LA VISITA DI PUTIN

Italia-Russia, export in calo ma Roma rimane il quinto fornitore della Federazione

Il volume degli scambi commerciali sconta ancora gli effetti della crisi economico-finanziaria che ha colpito Mosca nel 2014-2015, e che si è manifestata con un crollo del prezzo del barile di petrolio sotto i 40$, e conseguente caduta del rublo. Le imprese italiane puntano a produrre in loco, per ovviare alla stretta sull’import promossa dalla Federazione

di Andrea Carli

Attesa per visita Putin a Roma, vedra' Mattarella e papa Francesco

2' di lettura

Un punto fermo del tour de force che attende tra poche ore il presidente russo Valdimir Putin, atteso giovedì a Roma per una serie di incontri - dal papa al presidente del Consiglio Giuseppe Conte - in una città che si preannuncia blindata, sarà, per dirla con le parole utilizzate dalla nota del Cremlino che ha illustrato i dettagli della visita, la discussione delle «questioni chiave della cooperazione italo-russa nella sfera politica, commerciale, economica, culturale e umanitaria, nonché temi di attualità internazionale e regionale». Per quanto riguarda l’aspetto commerciale ed economico,tuttavia, va detto che il 2018 ha registrato un calo dell’export verso la Federezione russa (-4,5% a 7,6 miliardi di euro; tre anni prima la diminuzione era stata del 25,4).

Italia quinto fornitore della Federazione russa
L’Italia rimane comunque il quinto fornitore del paese, con una quota di mercato del 4,5 per cento. Nel complesso, la quota di mercato detenuta da Roma è risultata stabile nell’ultimo decennio: poco sopra al 4% su scala globale e intorno al 10% sull’export Ue verso Mosca. Il volume degli scambi commerciali sconta ancora gli effetti della crisi economico-finanziaria che ha colpito Mosca nel 2014-2015, e che si è manifestata con un crollo del prezzo del barile di petrolio sotto i 40$, e conseguente caduta del rublo. Con la crisi in Ucraina e le sanzioni comminate dall’Unione europea contro la Federazione russa nel 2014 l’export italiano ha perso terreno nei comparti finiti sotto la stretta, a cominciare dalle materie prime, agroalimentare e moda. Tengono invece la meccanica, la chimica e la farmaceutica.

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Coldiretti, embargo è costato 1 mld a export agroalimentare italiano
L’agroalimentare, in particolare, ha perso particolare terreno. Secondo Clodiretti, le esportazioni Made in Italy verso la Russia hanno perso oltre un miliardo di euro negli ultimi cinque anni a causa del blocco che ha colpito un’importante lista di prodotti. Nella “lista nera” il Parmigiano Reggiano e il Grana Padano, il prosciutto di Parma e quello San Daniele, ma anche frutta e verdura.

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Le aziende italiane producono il loco sfruttando le agevolazioni
Il ritorno alla crescita del Pil russo, e il conseguente aumento dei consumi, potrebbe avere un riflesso positivo anche sul fronte delle esportazioni italiane. Le aziende italiane puntano a produrre in loco, beneficiando delle agevolazioni offerte a livello federale e regionale. La Federazione Russa, anche in seguito alle sanzioni comminate e confermate per sei mesi dal Consiglio europeo del 20 giugno , per il mancato rispetto degli accordi di Minsk, ha avviato un programma di sostituzione delle importazioni. Una scelta che ha avuto l’obiettivo di sviluppare e rendere più moderna l’industria nazionale, soprattutto nell’agroalimentare, nel meccanico e nel manifatturiero.

Il piano di Mosca per ridurre l’import (anche a seguito delle sanzioni)
Il piano di Mosca ha messo a disposizione risorse finanziarie considerevoli attraverso prestiti agevolati alle imprese di diritto russo - anche controllate da soggetti esteri - che aprono stabilimenti produttivi in quei settori. La Federazione sta inoltre offrendo alle società straniere che intendono delocalizzare una tassazione azzerata se l’investimento produttivo è realizzato per non più di dieci anni in una delle cosiddette zone speciali (Zes).

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