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Italia strategica per Cartier

di Giulia Crivelli


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3' di lettura

È un peccato che la pantera non sia un simbolo dello zodiaco cinese. O di qualsiasi altro zodiaco: lo splendido felino sarebbe perfetto per descrivere il 2017 di Cartier. Negli anni la storica maison si è ispirata a diverse panthères (in francese, come in inglese, la parola indica l’intera famiglia dei leopardi) per creare gioielli e oggetti di varia natura, tra i quali i flaconi dei profumi.

Nel 1983 Cartier chiamò Panthère anche un orologio da donna diventato in pochi anni un best seller, benché di felino non avesse certo le forme, ma «la bellezza, lo stile, la forza», come dicono alcuni collezionisti. L’orologio uscì infatti di produzione nel 2014 e da allora le quotazioni su internet e nelle aste non hanno fatto che salire. Tanto da spingere la storica maison nata a Parigi nel 1847 a rilanciare il Panthère con un grande evento che si terrà stasera a Los Angeles. «Il 2017 è un anno molto importante per Cartier: la trasferta in California arriv a a a pochi mesi dal progetto ideato per la settimana del design di Milano – spiega Arnaud Carrez, direttore marketing di Cartier –. In Italia abbiamo rilanciato la linea di gioielli Juste Un Clou, iconica quanto l’orologio Panthère. L’idea di creare un legame tra il mondo del lusso artigianale e quello del design e di farlo a Milano, che del settore è la capitale mondiale, ci ha permesso di raggiungere un pubblico molto ampio e di trasmettere in un modo nuovo la filosofia, anche progettuale, di Cartier».

Per il rilancio del Panthère è stata scelta Los Angeles in quanto capitale del cinema e perché Cartier ha chiesto a Sofia Coppola di creare un cortometraggio ispirato all’orologio. La regista è forse più di casa a New York che in California, a dire il vero, ma Carrez sottolinea come Los Angeles stia vivendo un momento magico: «Non c’è solo Hollywood. Negli ultimi anni è cresciuto moltissimo il mondo legato all’arte e la città è diventata una straordinaria piattaforma di comunicazione. Per non parlare degli stilisti che si sono trasferiti qui o passano qui parte dell’anno».

Sofia Coppola è stata scelta perché ha un «lungo legame con Cartier e soprattutto perché le donne che ha ritratto in film come Lost in Translation sono il simbolo di una femminilità contemporanea, ma che non rinnega il passato. Sofia è riuscita a rendere moderna e comunque credibile persino Marie Antoinette. La protagonista del cortometraggio che ha creato per Cartier è una giovane californiana che divide la sua giornata tra lavoro e amici. Al polso ovviamente ha un Panthère e fil rouge che lega tutto è l’essenzialità, la coerenza di uno stile di vita, semplice e sofisticato allo stesso tempo».

Cartier oggi fa parte di Richemont, secondo solo al gruppo Swatch nel mondo dell’orologeria svizzera, che controlla il 95% del mercato di media e alta gamma. Secondo gli analisti di Vontobel, la più autorevole società di analisi del settore, nell’esercizio 2016-2017 i ricavi di Cartier hanno raggiunto i 4,87 miliardi, più di quattro volte il fatturato del secondo brand per vendite di Richemont, Van Cleef&Arpels, che supera di poco il miliardo. Il 30% dei ricavi di Cartier (1,35 miliardi) viene dagli orologi, stima sempre Vontobel.

«Non commentiamo i report né rilasciamo dati ufficiali sui singoli brand del gruppo Richemont – sottolinea Arnaud Carrez –. Posso dire però che il 2017 sarà un anno di crescita per Cartier, anche grazie alle collezioni Juste Un Clou e ai nuovi Panthère. Con questo orologio in particolare pensiamo di conquistare molte giovani donne, a partire da Asia e Stati Uniti, che non lo hanno conosciuto nella sua prima vita, per evidenti ragioni anagrafiche.In Europa puntiamo alle consumatrici che hanno già un Panthère e a quelle che cercano un orologio prezioso eppur discreto, come chiede lo spirito dei tempi e soprattutto i Millennials, interessati alla sostanza, alla storia dei marchi, non più ai loghi e ai trend del momento».

Oltre al legame con la settimana del design, Milano e l’Italia sono strategiche per Cartier per molte altre ragioni. Il flagship di via Monte Napoleone è tra i più grandi al mondo e il nostro Paese è il secondo mercato in Europa per la divisione orologi. Non a caso, nel giugno 2016, per il lancio del nuovo segnatempo da uomo, il Drive, Cartier scelse Firenze, proprio nei giorni in cui la città, grazie a Pitti Uomo, diventa capitale mondiale della moda maschile.

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