Equity and debt investments in Italy Conference

«Italia, what’s next?». La missione del Tesoro a Londra per rassicurare la City

di Nicol Degli Innocenti

3' di lettura

LONDRA - «Non siamo preoccupati per le banche italiane e il problema dei non-performing loan (Npl) lo consideriamo risolto». Parole di Fabrizio Pagani, capo della segreteria tecnica del ministero dell'Economia e delle Finanze, pronunciate ieri mattina davanti agli investitori riuniti nel salone dell’ambasciata italiana a Londra, a Grosvenor Square. Raffaele Trombetta, ambasciatore in carica da poche settimane, ha aperto i lavori della «Equity and debt investments in Italy Conference», organizzata assieme allo studio Legance – Avvocati Associati, giunta alla sua quinta edizione. «Consegnate al passato le preoccupazioni sul sistema bancario, mercati e investitori vedono l'Italia come luogo di opportunità», ha detto l'ambasciatore.

Due anni fa a tenere banco era il lancio di Atlante, l’anno scorso il salvataggio di Mps. Quest'anno tra i 200 tra investitori, operatori, rappresentanti di private equity, hedge fund e banche d'affari la domanda era “what's next?”. Ovvero: cosa accadrà dopo le elezioni di domenica prossima? I mercati, per ora, sembrano vivere la vigilia compassati.

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Da ieri nella City sono in missione Pagani, il commissario Consob Carmine Di Noia, rappresentanti del Comune di Milano e dell'agenzia alle Entrate per ribadire non solo che i segnali di ripresa sono a prova di urne, ma anche che il Paese - a partire da Milano – continua ad attrarre capitali e persone in fuga da Brexit.

Ieri sera al London Stock Exchange è stata organizzata una cena con le principali banche d'affari, per oggi sono in agenda 20 incontri one-to-one. Ieri mattina, invece, in ambasciata si sono alternati alcuni tra i protagonisti del panorama finanziario italiano, dal ceo di Cdp Fabio Gallia a Mauro Micillo, capo del Cib di Intesa Sanpaolo, da Alfredo De Falco di UniCredit a Fabio Longo di Bain Capital, passando per Andrea Munari di Bnl e Fabio Galli di Assogestioni.

La domanda più frequente che ci viene rivolta è se le riforme saranno annullate, ha detto Pagani: «La risposta è un categorico “no”, perché alcune riforme passano sotto il radar, mentre altre sono ineliminabili». Per esempio quella delle popolari. O il jobs act, dopo il tentativo di referendum fallito. «Le riforme strutturali hanno posto le basi per una crescita strutturale. La ripresa è reale e concreta, basata su imprese e imprenditori: l'Italia è uscita dalla crisi potenziando i suoi punti di forza».

Certo per crescere c’è sempre più' bisogno di ossigeno. Cioè di capitali. E qui la finanza, con la disintermediazione progressiva del canale bancario come unico riferimento in termini di lending, è determinante.

«L’interesse del mercato per l'Italia resta elevato e la potenziale incertezza politica non sembra scoraggiare gli investitori - ha commentato Marco Gubitosi, managing partner dello studio Legance da Londra. - Piuttosto, il problema è canalizzare le risorse nel modo migliore con gli strumenti di volta in volta più appropriati». Dal private debt ai minibond, dalle Ipo al private equity, le alternative non mancano.

E poi rimane il tema, determinante e non privo di complessità, degli Npl. La direzione di marcia è quella giusta – nel 2017 c'è stata una riduzione del 10% degli Npl da 166 a 149 miliardi di euro, mentre la copertura è aumentata dal 48% al 51% - ma secondo molti operatori bisognerebbe procedere in modo più spedito.

«I tempi delle transazioni più grandi - ha detto Francesco Colasanti, managing director del Fortress Investment Group. – sono molto lunghi. Le procedure sono ancora lente e costose».

L'interesse degli investitori stranieri è indubbio ma adesso, come ha auspicato Filippo Troisi, senior partner Legance, «speriamo che ci sia un po' di stabilità politica».

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