Coop agricole

Italia Zuccheri, ecco come la filiera italiana bio è diventata leader in Europa

Partita nel 2019 con circa 1.300 ettari, nel 2021 ne ha già quasi il doppio

di Maria Teresa Manuelli

Si rafforza la filiera bio della barbabietola da zucchero

3' di lettura

È italiana la più grande filiera biologica dello zucchero in Europa. Dei quasi 30mila ettari di terreno coltivato da Coprob-Cooperativa produttori bieticoli, 2.300 sono infatti riservati alla produzione di barbabietola organic. Dal lavoro degli agricoltori, uniti dal 1962, nasce anche la prima produzione di zucchero biologico italiano a marchio Italia Zuccheri.

«Partendo dal terremoto subito dalla bieticoltura italiana conseguente alle politiche europee, abbiamo cercato una nostra via per sopravvivere e dare un’opportunità alle nostre 7mila aziende agricole associate», esordisce Claudio Gallerani, presidente di Coprob-Italia Zuccheri.

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Partita nel 2019 con circa 1.300 ettari, nel 2021 ne ha già quasi il doppio (circa 2.300) in sette regioni: Piemonte, Lombardia, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Veneto fino a Marche e Umbria. Mentre sono quasi 5mila gli ettari di bietole da filiera integrata. Ma l’obiettivo è arrivare al 100% di produzione bio e integrata entro cinque anni.

La coltivazione si avvale di robot “a zero emissioni” (perché dotati di pannelli solari per il funzionamento) per le operazioni di semina e pulitura delle piantine. Ma l’impegno di Coprob-Italia Zuccheri verso un’agricoltura più sostenibile viene perseguito attraverso diversi progetti.

«In particolare ce ne sono due sulla bietola bio nell’ambito dei Psr (programmi di sviluppo rurale) di Emilia Romagna e Veneto che hanno come benefici attesi la riduzione del 20% dell’acqua nella bietola bio – spiega Gallerani –. Questi progetti porteranno comunque un risparmio del 5% di acqua anche nel convenzionale, oltre che una riduzione dei prodotti rameici in egual proporzione».

In aggiunta c’è poi il progetto sulle bietole a semina autunnale (che coinvolge l’intera produzione) che sfrutta la stagione potenzialmente piovosa che non richiede irrigazione. Tra l’altro la coltivazione di barbabietola è già una delle più virtuose in termini di emissioni di gas serra – un ettaro di bietola assorbe anidride carbonica come un ettaro di bosco – ed è di importanza strategica nell’ambito della rotazione agricola, grazie alla sua capacità di rilasciare elementi nutritivi organici e minerali nel terreno. Una coltura “miglioratrice” in grado di arricchire i campi dopo la raccolta, aumentandone la resa produttiva, e “da rinnovo” per le lavorazioni e le fertilizzazioni di inizio ciclo rotazionale. Se introdotta nel processo di rotazione, riduce sensibilmente l’impatto ambientale dell’attività agricola.

«Siamo una filiera completamente tracciata e la stiamo digitalizzando dal campo alla tavola, facendo l’autocontrollo residuale su ogni coltura, su ogni appezzamento. Attorno alle coltivazioni, inoltre, abbiamo delle fasce di rispetto, in maniera che non ci sia contaminazione con altri prodotti di altre culture. Quello che stiamo sviluppando è un percorso importante che vogliamo far conoscere presso la grande distribuzione e tutti i canali del bio». Per mantenere fede a questo impegno Coprob-Italia Zuccheri ha deciso anche di non rinnovare la richiesta di deroga per l’utilizzo dei neonicotinoidi nella produzione di Nostrano, Nostrano Bio e Semolato 100% Italiano. «La scelta è motivata dal fatto che i fitofarmaci neonicotinoidi rappresentano una minaccia per la vita di molte specie di api, sia mellifere che selvatiche, classificati a seguito di numerosi studi come potenziale rischio per la biodiversità».

La cooperativa è stata anche tra le prime 300 aziende nel 2020 certificate Sqnpi, il sistema di certificazione su base volontaria che valorizza tutte quelle produzioni agricole vegetali che rispettano i disciplinari regionali di produzione integrata, esplicitati all’interno delle Linee Guida Nazionali. La produzione di zucchero bio della cooperativa a regime si attesta tra le 10-12mila tonnellate, su un totale di circa 250mila che oggi arriva a coprire il 15% del fabbisogno nazionale di un Paese dove ogni anno si consumano 1,7 milioni di tonnellate di zucchero.

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