in Romania. Seguono la Germania e i Paesi arabi. Da anni importanti imprese italiane, tra cui Riso Scotti, Agrimon e Maschio Gaspardo, sono presenti nel Paese con ottimi risultati. Maschio - Gaspardo, ad esempio, che ha in Romania un impianto per la produzione di macchine agricole, ha realizzato nel 2016 un giro di affari di circa 36 milioni di euro, con una crescita del 46% rispetto al 2015.
Trasporti - Il Governo romeno ha adottato un Master Plan Generale dei Trasporti approvato lo scorso anno dalla CE. Si tratta di un documento-chiave che stabilisce la strategia della Romania per la costruzione e l'ammodernamento dell’infrastruttura dei trasporti (terrestre, ferroviario, navale e aereo) entro il 2030 necessaria anche all'erogazione da parte del'UE dei fondi comunitari in tale strategico settore. In Romania operano da anni aziende italiane leader nel settore dei trasporti (ferrovie, strade, autostrade) come Astaldi, Italferr, Pizzarotti, Tirrena Scavi, Impregilo-Salini e Secol, molte delle quali si sono aggiudicate importanti commesse negli ultimi anni e continuano, malgrado numerose difficoltà legate al ritardo nei pagamenti, a partecipare a nuove gare.
Industria - Dopo un periodo di declino causato dalla crisi finanziaria, nel 2011, il fatturato del settore industriale ha ricominciato a crescere, grazie soprattutto alla ripresa della produzione manifatturiera. Quello manifatturiero è, infatti, il settore che, negli ultimi anni, ha mostrato maggiore dinamicità, con risultati particolarmente rilevanti nei comparti dell'automotive, della lavorazione dei metalli, della produzione di motori elettrici e turbine e degli impianti petroliferi ed energetici.
Da questo punto di vista gli investimenti italiani nel settore industriale hanno fornito un contributo eccezionale alla crescita del Paese, in un primo momento soprattutto attraverso l’impegno di piccole e medie imprese (PMI), che hanno svolto un ruolo pionieristico, già venticinque anni fa, nell'avvicinarsi al nascente mercato romeno; in seguito, tramite l'interesse crescente di grandi gruppi industriali.
Energia - Numerose sono le aziende italiane che hanno investito nel settore energetico in Romania, soprattutto in quello delle rinnovabili che ha attirato dal 2010 ad oggi investimenti da oltre 6 miliardi di euro. Recenti riforme legislative, però, hanno reso il settore delle rinnovabili meno remunerativo aprendo la strada ad un graduale disinvestimento di capitali stranieri.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti