intervista

Italia strategica per Lvmh: «In un anno abbiamo investito qui 200 milioni»

Parla Antoine Arnault, figlio del fondatore Bernard: «Il nostro gruppo nasce a Parigi, ma il Belpaese è importante come la Francia. Ci basiamo sul vostro know how»

di Chiara Beghelli

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Parla Antoine Arnault, figlio del fondatore Bernard: «Il nostro gruppo nasce a Parigi, ma il Belpaese è importante come la Francia. Ci basiamo sul vostro know how»


3' di lettura

Per gli artisti rinascimentali la quercia era simbolo di forza, resistenza, generosità, in virtù dei suoi ampi rami. Proprio un cerro, albero del genere quercus, è stato scelto per essere piantato sul sito della nuova manifattura Fendi di Bagno a Ripoli (Firenze), segnando l’avvio dei lavori, che termineranno nel 2022. Un segno e un luogo di resistenza ai venti delle crisi, che a regime darà lavoro a 500 persone impegnate nella produzione della pelletteria Fendi (si veda l’articolo in pagina), nel cuore del distretto toscano della pelle di lusso, e un esempio di architettura sostenibile: i 13mila metri quadri della manifattura hanno la certificazione Leed Platinum, la più alta della categoria. Richiamano arbusti e foglie anche le decorazioni sulle pareti dello studio dal quale Antoine Arnault, responsabile comunicazione e immagine del gruppo Lvmh, fondato dal padre Bernard e che possiede Fendi dal 2001, spiega via Zoom che «la natura è la nostra materia prima, il lusso per noi è un’alleanza fra natura e creatività. Con le 75 maison del gruppo cerchiamo di restituire al pianeta parte di quanto ci dà. Certo non è un atto del tutto altruistico, perché i nostri clienti oggi scelgono di comprare da chi produce le cose più belle e nel modo più sostenibile».

La nuova manifattura Fendi è il più recente investimento di Lvmh in Italia. Quanto è importante il nostro Paese per il vostro gruppo?

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Lvmh è nato a Parigi, ma per noi l’Italia è importante come la Francia. Vi produciamo soprattutto per la divisione moda e pelletteria e abbiamo 30 manifatture che lavorano per le maison italiane e per quelle francesi, come il calzaturificio di Louis Vuitton a Fiesso d’Artico. Nel 2019 abbiamo investito in Italia oltre 200 milioni di euro, una grande cifra da destinare a un solo Paese.L’anno scorso abbiamo aperto la nuova manifattura Celine sempre in Toscana, qualche settimana fa abbiamo ampliato quella di Thélios (joint venture per l’occhialeria di Lvmh con la veneta Marcolin, ndr) e oggi ecco Fendi. Investiamo molto nella formazione dei giovani artigiani, anche con il nostro Institut des Métiers d’Excellence, un programma che in Italia è particolarmente attivo. Non solo ci basiamo sul know how italiano, ma ne facciamo parte.

Antoine Arnault

La pandemia sta mettendo a dura prova il nostro sistema moda. Come state proteggendo le aziende che avete in Italia o con le quali lavorate?

Abbiamo ben presente qual è il nostro ruolo nel sistema. Per questo anche durante il lockdown abbiamo passato degli ordini ai nostri fornitori: sapevamo che non avevano i mezzi per superare un periodo così, a differenza di un grande gruppo come Lvmh. E proprio durante il lockdown le nostre maison hanno dimostrato di non voler mettere in secondo piano la sostenibilità, che resta una priorità assoluta.

L’industria della moda è considerata una delle più inquinanti. Lvmh è il più grande gruppo della moda e del lusso al mondo. Cosa state facendo per ridurre il vostro impatto ambientale?

Innanzitutto vorrei fare una netta distinzione fra l’industria della moda e quella del lusso. Non si può paragonare il fast fashion, con le centinaia di migliaia di tonnellate di vestiti fatti in mega fabbriche dalle non ben definite condizioni di lavoro, a quello che facciamo noi. Certo, il lusso ha un impatto sull’ambiente. Ma quello del nostro intero gruppo è pari allo 0,5% di tutto il settore, di cui siamo leader.

A breve terminerà il vostro programma dedicato alla sostenibilità, Life 2020. Che obiettivi avete raggiunto e quali sono i prossimi?

Il gruppo Lvmh è impegnato nella tutela dell’ambiente da 30 anni, quando la sostenibilità non era così di moda. Abbiamo raggiunto obiettivi di Life 2020 in anticipo sulla programmazione, come il taglio del consumo di energia dei nostri negozi: avevamo come target una riduzione del 15% entro il 2020, abbiamo ottenuto il -21% nel 2019. Nel 2021 lanceremo Life 360, con obiettivi per il 2023, il 2026 e il 2030. Saranno ancora più ambiziosi e riguarderanno, oltre al clima, la difesa della biodiversità, che sarà il grande, prossimo fronte di impegno di ogni industria. Di nuovo, non si tratta di mero altruismo, ma anche di tutelare il nostro business. Se la temperatura aumenterà di due gradi nei prossimi 20 anni, neanche noi potremo più produrre champagne nella Champagne.

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