I RAPPORTI TRA I DUE PAESI

Italia-Turchia: sulle relazioni economiche pesa più il rischio cambio che la crisi siriana

Il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha annunciato che, oltre alla sospensione delle esportazioni future di armi alla Turchia (che avverrà per decreto), l’Italia avvierà anche «un’istruttoria dei contratti in essere» con Ankara. Ma, come nel passato, le imprese avranno probabilmente più lungimiranza della politica e sapranno valutare i rischi reali del business con la Turchia

di Gerardo Pelosi


Turchia, Lopez-Isturiz (Ppe): Ue unita per fermare aggressione

3' di lettura

Nella lunga storia delle relazioni economiche tra Italia e Turchia non sono mai mancati momenti di difficoltà tutti però superati dalla consapevolezza che le due realtà economiche fin dagli anni ’60 hanno un alto livello di complementarietà che le rende quasi indispensabili una per l’altra. Difficile dire cosa accadrà ora anche per effetto di un’azione del Governo di rallentamento della cooperazione con la Turchia per la crisi siriana.

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Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio ha annunciato che, oltre alla sospensione delle esportazioni future di armi alla Turchia (che avverrà per decreto), l’Italia avvierà anche «un’istruttoria dei contratti in essere» con Ankara. Ma, come nel passato, le imprese avranno probabilmente più lungimiranza della politica e sapranno valutare i rischi reali del business con la Turchia.

Nel ’98 la crisi Ocalan, durante il Governo D’Alema produsse reazioni violente e un boicottaggio dei prodotti italiani in Turchia superato però rapidamente già dal successivo Governo Amato e ancora di più dal Governo Berlusconi a partire dal 2001. Erano quelli gli anni dei grandi contratti per i nuovi ponti sul Bosforo di Salini Impregilo, per le forniture da parte del gruppo Finmeccanica e dell’acquisto di banche locali da parte di Unicredit. Ma, tra alti e bassi, la storia dei rapporti economici tra Roma e Ankara veniva da lontano, dagli Anni ?60 quando grandi gruppi italiani come Fiat, Pirelli, Cementir avevano puntato molto sulla Turchia come piattaforma ideale per conquistare nuovi mercati nel Mediterraneo orientale.

Il 2011 anno d’oro dei rapporti economici tra i due paesi
L’anno d’oro per le relazioni tra i due Paesi è stato senza dubbio il 2011 con 22 miliardi di dollari di interscambio commerciale e la presenza di oltre 1200 imprese italiane (erano solo 300 pochi anni prima). In quel momento per l’Italia la Turchia era il principale mercato di sbocco nell’area del Mediterraneo. Ma, nonostante le successive crisi interne, gli scambi non sono certo crollati se è vero che l’anno scorso l’Italia rimaneva comunque il terzo partner commerciale della Turchia dopo Germania e Regno Unito e quest’anno il quinto dopo Russia, Cina, Germania e Stati Uniti con un valore complessivo di oltre 19 miliardi di dollari. «Sono dati – spiega Giampaolo Scarante, ambasciatore italiano in Turchia dal 2010 al 2015 e attuale presidente dell’Ateneo veneto di Venezia – che dimostrano la visione delle imprese italiane; anche dopo gli scontri di Gesi Park del 2013 e le proteste di piazza contro Erdogan nessuna delle imprese italiane decise di abbandonare il Paese; anche ora le preoccupazioni maggiori delle imprese non riguardano tanto la crisi siriana ma la grande instabilità dei cambi con le eccessive fluttuazioni della lira turca».

Le Pmi italiane vanno anche in Anatolia
Le imprese italiane hanno trovato ormai da decenni nella Turchia un luogo ideale per nuovi investimenti sfruttando tassi di crescita a due cifre, l’ottima qualità e il basso costo del lavoro e un buon livello di infrastrutture. Elementi che hanno incoraggiato l’arrivo di piccole e medie imprese anche nelle regioni del Nord dell’Anatolia. Del resto, i prodotti italiani, dall’abbigliamento alla gastronomia, sono da sempre molto apprezzati dai consumatori turchi con interi piani dei grandi centri commerciali dedicati a marchi italiani. Ma c’è una difficoltà di fondo da parte della politica europea, schiava di vecchie impostazioni, a capire bene cosa si sta muovendo veramente nella società turca.

Erdogan fa leva sulla domanda di sicurezza nel paese
«Erdogan – aggiunge l’ambasciatore Scarante – fa leva sul tema della sicurezza del Paese sapendo che la società su questo lo segue perché negli ultimi anni, a causa delle azioni terroristiche e dello scontro con i curdi sono morti ben 60 mila persone, sono tantissime le famiglie che contano vittime tra giovani militari di leva morti negli scontri con i curdi». L’Italia e soprattutto l’Europa hanno una scommessa da giocare. Lo ha ricordato oggi Di Maio in Parlamento. «Una pacificazione duratura in Siria – ha osservato il responsabile della Farnesina - non sarà possibile senza un processo inclusivo» e l’Italia «come Paese democratico» intende usare «ogni possibile strumento diplomatico» per fermare l’azione della Turchia.

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