i dati del fondo monetario

Italia tartaruga: da 25 anni cresce meno della media Eurozona

di Vittorio Da Rold

(Gettyimages)

3' di lettura

Sono 25 anni che l'Italia cresce meno della media dell'Eurozona. Secondo i dati del Fondo monetario internazionale, raccolti ed elaborati dal Sole 24 Ore, già nel lontano 1992, quando a Palazzo Chigi sedeva Giuliano Amato, il Bel Paese cresceva dello 0,8% mentre l'eurozona (che allora ancora non esisteva, come l’euro, ma gli economisti di Washington ne hanno ricostruito a ritroso le performance), correva all'1,4 per cento.

Da un quarto di secolo il fenomeno non è cambiato con alti e bassi, come si evince dal grafico qui sotto: si sono susseguiti governi di sinistra , di centro e di destra, ma ancora nel 2017 l'Italia crescerà dello 0,8% mentre l'eurozona andrà all'1,7%, più o meno la stessa situazione di 25 anni or sono (è possibile vedere i differenziali anno per anno scorrendo con il mouse sul grafico, ndr).

Loading...
DA 25 ANNI l'ITALIA CRESCE MENO DELLA MEDIA DELL'EUROZA

Roma sotto-performa l'area Euro dal 1992, cioè da prima dell'euro (Fonte : Fondo monetario internazionale)

Loading...

Anche quando l'area euro è andata in recessione, ad esempio, con un secco -0,9%, come conseguenza della Grande recessione globale causata nel 2007 dalla crisi dei mutui subprime americani, l’Italia ha lasciato sul terreno un -2,8%. E quando nel 2009 si chiuse a -5,5% e Eurolandia precipitò a -4,5% mettemmo a segno un diffrenziale a nostro sfavore di -1%.

Le cause della divergenza
Molti economisti hanno sostenuto che le cause del nostro ritardo sono strutturali, cioè dipendono da nostre debolezze di lunga durata che, avrebbe detto lo storico francese Braudel, che non siamo ancora riusciti a superare. Certo con l’ingresso nell’euro abbiamo perso la scorciatoia della svalutazione che apparentemente ci faceva recuperare ritardi cronici. Ma dopo l’ingresso nell’euro evidentemente non siamo riusciti a fare qual salto qualitativo verso prodotti ad alto valore aggiunto e soprattutto abbiamo mancato le riforme di cui abbiamo bisogno per recuperare il distacco dalla media dell’eurozona.

Produttività al palo
Secondo Wolfgang Munchau, un economista di origini tedesche che lavora nelle università britanniche e che conosce molto bene le dinamiche interne all’eurozona, «la crescita della produttività in Italia è praticamente ferma dall’inizio del secolo». Un elemento da non sottovalutare per capire questo continuo affanno della macchina produttiva italiana, la seconda manifattura d’Europa.

Debito pubblico troppo alto
Un altro punto di riflessione che Munchau ha sottolineato per la Francia ma che vale anche per noi, riguarda il debito pubblico: la Germania ha un debito pubblico destinato a scendere sotto il 60% del Pil entro la fine del decennio, l’Italia ha un debito/Pil ormai al 133 per cento. La Germania deve fare politiche espansive ed aumentare gli investimenti grazie a un surplus commerciale dell’8% del Pil, mentre l’Italia deve risanare i conti utilizzando al più presto il buon lavoro fatto per la spending review dall’ex consulente Roberto Perotti e dall’ex commissario Carlo Cottarelli, oggi tornato all’Fmi.

Sulla mancata crescita pesa il divario tra il Nord e il Sud ma questo non spiega tutto, ha detto recentemente l'economista Jeremy Rifkin, l’ideologo della nuova rivoluzione industriale, in un suo intervento al Forum della Pubblica Amministrazione in Italia.

Crescita: Italia al penultimo posto nell'Unione Europea

Le altre debolezze
Secondo l’Ocse, l’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’Italia ha varie debolezze; la caduta della produttività, un cuneo fiscale (differenza tra quando costa e quanto prende in busta paga un dipendente) tra i più elevati al mondo, una contrattazione collettiva troppo rigida che non punta a sufficienza sulla contrattazione aziendale e non considera le differenze di produttività tra le varie regioni del paese. Infine ci sono i ritardi ben noti: i tempi biblici della giustizia civile, la scarsa efficienza della macchina burocratica pubblica, ritardi nelle infrastrutture come le grandi autostrade della comunicazione, scarsa presenza nei settori di punta tecnologici.

vittorio.darold@ilsole24ore.com

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti